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giovedì 21 luglio 2016

Pensioni, quattordicesima allargata Il bonus ad altri 2 milioni di persone

L’ipotesi del governo è alzare da 10 a 13 mila euro lordi l’anno il reddito massimo per avere diritto al beneficio. Ritocco in arrivo anche per la no tax area, da allineare a quella dei lavoratori dipendenti. Gl interventi saranno inseriti nella prossima Legge di Bilancio

Estendere la quattordicesima — l’assegno extra fino a 500 euro che viene pagato proprio a luglio — ad altri due milioni di pensionati a basso reddito. A livello tecnico gli incontri tra governo e sindacati sono ancora in corso ma sembra questo l’orientamento di Palazzo Chigi per il pacchetto da inserire nella prossima Legge di Bilancio. La quattordicesima esiste già. La incassano poco più di due milioni di persone: quelle con almeno 64 anni d’età e un reddito inferiore ai 10 mila euro lordi l’anno, per la precisione 9.786 euro e 86 centesimi. L’idea del governo è proprio di alzare l’asticella massima del reddito, portandola a 13 mila euro lordi l’anno. In questo modo, dall’anno prossimo, la quattordicesima sarebbe incassata da altri due milioni di pensionati. Il costo dell’operazione viene stimato in circa 800 milioni di euro l’anno. Un impegno considerato sostenibile anche se tutto dipende non solo dal resto delle misure sulle pensioni ma dall’intero mosaico della Legge di Bilancio da presentare dopo l’estate.

Il piano B

Ma c’è anche un piano B, meno costoso: aumentare non il numero delle persone che prendono la quattordicesima ma l’importo dell’assegno. Il calcolo è complesso perché la cifra precisa della quattordicesima dipende anche da quanti anni di contributi si hanno alle spalle. Ma con un aumento del 50%, che porterebbe le quattordicesime più ricche da 500 a 750 euro, sarebbe necessaria una copertura di circa 600 milioni di euro. L’ipotesi più probabile, però, è la prima. Per un motivo di politica economica: perché dare un assegno in più a chi prima non lo prendeva ha, rispetto a un semplice aumento dei trattamenti già in essere, maggiori probabilità di avere un effetto positivo sui consumi. Ma anche per un motivo di politica in senso stretto: ci sarebbero due milioni di beneficiari che si accorgerebbero di avere un’entrata in più e non un semplice ritocco. La controindicazione è che l’intervento sarebbe rivolto sì ai pensionati a basso reddito, ma a quelli un po’ «meno poveri» degli altri.

La no tax area

Anche per questo la quattordicesima allargata dovrebbe essere accompagnata da un altra misura sui pensionati, tagliata sulle fasce più deboli. E cioè l’innalzamento a 8.124 euro lordi l’anno della no tax area, la soglia al di sotto della quale non si pagano le tasse. Oggi il limite è di 7.750 euro per i pensionati al di sotto dei 75 anni e di 8 mila euro per gli over 75. Passando a 8.124 euro, arriverebbe allo stesso livello già previsto adesso per i lavoratori dipendenti. La misura ha il vantaggio di avere un costo abbastanza contenuto, intorno ai 260 milioni di euro l’anno. L’aumento della soglia, inoltre, farebbe salire l’assegno non solo di chi ha un reddito al di sotto degli 8.124 euro ma anche di chi prende di più: secondo le regole attuali l’esenzione totale riguarda la prima «parte» del reddito per tutti i contribuenti che arrivano fino a 55 mila euro lordi l’anno.

FONTE: corriere.it

domenica 10 luglio 2016

La generazione rebus dei giovani «Né né»

Giovani «né-né» che hanno abbandonato la scuola per darsi allo judo

Quelli che per le statistiche non lavorano e non studiano. Dalle Onlus alle ripetizioni ecco in che cosa sono impegnati



Ma cosa fanno veramente i Neet? Sono davvero solo dei forzati del divano oppure anche tra di loro passa una linea di ulteriore disuguaglianza? Una divisione che separa gli «esogeni», quelli che sono impegnati ogni giorno in un duro corpo a corpo con un mercato del lavoro che non vuole includerli, dagli «endogeni», gli scoraggiati che si sentono drammaticamente inadeguati e sono portati ad arretrare davanti a qualsiasi sfida? L'Italia ha il triste primato europeo dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in un corso di formazione. Parte di loro - un milione su 2,3 totali - compare alla voce «disoccupati» ed è disponibile dunque a iniziare un lavoro nelle successive due settimane. Sono 700 mila - sempre secondo le classificazioni statistiche - «le forze di lavoro potenziali», le persone che nelle ultime 4 settimane non hanno cercato lavoro ma sono mobilitabili a breve, infine ci sono gli «inattivi totali» che raggiungono quota 600 mila. Dietro questi ultimi c’è quasi sempre un percorso accidentato di studi con bocciature e interruzioni, un basso livello di autostima e una forte dipendenza dal contesto familiare di provenienza. Ma per calibrare gli interventi e non limitarsi a invocare misure miracolose è forse necessario capire da dentro il fenomeno Neet (in Italia «né né»), monitorare i loro comportamenti, le piccole mosse che maturano nel quotidiano, sapere come e dove passano la giornata. Il programma di Garanzia Giovani avrebbe dovuto servire anche a questo ma purtroppo non è stato così. Eppure una strategia d’attacco bisognerà darsela in tempi brevi perché non possiamo permetterci di bruciare quasi un’intera generazione. Un giorno qualcuno, legittimamente, ci chiederà dove eravamo quando il Paese della Bellezza dilapidava una quantità così rilevante di capitale umano.

Cosa fanno

In aiuto alla nostra ricognizione viene una delle poche ricerche («Ghost») su cosa fanno i Neet condotta nel 2015 da WeWorld, una Onlus impegnata nel secondo welfare. L’indagine è articolata su più campioni, integrata da interviste individuali a giovani tra i 15 e i 29 anni e ci conferma il peso delle condizioni di disuguaglianza a monte che determinano la caduta in una trappola. In più ci aiuta a focalizzare una porzione interessante dei Neet, i volontari. È chiaro che la scelta di fare volontariato (condivisa in Italia da un milione di coetanei, maschi e femmine alla pari) nasce come opzione di ripiego ma è pur sempre una scelta sorretta da un robusta rete valoriale e dall’incoraggiamento dei genitori che condividono/supportano. È un antidoto al sentirsi Neet e identifica una tribù di giovani che come dicono loro stessi «non si lascia andare» (vedi intervista 1). Anzi ha persino maturato un atteggiamento critico nei confronti degli altri giovani a cui rimprovera un atteggiamento passivo, «una mancanza di progettualità».

FONTE: Dario Di Vico (corriere.it)

domenica 1 maggio 2016

Bimba violentata e uccisa a Caivano, il pm: "Così abbiamo fatto parlare i piccoli"

"Se non si interviene in maniera decisa nella bonifica delle periferie, in quelle di Napoli ma anche in quelle dell’area casertana, si rischia di assistere ad altre tragedie come quelli del Parco Verde di Caivano. Quello non è un fatto isolato, ma è il segnale di un degrado diffuso. Dobbiamo farcene tutti carico, altrimenti la sconfitta è inevitabile". A parlare è Francesco Greco, procuratore di Napoli Nord, l’ufficio competente su un territorio che va da alcuni grandi centri della provincia di Napoli a paesi del Casertano in cui la camorra è radicata, come Casal di Principe, Casapesenna o Villa Literno. In carriera dal ’77, Greco è stato procuratore vicario a Napoli. Ha fatto parte della Direzione distrettuale antimafia, poi è stato uno dei magistrati di punta nelle più delicate inchieste di Mani pulite in Campania.
Nella vicenda di Fortuna, quello che colpisce di più è la diffusa omertà per quasi due anni.
«Un’omertosa indifferenza unita a una criminale connivenza».
Procuratore, non sembra sorpreso.
«Il contesto è quello di un’area a forte presenza camorristica dove l’omertà è la regola».
FONTE: quotidiano.net

venerdì 22 aprile 2016

Prince, il genio e la follia del maestro funky


SÌ, A VOLTE nevica in aprile. “Sometimes it snows in april”, cantava alla fine dell’album “Parade”, 1986. Cantava in una dolce ballata che «a volte nevica, in aprile, a volte mi sento così male. A volte vorrei che la vita non finisse mai: tutte le cose buone, dicono, non durano». È durata 57 anni la vita di Prince. La notizia della sua morte, annunciata da Tmz (come già successe con lo scoop della improvvisa scomparsa dell’altro genio black anni Ottanta, Michael Jackson), e ancora avvolta nel giallo, è arrivata ieri sera verso le 19 ora italiana.

ERA NATO a Minneapolis il 7 giugno 1958 ed è morto lì, Roger Nelson in arte Prince, oltre 40 album in carriera, nella sua città, nei suoi studi musicali - la dimora e il suo regno, una struttura di rettangoloni bianchi, Paisley Park. Nel ’96 Paisley Park fu teatro della presentazione internazionale di un suo triplo cd, “Emancipation”, il primo targato Emi dopo gli anni di “schiavitù” - così la soffriva lui, tanto dall’esibirsi con la scritta “slave” in faccia - sotto un’altra multinazionale discografica, la Warner Bros. Il ’96 fu l’anno in cui la compagna di allora, la moglie Mayte Garcia, dette alla luce il suo primo figlio; i giorni di quel lancio superstar erano gli stessi in cui il piccolo nasceva e in cui i genitori venivano a sapere che il cervello del neonato era quadrilobato (rarissima sindrome di Pfeiffer), che il bambino era gravissimo, e infatti il bambino morì di lì a poco. Prince incontrò lo stesso i giornalisti e, vestito di seta bianca, suonò lo stesso uno dei suoi concerti stratosferici, perché Prince dal vivo è sempre stato un’altra dimensione, uno degli spettacoli più eccezionali della storia del rock. Se con i dischi (e coi film fra il trash e il sublime cui erano legati) all’inizio degli anni Ottanta aveva fatto gridare al miracolo funky rock, dal vivo Prince era persino di più: piccolo piccolo sui tacchi alti, magrissimo, era un ballerino prodigioso, era l’erede diretto di James Brown, ma più bello. Un Marvin Gaye più maturo. Uno che Miles Davis paragonava a Duke Ellington. Con la differenza che Prince cantava tutti i suoi successi e schitarrava pure alla Hendrixcome un demonio, cantava insieme come un angelo del falsetto e come un mago tentatore, suonando piano e tastiere. Mimando l’amore con la chitarra e contemporaneamente con tutto il pubblico: Love, Sexy. E questo sempre: se la carriera discografica è andata avanti fra alti e bassi, scelte audaci ma premature (come quella di affrancarsi dalla discografia ufficiale per buttarsi su internet quando ancora la rete era agli albori commerciali), opere che spesso negli anni hanno sofferto d’ipertrofia, modello Orson Welles e genialità barocche quanto perennemente incompiute, la carriera concertistica ha sempre mantenuto standard stellari.

IN ITALIA arrivò la prima volta col tour di “Sign o’ the Times”, a Milano. Il concerto perfetto. 1987, quattro date a giugno all’allora Palatrussardi. Il pubblico era invitato a prender parte allo show con abiti neri e arancioni; sul palco, alla batteria Sheila E, a ballare Cat. Da quel palco esplosero una ventina di canzoni, una dietro l’altra, un tripudio d’improvvisazioni funk e jazz, semi-infinite code orgasmatiche di note tirate allo spasimo. Tanto il compagno di trionfi anni ’80 Michael Jackson era perfezione pop, tanto lui era storia e futuro profondamente - selvaggiamente - black. Nel finale si inanellavano “When the doves cry” (quando le colombe piangono), “Purple Rain” (pioggia porpora), “Kiss” ma era sul crescendo di “The Cross” che s’infiammava l’apocalisse psichedelica.

DA FINE ANNI Novanta, nessuno lo diceva ma in molti lo pensavano, sembrava fuori di testa: tutti i nomi che si dava e si toglieva (Tafkap, The Artist, The Symbol), poi soprattutto quel suo essere artefice e vittima della sua personale guerra all’industria musicale - di album nella carriera ne ha venduti 80 milioni -, e la conversione al credo dei testimoni di Geova, e i pettegolezzi più strani sulla sua vita privata, segnata comunque costantemente da tantissimi flirt (Vanity, Apollonia, la seconda moglie italo canadese Manuela Testotini da cui ha divorziato due anni fa, Kim Basinger). In realtà quando lo ritrovavi in concerto era sempre lui, sempre l’inarrivabile festa, quella che solo Prince sapeva celebrare con sapienza, istrionismo, romanticismo, energia. E proprio a fronte di tutta quell’energia che spendeva per noi, fa impressione pensare che se n’è già andato, così. In un giorno d’aprile in cui, all’improvviso, è nevicato sul cuore del rock.

FONTE: Chiara Di Clemente (quotidiano.net)

domenica 17 aprile 2016

Refendum trivelle, si vota: incognita quorum, alle 12 affluenza sopra all'8,30%

Refendum trivelle, si vota: incognita quorum, alle 12 affluenza sopra all'8,30%
Si vota fino alle 23, alle urne 51 milioni di elettori. L'esito sarà indicativo della possibilità o meno di raggiungere la metà più uno degli aventi diritto. Altrimenti il voto non sarà valido

SEGGI APERTI dalle 7 per il referendum sulla durata delle concessioni per i giacimenti di petrolio e gas, il cosiddetto 'referendum trivellazioni'. Si vota fino alle 23 con l'incognita quorum: se non va alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto la consultazione non è valida. E il fronte dei contrari - più che invitare a votare No - punta proprio sull'astensione per far fallire il referendum. Alle 12 il primo dato sull'affluenza che si attesta all'8,30%.

Tutto si gioca su un numero: 25.393.171. Sono gli elettori che dovranno andare a votare perché il referendum sia valido. Un obiettivo che è raggiuntosempre più raramente: siamo lontani da quell'87% del referendum del divorzio del 1974. Dal 1997 (con l'eccezione del 2011, per il voto sull'acqua pubblica) il quorum non è stato più raggiunto. Sarà difficile confrontare il dato con le precedenti consultazioni, visto che per la prima volta dagli anni '90 si torna a votare solo la domenica. Come indicazione però vale la pena di prendere gli ultimi due referendum, nel giugno 2011 (quorum raggiunto) e nel giugno 2009 (quorum non raggiunto). Si votava domenica fino alle 22 e lunedì fino alle 15. Nel 2011, alle 12 di domenica, aveva votato l'11,6% degli aventi diritto: il quorum fu raggiunto di poco, con il 54% dell'affluenza. Nel 2009, alla stessa ora, l'affluenza era del 4%.

Su cosa e come si vota. Gli elettori sono chiamati in sostanza a dire se vogliono che "quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?". Si tratta di un referendum abrogativo: in caso di vittoria del Sì (ovvero Sì alla cancellazione di una parte della legge che le proroga "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale") le concessioni per gli impianti di estrazione di gas e petrolio entro dodici miglia dalla costa non verranno rinnovate. In caso di vittoria del No o di non raggiungimento del quorum la norma rimarrà in vigore così com'è, ovvero l'attività di estrazione potrà continuare fino all'esaurimento del giacimento.

Per votare, l'elettore deve semplicemente barrare la casella con il Sì o quella con il No.

Se il quorum dovesse essere raggiunto di poco (molti dei contrari in questo caso si sarebbero astenuti), è assai probabile che vincano abbondamente i Sì.

FONTE: repubblica.it

sabato 26 marzo 2016

Canone Rai 2016: ecco come si ottiene l’esenzione

Chi non ha una tv e gli anziani con reddito sotto 8mila euro non pagano. Ma bisogna seguire la procedura passo passo. Il rischio multa è sempre in agguato

Da quest’anno, come ormai tutti sanno, la quota annuale del canone Rai sarà addebitata nella bolletta elettrica (100 euro). Soltanto per quest’anno si pagherà una prima maxi-rata di 60 euro, tutta sulla bolletta di luglio. Poi, dall’anno prossimo, si pagheranno 10 euro al mese, da gennaio a ottobre (dal momento che le bollette sono quasi tutte bimestrali, vuol dire 20 euro a bolletta). 

Chi non paga  
E’ esente dal pagamento del canone Rai chi non ha in casa un apparecchio Tv. Inoltre è esente chi ha un reddito familiare di massimo 8.000 euro lordi e ha più di 75 anni (per informazioni è possibile chiamare il numero verde gratuito 800.93.83.62). Non pagano neanche le seconde case, né gli studenti o lavoratori fuori sede che però hanno ancora la residenza presso i propri genitori o nel nucleo familiare principale. Il canone segue la residenza. 

Come si fa a non pagare  
L’esenzione non è automatica. Occorre comunicarla all’Agenzie delle Entrate (dal 4 aprile in poi). Su questo punto sono appena uscite le indicazioni tecniche ufficiali sul come fare: sui siti dell’Agenzia delle Entrate e della Rai, è disponibile il modello con cui i titolari di un contratto di fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale possono certificare di non possedere un apparecchio televisivo. 

Per chi non usa internet  
Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, è prevista la presentazione del modello, insieme a un valido documento di riconoscimento, tramite servizio postale in plico raccomandato senza busta all’indirizzo: Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T. - Sportello abbonamenti tv - Casella Postale 22 - 10121 Torino. E’ anche possibile rivolgersi al Caf. 

Tra moglie e marito  
Il modello di autocertificazione potrà essere utilizzato anche da chi intende segnalare che il canone per il nucleo familiare è già intestato a un soggetto diverso dall’intestatario della bolletta elettrica. È il caso molto frequente della famiglia in cui uno dei coniugi ha sempre pagato il canone mentre all’altro è intestata la bolletta. 

Attenzione alle scadenze  
Entro il 30 aprile 2016 va presentata l’autocertificazione per chi utilizzerà la vecchia posta, tramite raccomandata. Chi invece userà la via telematica deve effettuare la comunicazione entro il 10 maggio 2016. L’autocertificazione ha validità di un anno e dovrà essere ripresentata ogni anno. 

FONTE: Sandra Riccio (lastampa.it)

venerdì 5 febbraio 2016

Papa Francesco, storico incontro con il patriarca di Mosca previsto a Cuba



Il Papa e il patriarca di Mosca Kyrill si incontreranno a Cuba il 12 febbraio, quando il Papa farà una tappa prima del viaggio in Messico. Lo annunciano congiuntamente Sante Sede e Patriarcato di Mosca, definendolo «storico incontro». I due si incontreranno all'aeroporto di Cuba e rilasceranno anche una dichiarazione comune.

L'incontro è stato «preparato da lungo tempo». Lo afferma il comunicato congiunto Santa Sede-Patriarcato di Mosca, letto da padre Federico Lombardi in sala stampa vaticana. «Sono lieto - ha detto il portavoce - di poter leggere un importante comunicato, lo leggerò in quattro lingue, e ho aspettato le 12.10 perchè è congiunto con il patriarcato di Mosca».

Il patriarca di Mosca Kyrill voleva incontrare il pontefice fuori dall'Europa perché «proprio all'Europa è legata la dura storia delle divisioni e dei conflitti tra i cristiani», ha detto il metropolita Ilarion, capo del dipartimento per le relazioni esterne della chiesa ortodossa russa.

FONTE: ilmessaggero.it

lunedì 1 febbraio 2016

Roma, sbandieratori, musici e carri allegorici: torna il Carnevale Romano


Un brindisi gioioso per dare il benvenuto al grande appuntamento della Capitale con l'allegria del Carnevale Romano, giunto quest'anno all'VIII edizione. L’attesissimo evento, dal titolo "Il futuro di una festa antica", vedrà scendere nelle strade sbandieratori, musici, butteri e cavalieri e, come da tradizione, culminerà con due prestigiose protagoniste: la sfilata equestre e quella dei carri allegorici.

La manifestazione, in città a partire da oggi e fino al 9 febbraio, vedrà alternarsi mostre, convegni, lectio magistralis, concerti e spettacoli sulle piazze, un fitto calendario di eventi presentato negli spazi della Biblioteca Angelica di Roma dagli organizzatori Federico Mollicone, coordinatore del Comitato Carnevale Romano, Marco Lepre, presidente dell'Associazione Carnevale Romano, Francesca Barbi Marinetti, imprenditrice culturale e responsabile di D.d’Arte, Leonardo Petrillo, direttore artistico del Carnevale Romano, il professor Michele Rak, saggista ed esperto di Barocco, e Giovanni Battista Tomassini, giornalista e scrittore, grande conoscitore di arte equestre.

Nel pomeriggio di sabato 6 febbraio, a partire dalle 14, piazza Navona sarà animata dagli Sbandieratori e Musici di Velletri, dai Tamburini del Palio del Velluto di Leonessa e dal Gruppo Musici di Torre Orsina, in attesa che alle 15 prenda avvio l’evento più prestigioso dell’antico e del rinato Carnevale Romano: la sfilata equestre, coordinata da Alessandro Salari, quest’anno tornerà ad animare piazza Navona, luogo storico dei grandi show carnascialeschi sin dal Medioevo. Come da tradizione, al corteo prenderanno parte cavalieri e dame in costume, artisti equestri e le rappresentanze buttere del Lazio, ma anche i corpi militari che hanno dato lustro alla storia della cavalleria italiana, come la fanfara a cavallo dell'ottavo Reggimento Lancieri di Montebello e la polizia di stato a cavallo.

Seguirà l’animazione di piazza con l’esibizione dei gruppi di rievocazione storica dedicata all’antica Roma, così come avveniva nei cortei rinascimentali. Al termine, verranno distribuite gratuitamente dal Gruppo IX Invicta le fontane falistranti, a rievocare la Festa dei moccoletti, che tradizionalmente celebrava la chiusura del Carnevale la sera del martedì grasso. Domenica 7 febbraio alle 10 invece verrà ospitato il XXXIV Carnevale romano delle sette contrade di S. Atanasio, con la sfilata dei carri allegorici da piazza Venezia lungo via dei Fori Imperiali. Alle 11, al Museo di Roma – Palazzo Braschi, nell’ambito dell’esposizione “Il Carnevale Romano nella collezione del Museo di Roma Palazzo Braschi”, il saggista e accademico Michele Rak, tra i massimi esperti del Barocco, terrà una lectio su “La Giostra dei Caroselli nel Cortile di Palazzo Barberini in onore di Cristina Di Svezia” (autori Filippo Gagliardi, 1606 -1659, e Filippo Lauri 1623-1694).

Un importante dipinto che raffigura lo storico festeggiamento realizzato in onore dell’arrivo a Roma della sovrana svedese il 28 febbraio 1656 nel corso del Carnevale romano. Sempre domenica 7 febbraio alle 18,30 al Museo di Roma – Palazzo Braschi, durante l’evento "Parole e musiche per il Carnevale Romano", l’attore Leonardo Petrillo interpreterà alcune letture tratte dall'opera "Il Conte di Montecristo" di Alexandre Dumas, mentre i musicisti dell’Orchestra Archi dell’Accademia Nova si esibiranno nel concerto per due violini e archi di Johann Sebastian Bach e Arie di Corte di Ottorino Respighi. Gran chiusura martedì 9 febbraio con l’Aperitif Gras al Margutta Vegetarian Food & Art e la mostra fotografica a cura di Robbi Huner e Barbara Roppo allestita presso gli spazi dello storico locale capitolino, visitabile dal primo al 9 febbraio prossimi.

Stamane alla Biblioteca Angelica gli organizzatori hanno spiegato che «l’attuale stato di commissariamento della città, con la mancanza di un bando e di finanziamenti per l'evento, non ci ha fermato. Abbiamo voluto realizzare l'VIII edizione come puro atto d’amore e di volontariato culturale in omaggio alla storia, alle tradizioni e ai bimbi di Roma, al fine di non interrompere questa ritrovata tradizione comunitaria della città». Dopo i saluti istituzionali di Fiammetta Terlizzi, direttrice della Biblioteca Angelica, e di Tatiana Campioni, assessore ai Lavori Pubblici del Primo municipio di Roma Capitale, la mattinata è continuata con una serie di suggestioni, musiche, immagini e testi legati alla straordinaria storia del grande evento che sin dal Medioevo caratterizzò la vita e la cultura della città di Roma.


Un incontro dedicato al Carnevale Romano, presentato da Daniele Coscarella, che ha visto la partecipazione di accademici e intellettuali, oltre agli immancabili protagonisti delle edizioni passate, tra cui la celebre attrice Maria Rosaria Omaggio, mirabile interprete lo scorso anno di Cristina di Svezia. Negli spazi della biblioteca inoltre, è stato possibile visitare la mostra multimediale a cura di Robbi Huner e Barbara Roppo con le immagini più significative dei diversi appuntamenti con la kermesse capitolina. Gran finale alla Biblioteca Angelica affidato alla lettura, dalla balconata centrale, di alcuni stralci tratti dal testo teatrale "Cristina di Svezia Regina a Roma", interpretati magistralmente dalla Omaggio, che lo scorso anno vestì i panni della sovrana per rievocare i fasti del suo arrivo a Roma. L’VIII edizione del Carnevale Romano, "Il futuro di una festa antica", è promossa dal Comitato Carnevale Romano, di cui fanno parte l’Associazione Culturale Carnevale Romano, D.d’Arte e Federalberghi Roma, con il coordinamento organizzativo di Marco Lepre. La direzione artistica della manifestazione, realizzata in collaborazione con Municipio Roma I, con l’adesione del Comune di Leonessa e della Pro Loco Roma, è affidata a Leonardo Petrillo, mentre l’organizzazione generale è a cura di Francesca Barbi Marinetti. 

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 28 gennaio 2016

La Svezia espellerà 80 mila profughi arrivati nel 2015. L'Olanda: treni per rimandare in Turchia i migranti da Grecia

La Svezia espellerà 80 mila profughi arrivati nel 2015. L'Olanda: treni per rimandare in Turchia i migranti da Grecia

Il ministro dell'Interno: "Respinta la loro richiesta d'asilo". Saranno rimpatriati con voli charter appositamente noleggiati. "Un'operazione che durerà a lungo nel tempo, ci vorranno forse anni". Lo scorso anno sono giunti in territorio svedese circa 163 mila migranti. Londra: "Accoglieremo bimbi siriani solo in casi eccezionali concordati dall'Unhcr"

La Svezia intende espellere fino a 80.000 richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta. L'annuncio è stato dato dal ministro degli Interni Anders Ygeman citato dalla Bbc. Si tratta di migranti arrivati sul territorio svedese nel 2015. "Stiamo parlando di circa 60.000 persone, ma possono arrivare fino a 80.000", ha specificato il ministro delle Finanze Dagens alla televisione pubblica SVT, aggiungendo che il governo ha chiesto alla polizia e all'Ufficio della migrazione di avviare le operazioni per il rimpatrio. In tempi normali, vengono effettuati su voli commerciali, ma visti i numeri citati, "dovremo usare più aerei charter appositamente noleggiati e ci vorranno diversi anni" ha aggiunto Ygeman.

Circa 163.000 migranti e rifugiati hanno chiesto asilo in Svezia nel 2015 - ricorda la Bbc -, il numero più alto pro capite in Europa: dei circa 58.800 casi trattati l'anno scorso, il 55% delle richieste sono state accettate.

La Svezia a inizio settimana è diventata l'ultimo di una serie di paesi europei che hanno registrato tensioni sul fronte di episodi di violenza legati ai migranti:un richiedente asilo di 15 anni è stato arrestato vicino Gothenburg dopo aver ucciso a coltellate la dipendente di centro di asilo.

Londra: accogliamo solo singoli casi eccezionali - Sull'emergenza migranti anche la Gran Bretagna si prepara a una stretta. Londra, ha annunciato il ministro degli Interni alla Bbc, intende accogliere bambini non accompagnati dalla Siria e da altre zone di conflitto, ma non quelli già fuggiti in Europa. Il ministero spiega che lavorerà con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per identificare "casi eccezionali" di bambini in Siria e nei paesi vicini che necessitino di asilo. Viene quindi confermata la linea dura sul dossier immigrazione tenuta finora dal governo conservatore di David Cameron e vengono smentite le indiscrezioni di stampa secondo le quali, su pressione di varie ong e associazioni umanitarie britanniche, il premier avrebbe pensato a un piano ad hoc per aprire le porte a "3.000 bambini non accompagnati" già sbarcati in altri paesi europei.

Il piano olandese - fronte dei respingimenti si rafforza anche con l'Olanda che ha avanzato una proposta per rimpatriare in Turchia con i treni i migranti e rifugiati arrivati via mare in territorio greco. E' stato il leader laburista Diederik Samsom ad anticipare i contenuti di un piano che avrebbe il sostegno del premier Mark Rutte e che, secondo la Bbc, sarebbe già in discussione a livello europeo, in particolare con Germania, Austria e Svezia. Secondo la proposta dell'Olanda, che detiene la presidenza di turno europea, l'Ue offrirà ad Ankara di accogliere al massimo 250mila richiedenti asilo che si trovano già in Turchia ogni anno. Il piano "per forzare una soluzione", dice Samson, dovrebbe diventare operativo in primavera, prima della nuova ondata di arrivi. Il piano olandese è vincolato alla definizione di Turchia come paese sicuro da parte dell'Onu. Nel 2015 più di 850mila persone sono approdate sulle coste greche dalla Turchia.

Guai anche per l'Australia. Il mancato rispetto degli standard internazionali per la protezione dei richiedenti asilo "ha un costo umano devastante" e ne ha danneggiato la reputazione. Lo sostiene Human Rights Watch (Hrw) nel 2016 World Report, presentato ieri a Istanbul. L'organizzazione internazionale per i diritti umani riconosce che l'Australia ha un "solido" sistema di protezione dei diritti civili e politici, robuste istituzioni e libertà di stampa. Descrive tuttavia la politica verso i richiedenti asilo come basata su "abusi". E sostiene la necessità di un suo serio ripensamento e di "misure per ripristinare la reputazione internazionale di paese rispettoso dei diritti".

FONTE: repubblica.it 

lunedì 18 gennaio 2016

Oxfam: 62 super-ricchi divorano la torta del mondo, diseguaglianze in crescita. "Chiudere i paradisi fiscali"


YACHT

Sessantadue persone detengono la stessa ricchezza della metà della popolazione mondiale. Un dato che, secondo Oxfam, racconta da solo l'enorme disuguaglianza di reddito nel nostro pianeta e che vanifica la lotta alla povertà globale.
A pochi giorni dall'appuntamento di Davos, l'ong traccia una mappa preoccupante della distribuzione della ricchezza.
"Dal 2010, 3,6 miliardi di persone - la metà della popolazione mondiale - ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari: una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio (perfino tra i 62 super-ricchi solo 9 sono donne)".
Il divario, ricorda Oxfam, "è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi" tanto che si sono avverate con un anno di anticipo le previsioni secondo le quali "l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016".
Anche in Italia la disparità di reddito è impressionante: "i dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 evidenziano come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali".
Gli ultimi cinque anni di crisi, sempre secondo Oxfam, hanno dimostrato che l'aumento della ricchezza è andato a beneficio di oltre la metà il 10% più ricco degli italiani, lasciando le briciole al resto della popolazione.
"A Davos, quest’anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali", dichiara la presidente di Oxfam International, Winnie Byanyima. "I paradisi fiscali sono quei luoghi nei quali multinazionali ed élites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà”.
“L’elusione fiscale delle multinazionali ha un costo per i paesi in via di sviluppo stimato in 100 miliardi di dollari all’anno, ed ha un impatto importante anche nei paesi OCSE come l’Italia", è invece il commento di Roberto Barbieri di Oxfam Italia.
"Il Governo Italiano può agire per porre fine all’era dei paradisi fiscali, sostenendo a livello nazionale e in Europa una serie di misure. Per le imprese multinazionali sono necessari maggiore trasparenza e approcci comuni da parte degli stati. Sosteniamo quindi l’obbligo di rendicontazione pubblica in ogni paese in cui le multinazionali UE operano (country-by-country reporting), e un modello vincolante di tassazione unitaria nella UE perché le tasse siano pagate laddove l’attività economica si svolge realmente. Per questo oggi Oxfam Italia lancia Sfida l’ingiustiziauna nuova campagna per dire Basta ai paradisi fiscali e rendere credibile l’impegno preso dai leader mondiali di eliminare la povertà estrema entro il 2030".
FONTE: huffingtonpost.it

domenica 17 gennaio 2016

Treni, porti, costruzioni e industria: Italia pronta a ritagliarsi la sua fetta

A fine mese Rohani incontra a Roma 500 imprenditori. In gioco 3 miliardi di export

«Se saremo bravi credo che nel giro di poco più di un anno l’export italiano verso l’Iran potrà crescere di almeno 3 miliardi di euro rispetto al miliardo e mezzo attuale». Carlo Calenda, viceministro per lo Sviluppo economico, non nasconde la sua soddisfazione. A fine novembre ha guidato la più numerosa missione di imprenditori mai sbarcata a Teheran: 380 fra industriali, professionisti e banchieri che hanno incontrato oltre mille loro colleghi iraniani. L’Italia è stata per anni il principale partner commerciale dell’Iran con importanti accordi industriali in campo energetico, infrastrutturale e siderurgico. Con la fine delle sanzioni, si tratta di recuperare il terreno perduto. «L’obiettivo di tornare ai 7 miliardi di interscambio ante sanzioni - insiste Calenda - è a portata di mano».  


Il 25 e 26 gennaio ci sarà la visita a Roma del presidente iraniano Hassan Rohani (dopo il rinvio a seguito degli attentati di Parigi). La prima sera avrà una cena riservata con i top manager dei più importanti gruppi imprenditoriali italiani. La mattina del 26, prima di essere ricevuto da Papa Francesco, il presidente iraniano incontrerà 500 imprenditori insieme ai ministri Gentiloni, Del Rio, Guidi e Franceschini. A metà febbraio nuova missione italiana in Iran guidata da Del Rio, Martina e Calenda. Settori di interesse: agricoltura, agrindustria, infrastrutture e oil&gas. Insomma, l’Italia è pronta a tornare in forze nell’importante Paese mediorientale, un mercato di grande interesse, forte dei suoi quasi 80 milioni di abitanti, la metà dei quali sotto i 30 anni, con alti livelli di istruzione, il 60% dei laureati donne, una «fame» diffusa di beni di consumo e di infrastrutture di ogni genere. 

«L’Iran ha bisogno di costruire nuove infrastrutture, ponti, autostrade e case - aveva detto a “La Stampa” la vicepresidente di Confindustria, Licia Mattioli durante la missione a Teheran -. Nei prossimi anni gli iraniani avranno bisogno di 4 milioni di unità abitative. Il mercato dell’auto passerà da 1,5 a 2 milioni di vetture l’anno. Ma non mancano le opportunità per chi costruisce macchinari e per chi si occupa di tecnologie “verdi” e di biomedicale».  
Il settore economicamente più rilevante è ovviamente quello petrolifero, dove il soggetto coinvolto al massimo livello è l’Eni. Il Cane a sei zampe sbarcò in Iran nel lontano 1957, ai tempi di Enrico Mattei. Da allora l’Eni ha messo a segno colpi importanti, ma le sanzioni hanno di fatto bloccato ogni sviluppo. I rapporti con la Nioc, compagnia petrolifera di Stato, sono sempre rimasti buoni. E una bozza di intesa per l’espansione della cooperazione bilaterale nel campo delle perforazioni petrolifere con la National Iranian Drilling Company sarebbe già stata firmata.  
Un comparto ricco di opportunità è l’automotive. L’Iran ha la necessità di rinnovare un parco circolante (14 milioni di unità) molto vecchio. In prima linea per il ritorno nel Paese ci sono le francesi Psa e Renault, già presenti con vecchie joint venture. Gli iraniani, però, premono per uno sbarco in forze di Fiat Chrysler Automobiles. Se son rose, fioriranno. 

Anche i trasporti offrono ottime prospettive di domanda. Le sanzioni che vietano al Paese di acquistare aerei occidentali fin dagli Anni 70 hanno contribuito a creare una flotta aerea antiquata e di scarsa qualità. L’Iran ha annunciato che tolte le sanzioni partirà il rinnovo: nei piani c’è l’acquisto di 400 aerei. Un preaccordo sarebbe già stato raggiunto con Airbus per l’acquisto di 114 velivoli. A fine novembre Vladimir Putin, nel corso della sua visita a Teheran, ha «piazzato» 100 Sukhoi Superjet, nell’ambito di accordi commerciali per 21 miliardi di dollari.  

Stesso discorso per treni e ferrovie. Numerosi costruttori inglesi e francesi sono alla porta per l’ampliamento e il rinnovo della rete. Ma anche qui le aziende italiane possono dire la loro. Tra i settori dove gli italiani possono fare business spiccano autostrade, alta velocità, i porti, l’ambiente, rinnovabili, meccanica, materiali edili, medicale, ma anche elicotteri, navi, servizi finanziari, gioielleria, pelletteria e agroalimentare. 

FONTE: Teodoro Chiarelli (lastampa.it)


martedì 5 gennaio 2016

Saldi al via in tutte le Regioni. Codacons: "Le vendite non decollano"

Saldi al via in tutte le Regioni. Codacons: "Le vendite non decollano"

Dopo l'anticipo in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d'Aosta, la stagione degli sconti è partita ufficialmente per tutti. Ecco il calendario completo

E' partita lungo tutta la Penisola la stagione degli sconti, dopo l'anticipo scattato il 2 gennaio in Basilicata, Campania, Sicilia e Valle d'Aosta.  Secondo il Codacons, dalle prime ore di saldi si vede un buon afflusso dei consumatori per negozi, outlet e centri commerciali, ma le vendite non decollano. "Già dalle prime ore di oggi - sottolinea il presidente dell'associazione dei consumatori, Carlo Rienzi - si sono formate file di clienti davanti le boutique d'alta moda delle principali città, e in generale la presenza di cittadini in cerca di occasioni è buona". Tuttavia i consumatori, rileva, "sono orientati alla massima prudenza: si gira per negozi, si osservano i capi in vetrina e si monitorano i prezzi, ma ancora non si compra: in base ai dati raccolti dal Codacons non si è verificata al momento alcuna incremento delle vendite rispetto allo scorso anno, e il giro d'affari rimane sostanzialmente stabile". Outlet e boutique d'alta moda sono gli esercizi che da stamattina registrano il maggior afflusso di clienti e le vendite maggiori, spiega ancora il Codacons. Questo grazie soprattutto ai turisti stranieri che come ogni anno approfittano dei saldi italiani per acquistare capi griffati.

Dissente da questa lettura Confesercenti, per la quale l'avvio dei saldi invernali 2016 si sta rilevando positivo, con un aumento medio delle vendite del 5% rispetto al 2015, anche se con differenze profonde fra i territori: bene Firenze, meno Roma e Milano.

FONTE: repubblica.it

sabato 2 gennaio 2016

Fs aumenta il prezzo dei treni. Rincaro medio del 2,7% sull'Alta velocità, per Roma-Milano + 3,5%

TRENI

Dopo le autostrade, con il nuovo anno scattano i rincari dei treni. Ferrovie dello Stato ha deciso di aumentare i prezzi base dei biglietti per l'Alta Velocità (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca) con un incremento medio del 2,7% che, comunque - sottolinea l'azienda - riguarda solo le tariffe più alta e non i prezzi "economy" e "supereconomy".Per la tratta "regina", Roma-Milano, i prezzi salgono del 3,5%.
Secondo quanto riferisce Trenitalia all'Agi, "si tratta solo di ritocchi", è il "primo adeguamento dei prezzi dal 2011 quando furono ritoccati della seconda classe con l'introduzione dei quattro livelli di servizio sui Frecciarossa".
Con il nuovo anno, sono scattati anche gli aumenti dei pedaggi autostradali.L'aumento maggiore - scrive il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti in una nota - interessa Satap tronco A4 (Torino-Milano) +6,5%. Seguono Strada dei Parchi +3,45%, Tangenziale Est Spa +2,10%, Autostrade per l'Italia +1,09%, Pedemontana Lombarda +1% e Ativa +0,03%.
FONTE: huffingtonpost.it

lunedì 21 dicembre 2015

Legge di stabilità, Uil: con l'addio alla Tasi quasi 200 euro a testa di risparmi per 19 milioni di italiani

IMU

Quello del 16 dicembre scorso è stato l'ultimo appuntamento con l'Imu-Tasi per 19,7 milioni di italiani. Per loro dal prossimo anno l'addio all'imposta sulla prima casa deciso dal governo nell'ultima legge di stabilità porterà circa 200 euro in più in tasca. È quanto ha calcolato il Servizio Poltiiche Territoriali della Uil, stimando che il risparmio varrà mediamente 191 euro e 203 euro nel caso l'immobile si trovi in un capoluogo di provincia.

Con Tasi, rinnovi e canone Rai 337 euro a coppia. Non solo. La Uil ha calcolato anche l'impatto del combinato disposto di tre diverse misure - lo stop alla Tasi, il nuovo canone Rai in bolletta e i rinnovi contrattuali del pubblico impiego - può valere per una famiglia del ceto medio. La simulazione ha considerato un nucleo familiare composto da un lavoratore del pubblico impiego, con coniuge, un reddito lordo da 22 mila euro all'anno, e una casa di proprietà con rendita catastale di 650 euro. In questo caso la somma degli interventi citati sopra porterebbe alla coppia una beneficio medio di 337 euro.

Un po' meno corposo il risparmio che la Uil calcola per una famiglia composta da un pensionato di 72 anni, con reddito lordo 12.000 euro con casa di proprietà rendita catastale 450 euro (media appartamento A/3): in questo caso la minor spesa sarà di 271 euro.
Infine una terza tipologia, quella che risparmia di più, è quella di una famiglia composta da un pensionato di 68 anni, con reddito lordo 24.000 euro, con coniuge che lavora nel pubblico impiego con reddito lordo da 22.000 euro e casa di proprietà con rendita catastale di 750 euro. In questo caso il beneficio arriva a 375 euro.
Sempre per quanto riguarda invece i pensionati, l'innalzamento della 'no tax area' porterà più beneficio per un pensionato under 75 anni che aveva un reddito di 7.750 euro. Tra l'innalzamento (vale 73 euro) e il fatto che non pagherebbe più le addizionali Irpef Regionali (134 euro), e le Addizionali comunali (38 euro), il beneficio sarà di 245 euro.
La no tax area, ora a 8.000 euro, per i pensionati - spiega la Uil - vale mediamente 49 euro all'anno per i circa 4,1 milioni di pensionati che vi rientrano. Il beneficio maggiore, appunto, si ha per un pensionato under 75 anni che aveva un reddito di 7.750 euro che tra innalzamento della no tax area (73 euro) e il fatto che con l'innalzamento non pagherebbe più le addizionali Irpef Regionali (134 euro), e le Addizionali comunali (38 euro), il beneficio è di 245 euro.
Mentre per un pensionato over 75 anni con reddito da 8 mila il beneficio tra no tax area (74 euro), Irpef Regionale (138 euro), Irpef Comunale (39 euro), è di 251 euro. Tale misura complessivamente vale 146,5 milioni di euro per il 2015, 189,7 milioni per il 2017 e 187,4 milioni di euro per il 2018.
FONTE: huffingtonpost.it

giovedì 12 novembre 2015

Blitz anti-terrorismo dei carabinieri: diciassette arresti tra l’Italia e l’Europa

L’operazione all’alba condotta in collaborazione con altre forze di polizia europee. In Norvegia fermata una figura del mondo islamico locale: «Progettava attentati in Italia»

Un maxi-blitz antiterrorismo dei carabinieri del Ros, in collaborazione con altre forze di polizia europee ed Eurojust, l’agenzia dell’Unione europea: 17 le ordinanze di custodia cautelare in corso di esecuzione dalle prime ore dell’alba. Nessuno degli arrestati, secondo quanto si apprende, sarebbe italiano. 

Il reato ipotizzato è quello di associazione con finalità di terrorismo internazionale aggravata dalla transanzionalità del reato. L’operazione è scattata simultaneamente in diversi Paesi europei, con il coordinamento di Eurojust.  

I particolari dell’operazione - denominata «JWeb» - saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 presso gli uffici della procura nazionale antimafia e antiterrorismo, alla presenza del procuratore nazionale, del procuratore della Repubblica di Roma e del comandante del Ros. 

Intanto, è stato fermato in Norvegia, nel corso di un raid notturno, una controversa e nota figura del mondo islamico locale, Mulla Krekar, sospettato di star pianificando un attentato terroristico in Italia. A riferirlo i media locali. Insieme a lui, qualche ora più tardi il suo arresto, nel corso di due altre perquisizioni della polizia, sono state fermate due altre persone, la cui identità non è nota. 

FONTE: lastampa.it

martedì 10 novembre 2015

Scontri a Bologna, Salvini sugli attivisti scarcerati: la “giustizia” italiana mi fa schifo


I tre rimessi in libertà dopo l’udienza per direttissima

«Sono già  liberi i  due  «bravi ragazzi»  dei centri  a-sociali  arrestati ieri per resistenza e lesioni contro Polizia e Carabinieri. Più di 5 anni di galera al povero Ermes Mattielli, che si era difeso dai ladri, e neanche 12 ore a chi picchia un poliziotto. La «giustizia» italiana mi fa schifo», scrive su Facebook il leader della Lega Matteo Salvini.  

Senza alcuna misura cautelare i due giovani attivisti dei collettivi, di circa 25 anni fermati ieri nel corso delle manifestazioni dei centri sociali contro la manifestazione della Lega a Bologna, sono stati rimessi in libertà. Lo ha deciso il giudice, Aldo Resta, al termine dell’udienza per direttissima di questa mattina. L’avvocato dei due, Ettore Grenci, ha chiesto i termini a difesa e il processo è stato aggiornato al prossimo 23 novembre. I due attivisti erano stati fermati prima dell’inizio degli scontri, in via Zamboni, nella zona universitaria, nel corso di un controllo al quale avevano cercato di sottrarsi. Nei loro zaini, oltre a petardi, sono stati trovati paragomiti e ginocchiere e delle cerate nere con cappuccio.Il pm, Rossella Poggioli, aveva chiesto l’obbligo di firma.  

Anche il terzo arrestato durante le manifestazioni  è  stato  liberato dal giudice della direttissima.   Era  stato   bloccato   dalla  Digos  ieri  pomeriggio  nella  zona  di   Porta Mascarella. 

FONTE: lastampa.it