sabato 25 ottobre 2014

Poliziotto si uccide nel suo ufficio a Piombino. Era originario di Roma


​Un agente di polizia originario di Roma, 52 anni, sovrintendente al commissariato di Piombino (Livorno), si è suicidato stamani nel suo ufficio con la pistola di ordinanza. L'uomo, che i colleghi ricordano come «un eccellente poliziotto», si è sparato un colpo alla tempia. All'origine del gesto sembra ci fossero problemi personali. Sul posto, a esprimere cordoglio e sostenere i colleghi, è subito andato anche il questore di Livorno Marcello Cardona.

FONTE: ilmessaggero.it

martedì 21 ottobre 2014

Scoperta evasione fiscale miliardaria, perquisizioni e sequestri in tutta Italia


Nell’ indagine, diretta dalla Procura di Roma, sono indagate 62 persone

Un danno per l’erario dello Stato che ammonta ad un miliardo e 700 milioni, un giro di fatture false da 400 milioni, una contabilità parallela che serviva per pagare mazzette a funzionari pubblici, 62 indagati che a vario titolo dovranno rispondere di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e reati tributari: dopo due anni di indagini, gli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, coordinati dalla procura di Roma, hanno chiuso un’inchiesta che ha consentito di portare alla luce una mega evasione fiscale. 

L’operazione è scattata all’alba, con una settantina di finanzieri che hanno eseguito decine di perquisizioni in tutta Italia e il sequestro preventivo di un centinaio di milioni di beni tra i quali uffici, abitazioni, aziende, mandati fiduciari e oltre 100 rapporti bancari. Il gip del tribunale di Roma Valerio Savio non ha invece accolto le richieste di misure cautelari chieste dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Paola Filippi e Mario Danivola, riguardanti una ventina di indagati, ritenendo che non sussistano i motivi per l’applicazione di misure restrittive. 

Al centro dell’indagine il gruppo “Gesconet” - un Consorzio che si occupa di trasporto, facchinaggio, pulizie e vigilanza privata e che ha ottenuto appalti anche con la Camera dei Deputati - il suo titolare di fatto, Pierino Tulli e l’ex braccio di quest’ultimo Maurizio Ladaga. Secondo l’accusa, l’organizzazione era specializzata in una «sistematica» evasione dei debiti tributari e per metterla in pratica utilizzava 250 tra società e cooperative. La truffa andava avanti almeno da 13 anni: le società degli indagati affidavano in subappalto a cooperative appositamente costituite, gli appalti che si aggiudicavano, sia da enti pubblici che da società private. A loro volta le cooperative, attraverso l’emissione di fatture false, giravano il denaro ricevuto ad altre cooperative, cosiddette `finali´, i cui conti venivano progressivamente svuotati attraverso dei prelievi in contante, che non erano giustificati da nessuna logica commerciale. Una volta private di tutti i beni, queste cooperative venivano messe in liquidazione e sostituite con altre. Con questo sistema, sostengono investigatori ed inquirenti, sia Tulli sia Ladaga si sono appropriati di 160 milioni che, invece, sarebbero dovuti finire nelle casse dello Stato in quanto soldi destinati alle imposte dovute dalle loro imprese. 

Nel corso delle indagini, la Finanza ha accertato che sono state emesse dal 2001 fatture false per operazioni inesistenti per un totale di circa 400 milioni. Una volta prelevato dai conti delle cooperative finali, il denaro veniva spostato su conti correnti intestati a società di San Marino e del Lussemburgo per essere poi utilizzato per l’acquisto di immobili. Ma non solo: i finanzieri hanno scoperto anche una «contabilità parallela e riservata», soldi prelevati sempre dalle cooperative che servivano per pagare funzionari pubblici e ottenere così gli appalti. Le mazzette sarebbero state pagate tra il 2010 e il 2012 e sono ancora in corso le indagini per accertare se e chi sia stato corrotto. C’è in sostanza un ulteriore filone d’indagine, stralciato dall’inchiesta principale e affidato al sostituto Paolo Ielo, che riguarda una serie di tangenti che sarebbero state erogate a personaggi delle istituzioni per ottenere gli appalti. 

FONTE: lastampa.it

sabato 4 ottobre 2014

Ucraina, tentano di spostare una granata inesplosa: morti due bambini

Ucraina, tentano di spostare una granata inesplosa: morti due bambini
Erano compagni di scuola, altri cinque sono rimasti feriti a Zugres, 30 chilomentri a est di Donetsk, dove, intorno all'aeroporto sono ripresi i combattimenti. il premier filorusso dell'autoproclamata repubblica, Alexandre Zakhartchenko, ha affermato che i ribelli controllano il 95 per cento dello scalo. Gli scontri degli ultimi giorni hanno causato 11 vittime tra i civili

Erano sette compagni di scuola. In due bambini sono morti sul colpo, gli altri cinque sono rimasti feriti quando hanno tentato di spostare una granata inesplosa nell'est dell'Ucraina controllata dai ribelli filorussi. L'incidente è avvenuto ieri sera a Zugres, circa 30 chilometri a est di Donetsk, la più grande città controllata dai separatisti.

"Sette alunni hanno trovato una granata inesplosa. Quando hanno provato a spostarla è esplosa", ha affermato l'amministrazione regionale pro-kiev di Donetsk. Zugres si trova nell'autodichiarata repubblica del popolo di Donetsk, dove i combattimenti tra le forze ribelli e l'esercito di Kiev hanno provocato circa 3.300 morti da aprile.

Intorno all'aeroporto di Donetsk intanto sono ripresi i combattimenti. All'indomani di una giornata di attacchi e contrattacchi, i ribelli filorussi sostengono di avere il controllo dello scalo. "La notte è stata calma. Si è ripreso a combattere questa mattina", ha detto un combattente ribelle a un posto di controllo situato a circa due chilometri dallo scalo. "Il suono dei colpi arriva da più lontano", ha aggiunto, indicando le forze lealiste, intervenute a sostegno dei militari ancora presenti ma costrette a ritirarsi verso il villaggio di Avdiivka, a una decina di chilometri a nord.

Ieri il premier filorusso dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, Alexandre Zakhartchenko, ha affermato che i ribelli controllano il 95 per cento dell'aeroporto. Gli scontri degli ultimi giorni hanno causato 11 morti tra i civili. 

Nonostante la fragilissima tregua, la situazione in tutta l'Ucraina rimane gravissima. Nell'area dove le truppe dei separatisti si scontrano con i governativi, sono stati chiusi 32 ospedali, altri 17 sono danneggiati ma continuano almeno ad erogare cure di base. Secondo l'Oms, il 70% del personale sanitario ha lasciato le zone di combattimento di Donetsk e Lugansk. Mancano acqua e corrente elettrica in molte strutture e l'arrivo dell'inverno aggraverà ulteriormente le condizioni. "Lavoriamo - racconta Damiano Rizzi, presidente dell'ong Soleterre - in due ospedali pubblici di Kiev, che da anni sosteniamo economicamente perché già prima della guerra il sistema sanitario ucraino era fragile e inadeguato. Oggi al reparto di neurochirurgia sono ricoverati bambini dell'est colpiti dalle bombe che hanno distrutto le loro case. Vista dal nostro ospedale, la guerra è sempre sbagliata".

FONTE: repubblica.it

lunedì 29 settembre 2014

Migranti, il rapporto Oim: 3072 morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno

Migranti, il rapporto Oim: 3072 morti nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno

Secondo i dati illustrati a Ginevra dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni, l'Europa è la destinazione più pericolosa

Sono 3.072 gli immigrati morti nel Mediterraneo nel 2014. Lo riferisce l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), concludendo che l'Europa è la più pericolosa destinazione per gli immigrati irregolari. Il numero corrisponde infatti al 75% della cifra (4.077) degli immigrati morti dall'inizio dell'anno. Il 2014 è stato dunque "l'anno più mortale", con un numero record di vittime, pari a oltre il doppio di quello registrato nel 2011, anno segnato dalle primavere arabe. 

Inoltre, sempre secondo lo studio "Fatal Journeys: Tracking Lives lost during Migration", reso noto oggi a Ginevra dall'Oim, dal 2000 ad oggi sono stati oltre 22.000 i migranti che hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo cercando di raggiungere l'Europa, contro i 6.000 decessi di migranti al confine tra Usa e Messico. Coloro che sono morti alle porte del Vecchio Continente per la maggior parte provenivano da Africa e Medio Oriente.

Complessivamente, riferisce ancora l'Organizzazione, dal 2000 a oggi sono almeno 40.000 i migranti morti in tutto il mondo mentre cercavano di entrare in Europa, negli Stati Uniti, in Australia o in altri paesi. Ma il vero bilancio è probabilmente più alto, poichè molti decessi si verificano in zone isolate e non registrati. Alcuni esperti infatti suggeriscono che per ogni corpo di migrante scoperto ve ne sarebbero in media almeno due mai rinvenuti.

"E' il momento di fare qualcosa di più che contare il numero di vittime - ha dichiarato il presidente dell'Oim, William Lacy Swing - è il momento di fare in modo che la comunità internazionale si impegni a fermare questa violenza contro migranti disperati".

Lo studio dell'Oim è iniziato dopo la tragedia della migrazione di Lampedusa dell'ottobre 2013, quando 366 migranti sono morti nel naufragio della loro imbarcazione.

FONTE: repubblica.it

giovedì 18 settembre 2014

La Scozia decide, l'Europa trattiene il fiato


Gli ultimi sondaggi vedono il "no" leggermente in testa, 53% contro il 47% di sì. Ma il calcolo della tendenza riduce il distacco a 51-49%. E mentre anche Obama lancia un appello per mantenere l'unità, il segretario leghista Matteo Salvini vola a Edimburgo con una delegazione del Carroccio


Urne aperte in Scozia per l'appuntamento con la storia: nel referendum sull'indipendenza gli scozzesi decideranno se rimanere nel Regno Unito o staccarsi per sempre da Londra. I sondaggi, se si escludono gli indecisi, vedono il "no" alla separazione leggermente in testa (53% contro il 47% di "sì"), ma la partita è ancora tutta da giocare. Ad Edimburgo è presente anche una delegazione della Lega Nord, con il segretario Matteo Salvini

E se i sondaggi danno un lieve vantaggio al "no", l'esito è comunque ancora incerto: il calcolo della tendenza riduce infatti ulteriormente la distanza, con gli unionisti al 51% e gli indipendentisti al 49%. Troppo vicini per stabilire chi è stato più convincente nella prospettiva di mantenere o spezzare un'unione politica sancita oltre 300 anni fa. Saranno dunque determinanti i voti degli indecisi, che nonostante il 97% dell'elettorato si sia registrato al voto sono calcolati tra l'8% e il 14%.

Soprattutto a loro quindi sono stati rivolti gli ultimi accorati appelli. Il leader dell'Snp, l'indipendentista Alex Salmond, si è rivolto agli scozzesi con una lettera aperta: "Facciamolo", li ha esortati, "let's do it". E' l'occasione della vita, ripete ancora: "Il futuro della Scozia, del nostro Paese, è nelle nostre mani".

L'ex primo ministro laburista Gordon Brown ha invece lanciato un vigoroso appello patriottico: "La Scozia non appartiene ai nazionalisti, ai politici, ad Alex Salmond, ma appartiene a noi". Tornando a mettere in guardia sui rischi della secessione: "Il rischio per il futuro della moneta e il rischio di un default. Domani dovete votare pensando ai bisogni dei vostri figli", ha scandito, ricordando che la decisione saraà "irreversibile. Se avete qualsiasi dubbio, il vostro voto deve essere un no".

Intanto, mentre anche Obama lancia un appello per conservare l'unità ("La Gran Bretagna è un partner straordinario per l'America e una forza buona per un mondo instabile. Spero che rimanga forte, robusto e unito"), Londra guarda a distanza, ma non senza tensioni. E il primo ministro conservatore David Cameron ammette di essere preoccupato, ma fa sapere che, comunque vada, non si dimetterà. Nonostante il rischio di passare alla storia come il premier che ha visto il Regno Unito spaccarsi.

Sondaggio: "Secessionisti al 47%, unionisti al 53%" - Nell'ultimo sondaggio di Ipsos Mori sul referendum scozzese i secessionisti raggiungono il 47%, mentre gli unionisti sono in vantaggio col 53%, se si escludono gli indecisi. Nella stessa rilevazione è emerso che il 46% degli scozzesi prevede una vittoria del "no", mentre il 30% del "sì".

FONTE: tgcom24








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lunedì 25 agosto 2014

Il sottomarino supersonico è (quasi) realtà: collegherà Cina e Usa in meno di due ore


Secondo un team di ricercatori cinesi una speciale membrana liquida consentirà di azzerare l’attrito dell’acqua: «Una scoperta senza precedenti»

Andare da Shanghai a San Francisco in 100 minuti, poco più di un’ora e mezza, navigando sotto l’acqua dell’Oceano Pacifico. Non era un sogno di Jules Verne, ma un programma a cui sta lavorando attivamente la Cina.  

Finora il mezzo sottomarino più veloce mai sviluppato era il torpedo sovietico Shakyal, che poteva arrivare a 370 chilometri orari. Ci riusciva usando una speciale tecnologia chiamata supercavitation, che in sostanza creava una bolla d’aria intorno al mezzo, per aiutarlo a superare i problemi provocati dall’attrito con l’acqua. Il sistema funzionava, ma solo per le bombe da lanciare sotto l’acqua, con l’obiettivo di farle esplodere dopo aver raggiunto rapidamente il loro obiettivo. Questo sistema, infatti, aveva due gravi problemi che impedivano di utilizzarlo per il trasporto degli esseri umani: primo, il mezzo sottomarino doveva essere lanciato nell’acqua a grande velocità, almeno cento chilometri orari, per generare e mantenere la bolla d’aria; secondo, era praticamente impossibile pilotarlo e farlo girare, perché la bolla impediva il contatto con l’acqua di un timone. 

I cinesi non si sono rassegnati, e il loro Harbin Institute of Technology’s Complex Flow and Heat Transfer Lab sostiene di aver trovato la soluzione ad entrambi i problemi. Secondo il professore Li Fengchen, hanno creato una speciale membrana liquida, che deve bagnare il mezzo costantemente. Il mezzo entra nell’acqua, e quando raggiunge la velocità di 75 chilometri orari, la membrana entra in funzione. Ciò evita un impatto iniziale con il mare non sopportabile per gli esseri umani, e tramite la gestione millimetrica dei flussi liquidi della membrana consente anche di guidare il sottomarino. “Il nostro metodo - ha spiegato Li al South China Morning Post - è senza precedenti, e siamo molto eccitati dalle sue potenzialità”. 

In teoria, secondo i calcoli fatti nel 2001 dal California Institute of Technology, un mezzo sospinto dalla tecnologia supercavitation può raggiungere la velocità del suono, ossia circa 5.800 chilometri orari. Di questo passo, potrebbe attraversare l’Atlantico in meno di un’ora, e il Pacifico in meno di due ore. Il problema tecnico che rimane è la costruzione di un motore abbastanza grande e potente per raggiungere questa velocità e mantenerla per tutto il tempo necessario a raggiungere la meta. Il torpedo Shakyal, infatti, aveva un’autonomia di pochi chilometri, perché era pensato solo per essere sparato in linea retta contro un obiettivo relativamente vicino. I cinesi però sono al lavoro anche su questo aspetto, come del resto gli americani, i russi, i tedeschi e gli iraniani, e credono alla possibilità di varare nel prossimo futuro il sottomarino supersonico. 

FONTE: Paolo Mastrolilli (lastampa.it)

mercoledì 20 agosto 2014

Renzi ai curdi: terrore sarà sconfitto Sì del Parlamento all’invio di armi


Le commissioni esteri e difesa di Camera e Senato ratificano l’operazione. Contrari M5S e Sel. Il ministro Mogherini: «Minaccia Isis riguarda anche Italia»

Matteo Renzi è atterrato poco prima di mezzogiorno a Bagdad per la visita-lampo in Iraq. Proprio nelle stesse ore è arrivata la notizia dall’Italia che le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno approvato la risoluzione che sostiene il governo nell’invio di aiuti militari ai curdi nell’ambito della crisi in Iraq. Il via libera è giunto dal Senato con 27 voti favorevoli e 4 contrari, nessuno astenuto; la Camera ha dato il via libera, con 56 voti a favore e 13 contrari. Autorizzato dunque il trasferimento di armi e munizioni ai peshmerga curdi. Un’operazione definita dal ministro della difesa Roberta Pinotti e dalla collega degli Esteri, Federica Mogherini, “indispensabile”. «Il Mediterraneo e il Medio Oriente sono scossi da una minaccia che sì riguarda anche l’Europa e sì riguarda anche l’Italia»- ha detto la Mogherini ai giornalisti che le chiedevano dei jihadisti dell’Isis. Il ministro Pinotti ha spiegato davanti alle Commissioni di Camera e Senato che: «Le forniture belliche predisposte contengono armamento leggero e relative munizioni già in uso a forze armate italiane destinato alla difesa personale e d’area e altre armi individuali, di squadra e contro-mezzi, di fabbricazione sovietica, sequestrate in mare durante le guerre dei Balcani. Le armi comprendono mitragliatrici che le forze armate italiane non usano più, e razzi anticarro».

«Europa vicina al popolo iracheno»

Arrivato a Bagdad Matteo Renzi ha incontrato il premier uscente iracheno Al Maliki nel palazzo presidenziale dentro la zona verde.«L’Europa in questi giorni deve essere in Iraq altrimenti non è Europa»- ha detto il presidente del consiglio italiano e presidente di turno della Ue. «Chi pensa che la Ue volti le spalle davanti ai massacri, impegnata solo a pensare allo spread, o sbaglia previsione o sbaglia semestre»- ha aggiunto Renzi parlando a margine dell’incontro con Al Maliki. Il premier ha espresso amicizia e vicinanza al governo e al popolo iracheno. «C’è uno spirito di amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi, oggi è arrivato il sesto aereo di aiuti umanitari» - ha ricordato.

La lotta al terrorismo

Il premier ha anche sottolineato come «L’integrità della regione e dell’Iraq sia fondamentale per la stabilità di tutta l’area e che è importante l’individuazione di una strategia chiara per far uscire l’Iraq da una situazione di violenza». Tra Renzi e al-Abadi si è svolta una conversazione molto concentrata sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, con riferimento anche all’assassinio del giornalista americano Foley. Al-Maliki si è rivolto a Renzi come premier italiano, ma anche come presidente di turno dell’Unione. Al Maliki ha citato il suo passo indietro dalla premiership come un atto dovuto. «Non dovete avere paura della democrazia in Iraq - ha affermato il premier uscente - è una democrazia giovane, ma noi ci teniamo». Nella capitale irachena Renzi incontrerà il presidente Fouad Mazuum, il premier incaricato di formare il nuovo governo Haidar Al Abadi e il premier uscente Nuri Al Maliki.Il premier si recherà anche in un campo profughi ad Erbil.

FONTE: corriere.it