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giovedì 12 novembre 2015

Blitz anti-terrorismo dei carabinieri: diciassette arresti tra l’Italia e l’Europa

L’operazione all’alba condotta in collaborazione con altre forze di polizia europee. In Norvegia fermata una figura del mondo islamico locale: «Progettava attentati in Italia»

Un maxi-blitz antiterrorismo dei carabinieri del Ros, in collaborazione con altre forze di polizia europee ed Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea: 17 le ordinanze di custodia cautelare in corso di esecuzione dalle prime ore dell’alba. Nessuno degli arrestati, secondo quanto si apprende, sarebbe italiano. 

Il reato ipotizzato è quello di associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transanzionalità del reato. L’operazione è scattata simultaneamente in diversi Paesi europei, con il coordinamento di Eurojust.  

I particolari dell’operazione - denominata «JWeb» - saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 presso gli uffici della procura nazionale antimafia e antiterrorismo, alla presenza del procuratore nazionale, del procuratore della Repubblica di Roma e del comandante del Ros. 

Intanto, è stato fermato in Norvegia, nel corso di un raid notturno, una controversa e nota figura del mondo islamico locale, Mulla Krekar, sospettato di star pianificando un attentato terroristico in Italia. A riferirlo i media locali. Insieme a lui, qualche ora più tardi il suo arresto, nel corso di due altre perquisizioni della polizia, sono state fermate due altre persone, la cui identità non è nota. 

FONTE: lastampa.it

sabato 4 aprile 2015

Allerta jihad, in Italia già 30 espulsi

L’ultimo caso a Imola, rimpatriato un marocchino di 41 anni: era vicino ad ambienti integralisti

Già coinvolto in passato in inchieste riguardanti l’estremismo di matrice islamica, faceva parte della rete di un terrorista condannato in Italia, espulso dal nostro paese e rimpatriato in Tunisia: Khalid Smina, un marocchino di 41 anni che viveva ad Imola con moglie, figli e regolare permesso di soggiorno, è stato rimpatriato questa mattina con un provvedimento di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. 

Si tratta del 30esimo soggetto espulso dal dicembre scorso per motivi legati alla sicurezza dello Stato grazie, ha detto il ministro, «al lavoro capillare» delle forze di polizia impegnate sul fronte dell’antiterrorismo. È stato lo stesso titolare del Viminale a render nota l’espulsione. L’uomo, infatti, «aveva aderito ad una pratica integralista della religione, con una vocazione al terrorismo». 

Prima di essere allontanato dall’Italia, Smina, che frequentava la Casa della cultura islamica di Imola pur non facendo parte del direttivo, è stato monitorato per diverso tempo dagli uomini della Digos e dell’Antiterrorismo, che hanno tenuto sotto controllo i suoi contatti e le sue frequentazioni, sia all’interno che all’esterno della comunità islamica. E Shina, secondo quanto si apprende, era molto attivo anche in rete, dove frequentava siti e chat di ispirazione jihadista. Ma il suo nome non era sconosciuto agli investigatori tanto che sia nel 2009 sia nel 2011 fu oggetto di indagini, sempre legate all’integralismo ed al terrorismo assieme ad altri suoi compagni. 

Ed infatti l’elemento che più ha pesato sulla decisione di espellerlo dall’Italia per motivi di sicurezza, sarebbe stato proprio il suo legame con una vecchia conoscenza delle autorità italiane: Jarraya Khalil, un tunisino condannato nel nostro paese per associazione a delinquere con finalità di terrorismo nel 2008 e successivamente espulso. 

Oggi 46enne, Jarraya viveva a Faenza con la moglie ed i figli. Lo chiamavano «il colonnello» perché aveva combattuto con i mujaheddin bosniaci durante la guerra nell’ex Jugoslavia. Jarraya fu arrestato una prima volta nel 1999 dal Ros a Sarajevo, dove il suo ruolo era quello di fornire supporto logistico ai fondamentalisti islamici diretti in Iraq e Afghanistan. Secondo le indagini era in contatto con diverse cellule in Gran Bretagna, Spagna, Germania, Francia, Belgio. Un nuovo mandato di cattura lo raggiunge nel 2008, quando venne arrestato perché considerato a capo di una cellula operante in Emilia, che aspirava al martirio nei teatri di guerra. «Avevano creato - scrisse il gip nell’ordinanza d’arresto - una rete di addestramento al suicidio che avrebbe dovuto tradursi in atti di violenza e sabotaggio contro strutture e persone, civili e militari occidentali presenti in Iraq e Afghanistan». Dopo la condanna in appello a 7 anni e due mesi, Jarraya è stato espulso dall’Italia ed è tornato in Tunisia. Dove, secondo alcune fonti, avrebbe ripreso il suo ruolo di `appoggio´ agli estremisti tanto che nei giorni dell’attentato al museo del Bardo sono circolate voci, non confermate ufficialmente, di un suo ruolo. 

«Questa vicenda avrà per noi un impatto molto negativo», ha commentato il vicepresidente dalla Casa della cultura islamica di Imola, Tajiri Abdelghani, annunciando che chiederà «di avere nel giro di pochissimi giorni un incontro con il prefetto di Bologna: noi stessi cerchiamo la massima chiarezza, poiché ci consideriamo una componente vitale di questo Paese».

FONTE: lastampa.it

sabato 21 marzo 2015

Libia, bombe sull’aeroporto di Tripoli

(foto d’archivio)

La notizia riportata da AL Jaazera: le forze aeree libiche hanno colpito l’aeroporto Mitiga. Leon (Onu): «Operazioni militari minacciano i colloqui» 

Un aereo dell’aviazione libica sta bombardando una postazione «nel perimetro dell’aeroporto di Tripoli»: lo riferisce Al Jazeera. Dal canto loro fonti militari parlano di «raid su Tripoli contro postazioni di Fajr Libya», la coalizione di milizie filo-islamiche al potere nella capitale. Il capo di Stato maggiore dell’Esercito nazionale libico, Abdel Razek Al-Nazouri, ha annunciato che «la liberazione della capitale avrà luogo nelle prossime ore».

Leon: «Operazioni militari minacciano i colloqui»
Venerdì l’inviato speciale dell’Onu per la Libia Bernardino Leon, aveva puntato il dito contro l’operazione militare lanciata dal governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, per «liberare» Tripoli, finita nelle mani delle milizie islamiste. Le operazioni militari sul terreno sono «inaccettabili» e costituiscono una «seria minaccia» per i negoziati di riconciliazione tra Tobruk e il governo di Tripoli (non riconosciuto dalla comunità internazionale) in corso in Marocco, ha avvertito l’inviato speciale. «Le Nazioni Unite chiedono ad entrambe le parti politiche e agli attori militari di interrompere queste attività».
 
FONTE: corriere.it