La 56 enne sarebbe morta tra le 4 e le 5 del mattino. Per almeno un’ora e mezzo il corpo sarebbe rimasto in strada senza che nessuno lo segnalasse
Il corpo straziato è rimasto in strada oltre un’ora prima che qualcuno
se ne accorgesse. Su un piccolo cartone bagnato dall’umidità della notte
la scritta «Ho fame, ho bisogno di mangiare». Un ultimo, drammatico
appello di una pensionata di 56 anni, originaria dell’Aquila, travolta
ed uccisa all’alba di oggi alla periferia di Roma da un’auto pirata. Chi
era alla guida ha tirato dritto, è scappato senza preoccuparsi di quel
corpo rimasto inerme a terra, massacrato dal violento impatto. Solo nel
primo pomeriggio ha deciso di costituirsi alla polizia, mentre i vigili
urbani cominciavano a stringere il cerchio sull’uomo, un operaio
italiano denunciato per omissione di soccorso ed omicidio colposo.
Sono da poco passate le 6 quando un autista dell’Atac in
servizio nella zona di Vigne Nuove, al Salario, si accorge del corpo
della donna steso sull’asfalto. Sul cadavere sono evidenti i segni dello
scontro, avvenuto probabilmente ad alta velocità, tanto che i vigili
urbani intervenuti sul posto hanno ritrovato una gamba all’interno del
giardino di un istituto scolastico.
Il medico legale ha accertato che la donna sarebbe morta tra
le 4 e le 5 del mattino, almeno un’ora prima della segnalazione
dell’autista. Il corpo è rimasto sull’asfalto, complice anche
l’oscurità. Questa mattina era coperto da un lenzuolo bianco, accanto ai
cassonetti dell’immondizia, con gli oggetti personali volati lontano
insieme ai frammenti dell’auto pirata.
Proprio da quel che restava di un fanale gli agenti della
municipale sono riusciti immediatamente a risalire al tipo di auto.
L’analisi delle immagini delle telecamere della zona e il racconto di
alcuni testimoni hanno poi contribuito alle indagini, che hanno subito
la svolta decisiva con l’ammissione dell’uomo, costituitosi nel primo
pomeriggio in un commissariato di polizia della Capitale.
La pensionata, con qualche problema mentale, era piuttosto
conosciuta nel quartiere, dove ogni giorno girovagava in cerca di
qualche spicciolo. Portava con sé sempre un cartoncino per chiedere
l’elemosina. Di tanto in tanto si appoggiava a casa della sorella,
sempre nel quartiere a nord di Roma. «Sono sotto shock - racconta la
familiare con un nodo in gola -, non posso credere a quello che è
successo».
FONTE: lastampa.it
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