domenica 27 settembre 2015

Isis, la Francia annuncia: iniziati i raid aerei in Siria. New York Times: 30mila nuovi 'foreign fighters'

Parigi, 27 settembre 2015 - Isis, la Francia annuncia i primi raid. Questa mattina infatti L'Eliseo ha ufficialmente comunicato di aver condotto i primi attacchi aerei in Siria contro lo stato islamico. L'azione, spiega Pairig, è avvenuta in coordinamento con la coalizione internazionale. A renderlo noto è il quotidiano francese Le Monde. Gli obiettivi dei raid, seguiti alla decisione di estendere l'azione francese militare francese già in corso nel vicino Iraq, sono stati individuati negli ultimi 15 giorni. L'operazione contro "la minaccia terroristica" rappresentata dallo Stato islamico, si legge in una breve nota, è stata coordinata insieme ai partner nella regione.
NY TIMES: 30MILA FOREIGN FIGHTER - Intanto il New York Times aggiorna sui nuovi affiliati all'Isis: secondo il NYT sono "almeno 30.000" i foreign fighters in Siria e Iraq che sono andati a combattere nelle file dell' Isis. Il NYT spiega che a rivelarlo sono fonti di intelligence Usa, puntualmente citate dal giornale. In 12 mesi il loro numero "è raddoppiato" stimano i responsabili, affermando che i reclutamenti "sono in costante crescita, con quasi 1.000 nuovi combattenti al mese". Almeno 250 gli americani.
FONTE: quotidiano.net

mercoledì 23 settembre 2015

Quasi cinque miliardi dall’Ue per i migranti. Bruxelles incalza Roma: chiarezza sui flussi


Più fondi dalla Commissione europea per facilitare l’accoglienza fuori dall’Unione (Turchia, Libano e Giordania). Sul summit l’incognita di come si muoverà l’Ungheria

Tutti vogliono che sia il vertice della concordia, dell’armonia almeno di facciata, perché litigare sulla tragedia non conviene a nessun politico. Poco dopo le sei di questo pomeriggio i leader dell’Unione hanno ripreso il confronto sul dramma delle migrazioni, e sull’azione per cercare di essere davvero solidali e responsabili. Ieri c’è stata l’intesa sulla redistribuzione di 120 mila rifugiati chiusa coi quattro “no” di Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria. Ora si intende far passare il messaggio che si guarda avanti e si lavora per arrestare i flussi, agendo sulla politica estera e aiutando i paesi di prima accoglienza, in testa Turchia, Libano e Giordania. 

«Ci sono milioni di persone che possono arrivare nel nostro continente», avverte il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. La paginetta e mezza di conclusioni che i suoi servizi hanno distribuito nel primo pomeriggio continente tutti i titoli degli interventi ritenuti necessari «per arrivare a soluzioni di lungo termine e durature». In attesa delle future e attese riforme delle regole del gioco, il testo chiede di difendere e applicare i Trattati di Schengen e quello di Dublino, che invece l’Italia giudica superato dalla realtà della riallocazione.  

Al summit viene proposto di stanziare almeno un miliardo per aiutare le agenzie non governative come il Pam a gestire i migranti sul territorio e propone un Fondo Madad mirato ai profughi siriani. Si invita poi ad adottare e elaborare le proposte dell’agenda sull’Immigrazione della Commissione Ue, il che vuol dire protezione delle frontiere, Attuazione dei rimpatri, rafforzamento delle agenzie. Sono principi su cui pare facile trovare un consenso. Poi l’esito del summit può dipendere da quanto tesa sarà la gamba con cui entreranno l’ungherese Orban e gli altro sconfitti dell’est. Il maggiore ha prima accusato la Germania di essere la causa di tutti i mali, poi ha detto che «i tedeschi sono in difficoltà e vanno aiutati». 

Il suggerimento tecnico  
La Commissione Ue stanzia più fondi e lancia nuove iniziative per fermare l’esodo migratorio dai paesi e auspica che siano stanziati ulteriori 4,7 miliardi per facilitare l’accoglienza fuori dall’Unione, in Turchia come in Libano e Giordania. Allo stesso tempo, avverte che solo 5 paesi su ventotto hanno recepito correttamente le norme comunitarie per l’asilo e invia altre 40 comunicazioni di infrazione alle capitali di quasi tutti gli stati per chiedere di fare in fretta e mettere l’apparato legislativo in sintonia con i dettami comuni europei. A Roma, è stata indirizzata a fine agosto una lettera amministrativa per reclamare informazioni sui flussi che le nostre autorità non controllano: si contestava la differenza fra i 92 mila accolti e i circa 30 mila effettivamente registrati. Roma ha risposto che i numeri sono sbagliati, e che in realtà ne controlliamo due su tre. Bruxelles non è convinta. Vuole più ragguagli, altrimenti rischiamo una nuova procedura di infrazione. L’undici settembre una lettera analoga sull’applicazione della direttiva rimpatri.  

Gli auspici  
L’ambizione ufficiale che si raccoglie al Consiglio, cioè nella casa europea dei ventotto leader, è che si riesca stasera a mandare un segnale di unità e responsabilità sulla crisi dei migranti. Dopo le tensioni e il voto a maggioranza sui 120 mila profughi da ridistribuire, oggi si prova ad andare avanti: innescare davvero il volano della politica estera, assistere i paesi terzi dove passano i migranti, investire perché non arrivino, aiutare chi li può accogliere, è la formula che si vuole far passare. Ovvero, studiare come si possa affrontare la crisi alla radice, rafforzare le frontiere esterne, alimentare il dialogo e la cooperazione con i Paesi africani e gli Stati più colpiti dal conflitto siriano, come Turchia, Giordania, Libano e i Balcani occidentali.  

La sfida  
Come già si diceva ieri sera, il premier ungherese Orban ha fatto sapere di voler mettere alla prova l’intesa sui 120 mila. Vuole un chiarimento, mentre i cechi sono pronti a dire che porteranno l’intesa alla Corte di Giustizia e gli Slovacchi rifiutano di applicarla. Effetto polveriera possibile. Se dovessero essere insistenti, gli risponderanno per le rime. Ipotesi possibile.  

L’azione  
Il sostegno europeo ai centri di accoglienza nuovo format (gli Hotspot) comincerà dalla fine di questa settimana, dice il commissario Avramopoulos, responsabile per l’immigrazione. Rafforzare i controlli alle frontiere è cruciale per garantire Schengen. «Presenteremo nuove proposte per rafforzare i controlli». Ci sarà anche una proposta per una guardia costiera comune e iniziative congiunte di sorveglianza alle frontiere.  

I fondi  
La Commissione vuole fornire oltre un miliardo di euro in aiuti per i rifugiati siriani e un altro miliardo per la Turchia che ospita quasi due milioni di profughi. «Vorrei sottolineare che la Turchia è un partner chiave nella gestione dei flussi e nell’accoglienza dei profughi – ha ribadito l’Alto Rappresentante per la Politica estera Ue, Federica Mogherini - nessuno deve dimenticare che ospita nel suo territorio due milioni di rifugiati».  

I dettagli finanziari  
Il presidente Juncker chiederà al vertice dei leader, stasera, di aumentare i fondi di emergenza per gli stati più colpiti per 100 milioni nel 2015 e di 600 nel 2016. Auspicherà anche l’assunzione di 120 funzionari per le agenzie come Frontex. Duecento milioni dovrebbero quindi andare al sostegno diretto dei rifugiati, altri 300 nuovi milioni per l’aiuto dei profughi. Il bilancio Ue dovrebbe mettere 500 milioni del Trust Fund per Turchia, al quale dovrebbero contribuire anche gli stati membri. 

FONTE: Marco Zatterin (lastampa.it)

sabato 29 agosto 2015

Netanyahu: «Italiani, voi sbagliate. Pagate troppe tasse». E lo spiega con un grafico sul retro del menù

La curva di Laffer disegnata da Netanyahu sul retro del menù all’Expo

Il premier all’Expo prende un foglio e traccia la curva di Laffer: ecco dove sbagliate

Prima ha sgranato gli occhi: «What?!». Poi ha chiesto una penna e, disegnando un grafico sul retro del foglio con il menù della cena, Benjamin Netanyahu ha improvvisato la lezione di fiscalità. Suo interlocutore, nella saletta riservata del ristorante di Palazzo Italia, il commissario unico di Expo Giuseppe Sala. Proviamo a ricostruire la scena.

Siamo, giovedì sera, al termine della visita (blindatissima) di Netanyahu all’Expo: padiglione di Israele, poi Cina, Stati Uniti e infine lo spazio italiano. Tutto bellissimo, «un grande successo», ripete lui davanti ai microfoni e in separate sedi. Al tavolo del ristorante gestito da Peck siedono anche la moglie del premier israeliano, Sara, e il commissario del Padiglione Italia Diana Bracco. Si parla ancora di Expo, «un’organizzazione davvero incredibile per un evento con così tante complessità», si complimenta. Poi la politica interna: «Ho sentito che il vostro primo ministro Matteo Renzi sta avviando una manovra per abbattere le tasse», è lo spunto. Ed ecco la domanda a Sala: «Ma lei quanto paga di tasse?». «Mah, circa il 50 per cento. Stupore di Netanyahu: «Come?!». Il premier scuote la testa e chiede a Sala una penna. La discussione si anima e interviene anche Diana Bracco, che è imprenditrice ed è stata ai vertici dell’associazione degli industriali: «Per le aziende è peggio, la tassazione in Italia è altissima».

Arriva il cameriere con la penna e Netanyahu illustra il principio della curva di Laffer: su un asse c’è il «tax rate», l’aliquota fiscale e sull’altro le «tax revenues», le entrate fiscali. Se tu tieni al massimo di 100 o al minimo di 0 (zero, ndr) le tasse, quello che incassi è sempre zero. Se tracci però la curva che incrocia i due dati, trovi un punto di equilibrio e verifichi che risali questa curva solo diminuendo le tasse. «Noi abbiamo fatto così — garantisce il premier israeliano — e ha funzionato. Siamo riusciti a tagliare l’aliquota fiscale dal 36 al 25 per cento e gli introiti fiscali sono cresciuti». Netanyahu, che fino al 2005 è stato ministro delle Finanze, garantisce che la teoria funzioni. Sala e Bracco ascoltano e memorizzano la curva di Laffer. La cena, dopo il risotto alla milanese, prosegue con il «branzino all’amo arrostito in foglie di lattuga, bottarga e vellutata di zucchine in fiore». Sala piega il foglio dove, dietro agli elaborati nomi dei piatti serviti, c’è la ricetta per pagare meno tasse garantendo più entrate allo Stato: «Posso conservarlo? chiede a Netanyahu. «Certo, non è un segreto». 

FONTE: Elisabetta Soglio (corriere.it)

lunedì 10 agosto 2015

La Turchia colpita da una raffica di attentati


Almeno 8 le vittime delle violenze nel Paese. Bomba contro stazione di polizia a Istanbul. Spari contro le forze di sicurezza nel sud-est del Paese. Sale la tensione con i curdi

Una raffica di attacchi sconvolge la Turchia, portando la violenza terrorista fino a Istanbul, dove anche il consolato Usa è finito nel mirino. Già provato dagli scontri con i guerriglieri del Pkk curdo dopo la rottura della tregua il mese scorso, il Paese ha vissuto oggi una giornata di sangue con un bilancio complessivo di 8 morti e 18 feriti in quattro diversi attentati.  

TENSIONE CON IL PKK  
Un’escalation del caos che imperversa da quando il 24 luglio Ankara ha iniziato la sua «guerra sincronizzata al terrorismo», bombardando le postazioni dell’Isis in Siria e del Pkk nel nord dell’Iraq. Negli attacchi odierni sono i gruppi eversivi di estrema sinistra a comparire sulla scena, nel giorno in cui 24 sospetti membri dell’Isis sono stati arrestati in diversi raid. Un quadro drammatico sul cui sfondo restano le tensioni politiche di un Paese ancora senza governo a più di due mesi dal voto

L’ESPLOSIONE ALLA STAZIONE DI POLIZIA  
La giornata nera di Istanbul è iniziata intorno all’una di notte, quandoun’autobomba ha colpito una stazione di polizia nel quartiere asiatico di Sultanbeyli. Dieci persone, tra cui 3 agenti, sono rimaste ferite, mentre l’attentatore è morto nell’esplosione che ha causato il crollo di parte dell’edificio di tre piani. Quando poi la polizia scientifica è arrivata sul posto per i rilievi, altri attentatori hanno aperto il fuoco, ammazzando un artificiere. Uno di loro è stato ucciso dai colpi di risposta. L’attacco è stato rivendicato su Twitter dal gruppo Hsb (Unità di difesa del popolo), una sigla di estrema sinistra di recente creazione, secondo cui i suoi militanti uccisi sarebbero in realtà 4. La notizia non è stata però confermata dalle autorità. 

ATTACCO AL CONSOLATO USA  
All’alba è stato invece preso di mira il consolato americano a Istanbul, nella zona europea di Sariyer. Due donne hanno sparato contro l’edificio, difeso da imponenti misure di sicurezza, senza causare vittime né danni. Poi si sono date alla fuga. Una è riuscita a scappare, l’altra è stata raggiunta e ferita in uno scontro a fuoco con la polizia in un edificio vicino. Il suo nome è Hatice Asik, rilasciata dal carcere appena un mese fa per aver partecipato a un attentato a una stazione di polizia. Fa parte del gruppo di estrema sinistra Dhkp-c, sigla marxista-leninista che ha rivendicato l’attacco contro gli Stati Uniti «nemici dei popoli del Medio Oriente». 

GLI ATTACCHI A SUD-EST DEL PAESE  
Un clima infuocato cui si sono aggiunte le notizie provenienti dal sud-est, dove il Pkk ha ucciso 4 poliziotti facendo esplodere una mina al passaggio del loro blindato. In un altro attacco a un elicottero militare un soldato che era a una settimana dal congedo è rimasto ucciso e 7 suoi commilitoni feriti. Il bilancio delle vittime tra le forze di sicurezza turche sale ad almeno 29 nell’ultimo mese. Gli scontri sono proseguiti anche nel pomeriggio, con due attacchi simultanei a una stazione di polizia e a un posto di guardia della gendarmeria nella provincia sudorientale di Diyarbakir 

FONTE: lastampa.it

lunedì 6 luglio 2015

Grecia, le banche non riaprono: limite su prelievi Tsipras a Merkel: domani le nostre proposte

 
L’ex ministro Varoufakis, a destra, e il suo sostituto Euclid Tsakalotos (Reuters)
 
Varoufakis lascia: al suo posto Tsakalotos. Stasera la Cancelliera da Hollande, martedì l’Eurogruppo. Borse europee a picco, Milano chiude a -4%.
 
Il popolo greco ha detto no al referendum e ora si apre una settimana decisiva per il futuro del Paese. All’alba il ministro delle Finanze Varoufakis ha annunciato le dimissioni “per facilitare l’intesa” con i creditori. Al suo posto Euclid Tsakalotos. Tutte le Borse sono sprofondate. Milano ha chiuso la giornata cedendo il -4%. In serata è previsto un vertice Merkel-Hollande, domani l’Eurogruppo. Questi i risultati definitivi diffusi dal ministero dell’Interno di Atene: i no sono stati il 61,31%, i sì al 38,69%. Hanno partecipato al voto 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto. 
 
 
 
 
19.50 - MERKEL: “PORTA RESTA APERTA, ASPETTIAMO PROPOSTE GRECIA”  
Le condizioni per aprire nuovi negoziati con la Grecia «non ci sono ancora. Aspettiamo proposte precise da parte del premier greco», ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel all’Eliseo, aggiungendo che la «porta resta aperta». 
 
19.43 - HOLLANDE: “TSIPRAS FACCIA PROPOSTE SERIE”  
«La porta è aperta alle trattative. Ora spetta a Tsipras fare proposte serie e credibili» affinché la Grecia resti nella zona euro: lo ha detto il presidente francese Hollande al fianco della cancelliera Angela Merkel all’Eliseo. «Prendiamo atto del risultato e rispettiamo il voto dei greci perché l’Europa è la democrazia», ha aggiunto. 
 
19.14 - GLI USA: “SERVE COMPROMESSO, ATENE RESTI IN EURO”  
«Nonostante le differenze, c’è un interesse collettivo a un compromesso, un pacchetto di riforme e crescita, che consenta alla Grecia di restare nell’area euro», ha commentato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest.  
 
19.00 - SCHAUBLE: “ASPETTIAMO PROPOSTA CONCRETA DA ATENE”  
Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble e il suo omologo francese Michel Sapin aspettano dalla Grecia una proposta concreta. Lo hanno detto al termine di un incontro con il ministro delle Finanze polacco Mateusz Szczurek a Varsavia, nell’ambito del cosiddetto Triangolo di Weimar, alleanza che riunisce Polonia, Germania e Francia con l’obiettivo di promuovere la cooperazione e stringere i legami.  
 
17.40 - CROLLA LA BORSA DI MILANO: CHIUDE A -4,03%  
Il no del referendum greco innesca una nuova seduta di vendite sulle Borse del Vecchio Continente, con Milano maglia nera (depressa dalle banche) che chiude sui minimi di giornata -4,03%, sui livelli di cinque mesi ma.  
 
 
17.23 - VAROUFAKIS: “ANDRA’ TUTTO BENE, NON PREOCCUPATEVI”  
«Andrà tutto bene. Non preoccupatevi». È l’incoraggiamento ai greci dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis dopo le dimissioni presentate questa mattina. In sella alla sua moto insieme alla moglie per le strade di Atene, Varoufakis è stato fermato ad un semaforo da una troupe del Tg3 e un cronista dell’ANSA. 
 
FONTE: lastampa.it

lunedì 29 giugno 2015

Migranti, Gran Bretagna costruirà una barriera di 4 km a Calais

 
Quasi 4 chilometri di barriera alta 3 metri.
E' la trovata della Gran Bretagna per arginare l'assalto dei migranti che a Calais tentano in ogni modo di salire sui camion che attraversano la manica.

Il governo Cameron ha deciso di allargare le 'sue' difese sul suolo francese come ha annunciato il responsabile per l'Immigrazione James Brokshire al Daily Telegraph, specificando che si tratta di barriere sosfisticate e solide, le stesse usate alle olimpiadi di Londra e al summit Nato dello scorso settembre in Galles.
 
FONTE: ilmessaggero.it