domenica 20 ottobre 2013

Onu, lo sfregio dell’Arabia Saudita “No al seggio al Consiglio di sicurezza”


«Incapace di porre fine alle guerre e trovare una soluzione ai conflitti». Il gesto in dissenso con l’accordo Usa-Russia sulle armi di Assad

Mentre la prima positiva tornata di colloqui sul nucleare iraniano comincia a far credere all’occidente che un accordo con Teheran sia davvero possibile, Riad sbatte la porta in faccia all’Onu rinunciando al seggio appena ottenuto al Consiglio di Sicurezza in polemica con la politica internazionale sulla Siria a suo dire fallimentare. 

Il regno saudita non ha mai fatto mistero di aver mal digerito l’intesa tra Mosca e Washinton sulla distruzione delle armi chimiche di Assad, convinto che si tratti di un escamotage russo per regalare tempo al regime contro cui si battono i ribelli armati in gran parte proprio da Riad. Il nuovo corso inaugurato dal neoeletto presidente Rohani poi, ha moltiplicato i motivi di apprensione allineando sempre più la posizione di re Abdullah a quella israeliana, una comunanza d’interessi e strategie che si estende dall’Egitto (entrambi i paesi guardano con favore al golpe militare che ha deposto Morsi), a Gaza (dove Hamas non è benvisto da nessuno dei due), fino ovviamente all’Iran, di cui l’Arabia Saudita teme le mire espansionistiche nella regione almeno quanto Israele contrasta le ambizioni nucleari. 

Adesso, a sorpresa, il gran rifiuto. In un comunicato diffuso dall’agenzia ufficiale saudita il ministro degli esteri fa sapere di considerare il Consiglio di Sicurezza “incapace di porre fine alle guerre e trovare una soluzione ai conflitti” dal momento che non ha osservato i suoi doveri nella guerra in Siria lasciando al presidente Assad campo libero per massacrare il suo popolo, con o senza le armi chimiche. Nella Siria in cui il numero delle vittime ha superato quota 120 mila i gas letali, la ormai celebre linea rossa di Obama, hanno ucciso una percentuale molto bassa di persone. E’ la prima volta che l’Arabia Saudita viene chiamata a sedere tra i Paesi membri non permanenti - e dunque senza diritto di veto - del Consiglio di Sicurezza. Diversamente da Russia e Cina, che da due anni impediscono all’Onu di usare la mano pesante con Damasco, e degli Stati Uniti, che hanno sempre usato il veto per difendere Israele, Riad non avrebbe potuto bloccare alcuna risoluzione. Tanto meglio conquistare la platea mediatica rinunciando. 

“Il regno ritiene che i metodi, gli strumenti di lavoro, i doppi pesi e le doppie misure adottate attualmente dal Consiglio di Sicurezza rendano l’organo incapace di svolgere i suoi doveri e di assumersi la responsabilità nei confronti del mantenimento della sicurezza e della pace e contribuiscano ad approfondire il divario delle ingiustizie dai popoli e a violentare i diritti” spiega Riad, aggiungendo di battersi “da anni affinché vengano compiute le riforme necessarie per mettere il Consiglio di Sicurezza davvero al servizio della sicurezza e della pace nel mondo”. Una posizione che non prevede obiezioni circa la propria attitudine alle riforme e il rispetto dei diritti. Ma che, per guadagnare un punto presso gli arabi, assesta piuttosto un colpo all’amico israeliano: “La questione palestinese è da 65 anni la prova più evidente dell’incapacità dell’azione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. E pensare che negli scenari di guerra contro l’Iran ipotizzati dall’intelligence israeliana una delle poche certezze è la collaborazione di Riad. 

FONTE: Francesca Paci (lastampa.it)

venerdì 18 ottobre 2013

India, i marò nel Paese con il record negativo di stupratori, schiavisti e rapitori


Ci sono 14 milioni di persone in stato di grave costrizione: è il primato mondiale. Senza dimenticare le violenze carnali giornaliere


L’India è la più grande democrazia del mondo, una potenza nucleare e un’economia emergente dei Brics, da cui il crescente orgoglio nazionalista che complica il problema dei due marò detenuti. Purtroppo però è anche un Paese che finisce spesso nelle cronache per una quantità di comportamenti raccapriccianti: dagli stupri selvaggi ai periodici e feroci pogrom contro minoranze religiose. Adesso salta fuori che contiene quasi metà di tutti gli schiavi ancora esistenti al mondo. A seconda delle stime, tra i 13.300.000 e i 14.700.000, su una quantità planetaria attorno ai 29,8 milioni.
A dare le cifre è il rapporto Global Slavery Index 2013, appena reso noto da Walk Free: un’organizzazione umanitaria australiana che ha tra i propri sostenitori Hillary Clinton e Bill Gates. Non è la percentuale più alta in senso relativo: quest’altro infame primato appartiene alla Mauritania, con il 4% della popolazione in condizioni di schiavitù. E non ci sono Paesi del tutto al riparo. Includendo nelle forme di schiavitù moderna non solo le sopravvivenze dell’istituto arcaico ma anche la servitù per debito, il matrimonio forzato, la vendita e sfruttamento di bambini, il traffico di umani e il lavoro forzato, nella stessa Italia sarebbero state conteggiati 7919 schiavi. Perfino nella remota e civilissima Islanda, ultima della lista, ci sarebbero 22 schiavi. Ma l’India ha la più alta cifra assoluta, superando di gran lunga i 2.949.243 della Cina, i 2.127.132 del Pakistan, i 701.032 della Nigeria, i  651.110 dell’Etiopia, i 516.217 della Russia, i  472.811 della Thailandia, i 462.327 del Congo, i 384.037 della Birmania e i 343.192 del Bangladesh. Come ha denunciato il direttore generale di Walk Free, Nick Grono, «l'India ha una situazione particolare, perché le persone vengono emarginate e discriminate dalla comunità anche per motivi di casta. Intere comunità nei villaggi del nord ridotte alla condizione di schiavi, costrette a fabbricare mattoni o a lavorare nelle cave. I bambini devono lavorare sui telai per fare i tappeti che vengono venduti nei nostri negozi». 
«Secondo Paese più popoloso al mondo», spiega il rapporto, «l’India esibisce lo spettro completo delle differenti forme di moderna schivitù, da gravi forme di schiavitù per debiti che si trasmettono da una generazione all’altra attraverso varie attività fino alle peggiori forme di lavoro infantile, sfruttamento commerciale del sesso, e matrimonio forzato». E in questo «Paese di vaste dimensioni», la cifra di quasi 15 milioni di schiavi è addirittura ottimista, visto che ad esempio il problema del debito ereditario riguarda 65 milioni di persone. Dipende da un margine di scelta abbastanza arbitrario decidere se rientrino nella fattispecie della schiavitù solo alcune delle vittime, o non piuttosto tutte.  Altri sono vittime del sistema delle caste o di obbligazioni di tipo consuetudinario. Un’altra caratteristica del problema della schiavitù in India e che mentre altrove il problema riguarda lavoratori immigrati o appartenenti a minoranze etniche, «il 90% del traffico di schiavi in India è interno». Molti non si sono neanche mai mossi da un posto all’altro. Come spiega il rapporto, «sono tenuti in schiavitù nei loro stessi villaggi».  Altri con false promesse di un impiego normale sono stati portati dalle campagne nelle grandi città, dive costituiscono un’aliquota importante della manodopera in campi come la costruzione, il tessile, la fabbricazione di mattoni, le miniere, il processamento di pesci e gamberetti o l’industria alberghiera.

FONTE: Maurizio Stefanini (liberoquotidiano.it)

mercoledì 16 ottobre 2013

Trise, Tasi, Tari: come cambia la tassa sulla casa

LA MANOVRA CHE NON PIACE 
Tutte le tasse sulla casa: 
ecco chi pagherà di più


Secondo i calcoli della Cgia di Mestre un proprietario di prima casa pagherebbe di più rispetto al 2013

La Service Tax ha finalmente un nome: si chiama Trise (o tributo sui servizi), che ingloba l'Imu e laTares e che si dividerà, a sua volta, nelle due branche del Tasi e del Tari, il primo sui cosiddetti servizi indivisibili dei Comuni, mentre il secondo riguarderà il volume di rifiuti prodotto.
Con questa nuova tassa il governo ha ottenuto l’obiettivo di differenziare il contenitore del Trise, in modo da consentire a proprietari degli immobili e inquilini di pagare ciascuno la propria quota in commisurazione ai servizi usufruiti. Così, la Tari altro non sarà che una tariffa dipendente dalla superficie in passato utilizzata come indicatore della Tarsu, che poi verrà puntualmente bilanciata sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti.La Tasi, che prenderà il posto dell’Imu e si riferirà agli stessi criteri di applicabilità e imponibilità, resterà un tributo, con aliquota dell’1 per mille che potrà essere innalzata dai singoli Comuni fino al massimo del 6 per mille. Diversamente da quanto anticipato nei mesi scorsi, però, l’Imu non andrà in soffitta: la sua imponibilità resterà tale per le case di lusso e sulle seconde case. Insomma, a conti fatti, l’abolizione resterebbe solo parziale, per quelle fasce già esentate dalle rate di giugno e dicembre 2013.
I costi - Il nuovo tributo sui servizi comunali che partirà dall'anno prossimo, secondo la Cgia di Mestre ha i suoi pro e i suoi contro: secondo i suoi calcoli un proprietario di prima casa pagherebbe di più rispetto al 2013 ma meno rispetto al 2012. " Ciò - sottolinea una nota - è dovuto al fatto che nel 2012 la prima casa era soggetta all'Imu, mentre quest'anno l'imposta sulla prima casa è stata abolita". L'associazione ha preso come riferimento un'abitazione di tipo civile di categoria A2, con una superficie di 114 metri quadri, ovvero il valore medio nazionale, e una rendita catastale di 625 euro: per chi si trova in questa situazione, il conto da pagare nel 2014 dovrebbe essere di 369 euro, di cui 264 per la componente rifiuti e 105 per la parte dei servizi, con un aumento di 71 euro rispetto al 213 e un calo di 147 sul 2012. L'analisi è stata realizzata considerando, per l'anno 2012, l'importo del servizio di asporto rifiuti e dell'Imu sostenuto da un proprietario di prima casa; per l'anno 2013 si è invece considerato solo l'importo della Tares (tassa sui rifiuti), comprensivo della maggiorazione di 30 centesimi al metro quadrato; infine, per l'anno 2014, si è calcolato l'esborso derivante dall'introduzione della Trise, la nuova tassa che dovrebbe essere composta dalla somma della Tari (ex Tarsu/Tia/Tares) e della Tasi (tassa sui servizi indivisibili) che in queste simulazioni è ipotizzata con aliquota all'1 per mille.
Il confronto  Ma praticamente che cosa cambierà? In una tabella realizzata dal Sole24Ore, vengono prese in considerazione tre ipotesi: quella dell'abitazione principale, quella di una casa sfitta e di una affittata e si confronta la spesa dal 2012 al 2014. Se per l'abitazione principale, un trilocare di 100 metri quadrati in zona residenziale, tra Imu e Tarsu, si spendeva nel 2012 737 euro. Nel 2013 con la  Tares si è speso 390 euro, nel 2014 la nuova Tasi (considerata ad aliquota standard) e Tari spenderemo 535 euro. Per un'abitazione sfitta dello stesso tipo nel 2012 si pagava 2.141,2 tra Imu e Tarsu, nel 2013 la cifra è scesa a 2.070, nel 2014 arriverà a 2.388. Per quanto riguardaun'abitazione affittata dai 2.141 euro del 2012, si è passati ai 2070 del 2013 e nel 2014, con la Tasi e Tari si pagheranno 2.215 euro. 

FONTE: liberoquotidiano.it

martedì 15 ottobre 2013

Letta: tasse in calo per famiglie e aziende. Cancellati i tagli alla Sanità

Alfano, Letta, Saccomanni e Mauro (foto Claudio Peri - Ansa)

Per i lavoratori 5 miliardi di tasse in meno in 3 anni. Alfano: finita fase antibiotici, ora vitamine. La Cgil: manca equità


Via i tagli alla sanità e meno tasse per lavoratori e imprese. E' quanto prevede la legge di Stabilità, le cui linee guida sono state illustrate da Enrico Letta in una conferenza stampa durante una pausa del Consiglio dei ministri.

«Per la prima volta da tempo siamo riusciti a fare una legge di Stabilità dove i conti quadrano senza aumentare le tasse e senza tagli al sociale e alla sanità», ha detto il premier, annunciando anche che non ci saranno tagli alla sanità, come previsto invece dalle bozze circolate negli ultimi giorni.

«Questa manovra rafforza il potenziale di crescita economica e dà nuovo stimolo alla ripresa», ha detto il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni.

Con le misure prese con la legge di stabilità ci sarà un calocomplessivo delle tasse nel triennio dal 44% «al 43,3%», un calo delle tasse «che per famiglie e imprese comincia subito», ha detto il premier sottolineando che l'intervento complessivo per il 2014 è di 11 miliardi e mezzo.

«Per i lavoratori nell'arco del triennio ci sarà una riduzione delle tasse di 5 miliardi di euro», ha detto ancora Letta. Arriva una «riduzione di tasse per le imprese di 5,6 miliardi con una curva crescente nell'arco del triennio», ha continuato il premier sottolineando che «c'è una significativa riduzione delle tasse per famiglie, lavoratori ed imprese. Siamo convinti e speriamo di fare di più in prospettiva». Con la legge di stabilità arriva poi 1 miliardo di "sconti" per per le ristrutturazioni edilizie e l'eco bonus e il rifinanziamento di 1,6 miliardi per il fondo di garanzia per le piccole imprese.

Nella legge di stabilità «non c'è» l'aumento dell'aliquota delle rendite finanziarie, ha precisato il premier, che ha però parlato di un ritocco dei bolli per la tenuta dei depositi titoli.

«Entro fine anno il governo metterà in campo una serie di privatizzazioni che porteranno la riduzione del debito pubblico per il 2014, 2015, 2016», ha poi sottolineato Letta.

«Abbiamo mantenuto impegni con Bruxelles, siamo usciti dalla procedura di deficit eccessivo. E oggi duplice premio: per prima volta è la prima legge di stabilità che non comincia con sforbiciata di tagli di nuove tasse che servono per Bruxelles», ha sottolineato ancora il premier. «La Legge di stabilità è fatta per forza di cose di due tempi: oggi e il passaggio parlamentare. Abbiamo dovuto correre e ci saranno aggiustamenti che per forza di cose saranno messi a punto».

«Abbiamo rispettato la data 15 del ottobre benchè le tensioni politiche che ci sono state nel mese scorso hanno reso non semplicissimo il nostro lavoro ma abbiamo corso e oggi approveremo la legge di stabilità», ha aggiunto Letta. «Il 2 ottobre eravamo nel rodeo, correndo siamo arrivati qui, l'impianto potrà essere migliorato in Parlamento ma è molto importante».

Si torna a votare solo di domenica. Nella legge di stabilità si prevede lo «stop» a quella che è una «anomalia italiana»: alle elezioni si voterà in un giorno solo, di domenica, e non in due. Lo ha annunciato il premier parlando di un risparmio di 100 milioni.

«È finita la fase degli antibiotici, ora iniziata la fase delle vitamine», ha affermato il ministro dell'Interno e vice premier, Angelino Alfano. «Abbiamo scelto una ricetta di politica economica che riteniamo la migliore: riduzione della spesa pubblica, del debito e delle tasse».

Niente tagli alla sanità. Per la prima volta negli ultimi 10 anni, come sottolinea subito il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, non si batte cassa con il Servizio sanitario nazionale per recuperare risorse da mettere nella legge di stabilità. Una boccata di ossigeno che adesso permette di guardare al futuro, commentano a caldo le Regioni, anche perché, come dice con orgoglio sempre il ministro, così si è «messa in sicurezza la salute degli italiani per i prossimi anni» e adesso ci sono «le basi per fare una buona sanità». «I due miliardi di ticket sono coperti», ha poi assicurato Lorenzin.

Le prime indicazioni sulla Legge di Stabilità «non convincono» la Cgil secondo la quale nel provvedimento presentato questa sera «manca un chiaro segnale di equità e chiare indicazioni in direzione di ridistribuzione del reddito». Lo fanno sapere dalla Cgil.

FONTE: ilmessaggero.it

giovedì 3 ottobre 2013

Tragedia a Lampedusa, l'Europa accusa l'Italia, ma la colpa è della Ue


La tragedia di Lampedusa ha inevitabilmente aperto il dibattito (in realtà mai chiuso) sulla Bossi-Fini.  Proprio ieri, 2 ottobre, un rapporto dell'Europa accusava l'Italia per le politiche sull'immigrazione. L'ennesima tragedia del mare arriva all'indomani di questo rapporto che aveva giudicato "sbagliate o controproducenti" le misure prese in questi ultimi anni dall'Italia per gestire i flussi migratori. In un rapporto approvato all'unanimità dalla commissione migrazioni dell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa si sottolinea che quanto fatto sinora non ha messo "l'Italia in grado di gestire un flusso che è e resterà continuo". Il rapporto critica  i ritorni forzati di immigrati in paesi, come la Libia, dove rischiano la tortura, se non la vita, la gestione dei Cpt, la decisione di dichiarare continuamente lo stato d'emergenza per "adottare misure straordinarie al di la dei limiti fissati dalle leggi nazionali e internazionali". Nel testo si afferma poi che "a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati", l'Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l'immigrazione, in particolare per gli immigrati che cercano una vita migliore all'interno dell'area Schengen. E come se non bastasse nel documento si afferma che alcune delle scelte fatte dalle autorità italiane "rischiano di minare la fiducia nell'ordine legale europeo e nella Convenzione di Dublino".  La verità è che l'Europa è rimasta sempre a guardare, limitandosi a bacchettare l'Italia senza mai intervenire sul tema. 
L'accusa di Napolitano - L'accusa all'Europa arriva anche da Giorgio Napolitano: "Non si può girare attorno alla necessità assoluta di decisioni e azioni da parte della Comunita' internazionale e in primo luogo dell'Unione Europea". . "E' indispensabile - sottolinea il Capo dello Stato - stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo. Sono pertanto indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte". "E, tanto per cominciare, non e' accettabile che vengano negati a un'istituzione valida creata dalla Commissione Europea - il Frontex - mezzi adeguati per intervenire senza indugio". D'accordo con lui Roberto Maroni. Dello stesso parere i deputati del Movimento Cinque Stelle che, in una nota scrivono: "Le responsabilità di questa tragedia sono tutte dell'Unione europea, che abbandona l'Italia a se stessa senza colpo ferire. Da Bruxelles sono pronti a intervenire sull'economia del nostro Paese, portandoci verso una disastrosa crisi sociale. Quando invece al centro ci sono i diritti e una norma liberticida come la nostra legge sull'immigrazione non fa nulla. Lascia l'Italia al proprio destino, e ancor peggio e' complice della morte di migliaia di immigrati nel Canale di Sicilia ed in altri scenari. Il ministro Alfano piuttosto che fare un'inutile passerella situazionista a Lampedusa vada a Bruxelles per chiedere un intervento comunitario. Il MoVimento 5 Stelle ha gia' chiesto e continua a chiedere un tavolo europeo sull'immigrazione. Non si puo' piu' rimandare"
L'affondo di Grasso e la replica di Bossi - Appena si è avuta contezza dell'enormità della tragedia, si sono susseguite le dichiarazioni dei politici. Della necessità di cambiare la Bossi-Fini ha parlato anche il presidente del Senato Pietro Grasso che ha detto: "Quella che è avvenuta a Lampedusa   è una tragedia enorme, della quale ancora non conosciamo l’entità.  Immaginare l’orrore dei cinquecento migranti su quel barcone in fiamme  che si è inabissato è impossibile.   "Il richiamo alla responsabilità, all’accoglienza e al soccorso  di chi fugge da situazioni disperate - aggiunge il presidente Grasso -   deve essere sentito da tutte le forze politiche e deve portare a una  revisione della nostra legislazione in materia e a una più attenta gestione dei flussi migratori. Noi non possiamo lasciare al loro   destino i migranti, l’Italia non deve essere lasciata sola dall’Europa: questa sfida coinvolge tutta la comunità internazionale   sia nell’accoglienza che nel sostegno ai paesi di origine, affinchè   la fuga non sia la sola speranza. Prioritaria in questo senso la   creazione di un corridoio umanitario per i profughi e la repressione   della tratta di esseri umani entre le operazioni sono ancora in corso - conclude il   presidente del Senato - invio un sentito ringraziamento a tutti coloro   che, a vario titolo, stanno prodigandosi per il soccorso e il   salvataggio". Arriva immediata la replica di Umberto Bossi: "E' perfetta, non  va cambiata. E’ l'unica piccola difesa rimasta al Paese. Bisogna stare attenti a non dare messaggi sbagliati, sennò la gente arriva qui in massa", ha spiegato Umberto Bossi. "Sbagliano tutti coloro che mandano messaggi che attirano la gente - ha aggiunto il Senatur - non solo Kyenge-Boldrini, è un problema della sinistra". 
La rassegnazione della Bonino  Il ministri degli Esteri parla di: "Una tragedia infinita”, di “un dramma inenarrabile. "Gli esodi - ha detto il   ministro a margine dell’incontro con l’omologo saudita Saud al-Faisal   a Villa Madama - non hanno una soluzione miracolosa, altrimenti  l'avremmo già trovata e perseguita”.   Il ministro ha aggiunto che a Lampedusa la tragedia è stata   aggravata dal fatto che “è avvenuta di notte” e “ormai fa freddo, non sanno nuotare, non sanno dove andare, insomma una tragedia   infinita”.La Bonino ha infine precisato che “le dinamiche di questo   dramma inenarrabile saranno chiarite nelle prossime ore, so che il  ministro degli Interni andrà in loco”.
Le parole della Boldrini - L’Aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio in segno di cordoglio per le vittime di Lampedusa. "C'è una nuova immane tragedia che questa mattina ha fatto irruzione nella cronaca e nel nostro lavoro", ha detto la presidente Laura Boldrini nel prendere la parola.   "La sua dimensione è tremenda: oltre 90 morti tra cui bambini e donne incinte e non è affatto certo che questo pesantissimo bilancio sia definitivo. Una strage sconvolgente, ma possiamo dircene sorpresi", ha proseguito. "I motivi che spingono queste persone a mettersi in viaggio sono sempre gli stesi da troppi anni: guerre, persecuzioni e violazioni di diritti umani", ha ricordato.   "E' questo l’aspetto che più turba: il fatto che assistiamo da tempo a drammi identici sentendoci coinvolti, pronunciando parole di sincera commozione, ma senza individuare soluzioni", ha sottolineato. "Le parole giuste le ha trovate ancora una volta Papa Francesco che l’ha definita semplicemente 'una vergognà", ha spiegato. 

FONTE: liberoquotidiano.it

mercoledì 2 ottobre 2013

Sardegna, un neozelandese compra Budelli


Per 3 milioni di euro, si "porta a casa" Budelli e la sua magnifica spiaggia rosa


E' un mecenate dell'ambiente neozelandese il nuovoproprietario dell'isola di Budelli. Costa nord della Sardegna, bocche di Bonifacio, arcipelago della Maddalena: Budelli è un paradiso sulla terra. Rinomata per la sua spiaggia rosa e sottoposta agli stringenti vincoli dell'Ente parco della Maddalena, la proprietà dell'isola passa per poco meno di 3 milioni di euro a Michael Harte, facoltoso uomo di origine neozelandese che ha vinto l'asta bandita dal tribunale di Tempio Pausania.
All'asta - Il nuovo proprietario di Budelli sarebbe impegnato in diversi progetti di tutela dell'ambiente e avrebbe già pronto alle autorità competenti un piano di tutela dell'isola. Harte subentra nella proprietà auna società immobiliare svizzera, nel frattempo fallita.
La mano pubblica - L'isola sarda è abitata da una sola persona (il custode), vi si può sbarcare solo sotto sorveglianza ed è sottopota a vincoli. Il presidente dell'ente parco, Giuseppe Bonanno, avrebbe preferito riportarne la proprietà allo Stato. "Nel corso dei mesi abbiamo provato a verificare tutte le possibilità giuridicamente percorribili - ha commentato - per acquisire al patrimonio pubblico un bene ambientale che giudichiamo inestimabile". Ma non è stato possibile: "La legge distabilità 2013 lo ha impedito", aggiunge Bonanno.

FONTE: liberoquotidiano.it

martedì 1 ottobre 2013

Istat, disoccupazione al 12,2%. Il 40,1% dei giovani senza lavoro


Cresce anche il dato globale: è al 12,2%, mai così male dalla prima trimestrale

Un mese fa, secondo i dati di giugno e luglio scorsi diffusi dall'Istat, sfiorava il 40%. Oggi la disoccupazione giovanile sfora quella percentuale e raggiunge l'iperuranica quota del 40,1%. Ad agosto, sempre secondo l'Istituto Italiano di Statistica, il tasso è aumentato di 0,4 punti percentuale su luglio e 5,5 punti su base annua. Ma l'allarme non riguarda solo i giovani. Aumenta anche il tasso di disoccupazione nazionale: dal 12,1% al 12,2 per cento. Due record negativi, quello della disoccupazione giovanile e quello nazionale: dal 1977, primo anno in cui furono realizzate le prime serie trimestrali, i senza lavoro non erano mai stati così tanti.

Le cifre - Ad agosto l'occupazione maschile diminuisce dello 0'4% in termini congiunturali e del 2,8% su base annua. Quella femminileinvece cresce dello 0,5% rispetto a luglio e dello 0,4% nell'anno. Ma rispetto a luglio, la disoccupazione cresce sia per la componente maschile (+1,7%) sia per quella femminile (+1,0%) e anche in termini tendenziali (per gli uomini +18,9%, per le donne +9,4%). Il tasso di disoccupazione maschile, pari all’11,7%, aumenta di 0,2 punti percentuali su mese e di 1,9 punti su anno; quello femminile, pari al 12,9%, aumenta di 0,1 punti rispetto al mese precedente e di 0,9 punti su base annua.

Attivi e inattivi - Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente (-42 mila unità) e dello 0,8% rispetto a dodici mesi prima (-113 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,3%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,2 punti su base annua. I dati Istat arrivano nel giorno del cosiddetto "clic day", ovvero la giornata in cui sarà possibile prenotare gli incentivi per le assunzioni degli under 30. Ma c'è chi vede già il flop nell'iniziativa. Il leader Uil Luigi Angeletti afferma che "il clima non ispira. Non vedo imprese che al di là delle belle parole mettono i soldi". Mi aspetto che il clic day sia un flop".

FONTE: liberoquotidiano.it