lunedì 10 marzo 2014

Italicum, fumata nera sulla parità di genere. Voto alla Camera rischia di slittare


Italicum, fumata nera sulla parità di genere. Voto alla Camera rischia di slittare

La riforma elettorale torna oggi in Aula a Montecitorio. La speranza di Matteo Renzi è quella di far approvare il testo in prima lettura tra stasera e domani mattina. "Entro domattina si chiude", assicura il presidente del Consiglio. Restano però in realtà ancora diverse mine da disinnescare: il cosiddetto salva-Lega, le candidature multiple, la delega al governo per la formazione dei collegi e la rappresentanza di genere.

In particolare su quest'ultimo punto il confronto resta molto aspro e per il momento una mediazione appare lontana, con il movimento bipartisan a favore della sua introduzione deciso a non fare passi indietro. Il comitato dei 9 della commissione Affari costituzionali della Camera, convocato per stamattina, non ha ancora iniziato i lavori sugli emendamenti accantonati dell'Italicum. Non è stato sciolto, infatti, il nodo sulla parità di genere, con Forza Italia ferma sulla posizione di non apportare alcuna modifica all'accordo Renzi-Berlusconi. L'Aula, convocata per le 11, potrebbe quindi slittare ancora.

"Noi dobbiamo tenere una posizione conforme all'accordo, il voto poi è affidato ai singoli parlamentari. Ma sarebbe grave se si usassero gli emendamenti sulla parità di genere per saltare la riforma", avverte Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari costituzionali e deputato di Forza Italia, intervistato da Radio24. "Emendamenti peraltro - aggiunge - che violano dei precetti costituzionali, come dimostrano due sentenze della Corte costituzionale". "Nessuno - inisiste ancora Sisto - mi ha chiamato stanotte - aggiunge Sisto - non mi risultato cambiamenti rispetto a quanto deciso nell'accordo fatto con il Pd".

FONTE: repubblica.it

sabato 8 marzo 2014

Grillini in crisi, cercasi nuovo portavoce: inserzioni on line. Bagarre tra espulsioni e dimissioni



A.A.A. Cercansi addetto stampa che sappia progettare e supportare l’organizzazione di eventi; gestire i comunicati stampa e il database dei contatti; coordinare l’immagine e abbia un’ottima conoscenza dei Social Media. 
A sorpresa, a chiedere i curricula e le relative specifiche, tramite il sito LinkedIn, è stata ieri la Casaleggio Associati di Gianroberto Casaleggio, l’”ideologo” del Movimento Cinque Stelle che da alcuni anni fa coppia fissa con Beppe Grillo. Finora sarebbero arrivate circa 300 offerte di collaborazione.

Che i 5Stelle, da sempre titolari di una comunicazione autonoma molto originale e diversificata rispetto a quella degli altri partiti, siano a caccia di un portavoce non è una novità di poco conto. Il segnale appare come l’ennesima testimonianza del profondo riposizionamento del MoVimento alle prese con le fibrillazioni dei gruppi parlamentari e con qualche segnale di affanno sul fronte del consenso.

TUTTI CONTRO TUTTI
Non a caso dopo le espulsioni dei senatori il barometro continua a segnare tempesta. Ieri contro la violenza verbale interna, accompagnata da tanto di buste con proiettili recapitate agli espulsi Orellana e Battista condannate da tutti ma non da Grillo in persona, una senatrice, Elena Fattori, è arrivata ad invocare Gandhi e la pratica del Satyagraha: il digiuno praticato oltre che dal Mahatma anche da Martin Luther King, da Aung San Suu Kyi e da Marco Pannella.

VOCI INCONTROLLATE
Nel gruppo al Senato dei Cinque Stelle la tensione si taglia con il coltello. I sospetti di tradimento colpiscono addirittura Vito Crimi, primo capogruppo a Montecitorio, nelle prime concitate fasi dell'esordio in Parlamento dell'M5S. Un insospettabile: eppure l'accusa di «intelligenza con il nemico», che per il Movimento è il Pd, colpisce pure Crimi, al quale viene contestato di aver partecipato a cene con esponenti civatiani, la «corrente» del partito di Renzi con la quale sarebbero in contatto i grillini dissidenti.
Le voci si rincorrono a tal punto da spingere Crimi a spiegare; ovviamente su Facebook. «Voglio tranquillizzare chi ha letto preoccupato l'articolo su una cena a cui avrei partecipato con esponenti del Pd di area civatiana, lasciando intendere chissà quali retroscena o tentativi di scouting nei miei confronti». Ricostruisce per filo e per segno l'accaduto («Abbiamo incrociato la senatrice del Pd Ricchiuti...cercava un posto dove andare a cenare e, con un atto di cortesia...l'abbiamo invitata») e infine precisa: «Quindi nessuno scouting, nessuna collusione, nessuna ipotesi di avvicinamenti strategici, nessuna dietrologia...».

Gli attacchi colpiscono anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. «Prima il sottosegretario al governo Letta, poi la vicinanza a Civati, ora una mail in cui avrei difeso i dissidenti: si sta facendo di tutto per raccontare falsità verso la mia persona e il mio lavoro da sindaco, anche dopo i chiarimenti dei giorni scorsi», sbotta, anche lui sui social network, ed annuncia: «Io vado avanti, convinto del mio lavoro e della mia onestà».

FONTE: Diodato Pirone (ilmessaggero.it)

venerdì 7 marzo 2014

Pronto al decollo il drone quotidiano Porterà pacchi (e posti di lavoro)



Il 30 aprile in vigore le norme Enac: è il passo finale verso il boom?

Qualcuno è convinto che rappresentino la più grande rivoluzione tecnologica dall’avvento degli smartphone. Si parla degli aeromobili a pilotaggio remoto, meglio conosciuti come droni: secondo le stime dell’Assorpas, l’associazione che riunisce costruttori e operatori che offrono servizi con questi strumenti, sul cielo italiano ne volano ogni giorno circa quattrocento, impiegati per vari scopi. Servono per fare riprese e fotografie aeree, monitorare impianti fotovoltaici, dighe e reti elettriche, controllare terreni agricoli e aree potenzialmente a rischio.  

Utilizzi diversi, in ambienti diversi, anche molto abitati: è ovvio che il settore andava disciplinato. Se ne discute da più di un anno, e da qualche giorno, l’Enac, l’Ente nazionale per aviazione civile, ha reso noto il testo definitivo del regolamento per il volo di droni fino a 150 chili di peso. Entrerà in vigore, salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, il 30 aprile. Per pilotare bisognerà aver compiuto 18 anni e dimostrare di possedere conoscenze teoriche sulle regole dell’aria e pratiche, relativamente all’uso del proprio mezzo. Nel documento non si parla di un permesso o di un patentino, ma Enac prevede che siano organizzati programmi di addestramento specifici. «L’approccio che abbiamo seguito è proporzionato al rischio: più è elevato, meglio cercheremo di vigilare sull’impiego di tali strumenti», spiega Carmine Cifaldi, direttore della Regolazione navigabilità di Enac. Senza entrare troppo nello specifico, per effettuare voli in zone non congestionate, dove la presenza umana è bassa, per esempio aree montagnose e agricole, sarà sufficiente dimostrare a Enac, attraverso un’autocertificazione, di rispettare i requisiti richiesti. Se invece si vuole operare in città, sono previste valutazioni più approfondite da parte dell’ente che, alla fine, dovrà autorizzare il pilota a volare. Un altro parametro che è stato tenuto in considerazione nel regolamento è la distanza da terra: se si vola fino a settanta metri, dove la possibilità di incontrare altri aeromobili è bassa, le norme sono meno restrittive. Per chi vuole raggiungere i 150, occorreranno autorizzazioni particolari.  

«Da un lato, c’è la necessità di garantire la sicurezza delle persone e delle infrastrutture che si trovano in aree sorvolate da droni. Dall’altro, non vogliamo che norme troppo rigide uccidano il settore. È giusto che gli imprenditori che impiegano queste apparecchiature nelle loro attività quotidiane possano continuare a farlo, ma senza rischi» aggiunge Cifaldi. Inoltre, il regolamento prevede l’obbligo di assicurazione. «In realtà molti già ce l’avevano, ma spesso per le agenzie era complicato individuare una formula che potesse andare bene per questi mezzi», commenta Antonio D’Argenio, componente del consiglio direttivo dell’Assorpas, che ha intenzione di istituire un gruppo di lavoro con rappresentanti del settore assicurativo.  

In base ai dati dell’associazione, nel nostro Paese si contano oltre trecento aziende che operano nel comparto. Se dare dei numeri sul valore di questo mercato in Italia è pressoché impossibile, ci si può riferire alla ricerca della società americana Asd Reports secondo la quale, entro il 2021, il giro d’affari mondiale toccherà i 130 miliardi di dollari. Nel 2012 era fermo a sette. Una crescita, almeno sulla carta, esplosiva.  

A parte l’idea lanciata da Amazon di adottarli per consegnare i pacchi, alle Olimpiadi invernali di Sochi i droni hanno regalato insolite inquadrature degli atleti in gara. E se Fendi, in collaborazione con Google, ha portato una Drone-cam in passerella per filmare la sua sfilata alla settimana della moda milanese, si sono già viste in tv e sul web riprese effettuate da droni. E c’è chi pensa che un giorno questi veicoli potranno essere messi al servizio degli ospedali in situazioni di emergenza, per trasportare sacche di sangue, lasciando le ambulanze ferme nel parcheggio.  

In attesa che il regolamento diventi operativo, al Fablab di Milano, nato a novembre con l’aiuto della Fondazione Mike Bongiorno, è stato organizzato il primo corso di base su costruzione e utilizzo dei droni. Le iscrizioni sono state così numerose che l’esperienza si ripeterà. E gli studi confermano: secondo la società di ricerche di mercato americana Sparks & Honey il pilota di droni è una delle venti professioni del futuro. 

FONTE: Lorenza Castagneri (lastampa.it)

giovedì 6 marzo 2014

Rimborsati torroni, provole e sushi Sotto accusa 64 politici lombardi

Chiuse le indagini su ex consiglieri e assessori del Pirellone

A rischiare il rinvio a giudizio sono 31 consiglieri del Pdl, 23 della Lega, 5 del Pd, due dell’Udc e uno ciascuno di Sel, Idv e Partito dei pensionati. Sotto accusa dopo le indagini della Gdf di Milano migliaia di rimborsi chiesti e ottenuti dai politici che talvolta sembrano avere una vera passione per l’elettronica, visto che acquistano smartphone, tablet, macchine fotografiche e tv a profusione, specie all’approssimarsi del Natale. In questo modo, dalle casse della Regione dal 2008 al 2011 sono usciti illegalmente 2.941.721,29 euro tra cui i 61,50 spesi in macelleria da Alessandro Marelli (Lega) o i 162 ottenuti da Giovanni Bordoni (Pdl) per prodotti della Valtellina. Renzo Bossi, figlio del senatùr Umberto, ha ottenuto rimborsi per 15.757,21 euro, per pagare anche una spremuta d’arancia e brioche farcite (3,30 euro), caramelle e salatini (18,05), una Red Bull e le sigarette (17,85), ma anche un tv color da 32 pollici (428,90 euro), iPad, iPhone e accessori vari (1.515), un rilevatore di autovelox, tutor (188,90), «due spazzolini con nome» un frigorifero (159) e invitare undici persone al «Ristorante del bolognese » (850 euro). Nei guai anche alcuni capigruppo per le spese dei rispettivi gruppi. Giulio Boscagli, che ha guidato il Pdl fino al 2008, tra le curiosità, risponde delle ricariche di caffè del distributore automatico dell’ufficio pagate centinaia di euro e del «necrologio Berlusconi», costo 189 euro, presumibilmente fatto pubblicare a febbraio 2008 alla scomparsa della madre dell’allora leader pdl Silvio Berlusconi. Anche l’opposizione ha la sua parte di problemi.

Il capogruppo Guido Galperti finisce indagato per i 41.612,27 euro andati al Pd, di cui 21mila spesi per un progetto di comunicazione, quasi 600 per «pasticceria e dolciumi» e 15mila per una consulenza in «materia di politiche abitative» nel 2008. Carlo Porcari, altro capogruppo Pd (239.870,68 di rimborsi), liquida spese per cene con centinaia di commensali, ma anche spese per 24,1 kg di salami e 14 di cotechini (391 euro) e perfino 8,62 euro per le aspirine, cui si aggiungono 16 mila euro per due ricerche sulla situazione economica e sociale del cremonese.

Chiara Cremonesi di Sel (quasi 85mila euro di rimborsi) mette in lista mille euro per iscrivere otto persone alla «Scuola di cultura politica» e la benzina, i biglietti del treno e del tram dei collaboratori. L’unica consigliera del Partito Pensionati, Elisabetta Fatuzzo, ha una passione per il sushi e per il pesce in generale: spende 200 euro per un pranzo con «tagliata di aragosta». L’elenco pare infinito: Giovanni Rossoni, ex assessore pdl all’istruzione, paga 15.589 euro per regali di Natale «istituzionali» 2008-2010 tra cui torrone, provolone «Auricchio » e latticini; Carlo Spreafico (Pd) tra i rimborsi mette anche i 100 euro per la quota dell’ordine dei giornalisti del 2008 e 9,40 euro per un «ombrello mini automatico»; sono ormai famosi il libro «Mignottocrazia» da 16 euro di Nicole Minetti (Pdl) o le munizioni da caccia (720) del leghista Pierluigi Toscani. Due i casi di truffa. Del primo è accusato l’ex assessore Davide Boni (poi presidente del Consiglio regionale) che avrebbe comunicato alla Regione di essere residente a Sabbioneta (Mantova) mentre dal 2003 si era trasferito a Milano, ottenendo così 27mila euro per spese di viaggio cui non aveva diritto. Dopo aver rinunciato all’autista, ricevendo quasi 70mila euro, usava con la stessa mansione un collaboratore esterno della Regine costato tra il 2005 e il 2010 160mila euro. Infine, il caso del leghista Stefano Galli che fece avere una consulenza da 196 mila euro al genero, Corrado Paroli, anche lui indagato, che non aveva i requisiti. Galli mise in nota spese 6.183 euro per il banchetto del matrimonio tra Paroli e la figlia.

FONTE: Giuseppe Guastella (corriere.it)

martedì 25 febbraio 2014

È stato un eroe della lotta alle Br, oggi è l'unico condannato del caso Abu Omar


Luciano Seno faceva parte della squadra di Dalla Chiesa ed è stato condannato per favoreggiamento nei confronti di Niccolò Pollari

A vantarsi di essere stati al fianco di Carlo Alberto dalla Chiesa, quando il Generale dava la caccia alle Brigate Rosse, sono oggi in tanti. Luciano Seno c'era davvero, e infatti non se n'è mai vantato. Dall'Arma è passato ai servizi segreti, e qui è rimasto impigliato nella indagine della procura di Milano sul sequestro da parte della Cia dell'imam estremista Abu Omar. É la indagine che ieri si è ufficialmente affossata con il proscioglimento definitivo di tutti gli uomini del Sismi, dall'ex direttore Nicolò Pollari al capo del controspionaggio Marco Mancini, che la Cassazione ha fatto uscire di scena dopo la conferma del segreto di Stato sull'intera vicenda da parte della Corte Costituzionale. Anche se ci sono voluti undici anni (la rendition avvenne a Milano il 17 febbraio 2003) gli 007 italiani escono incolumi da questa storia. Tutti, tranne uno: lui, il colonnello Seno, condannato in via definitiva a due anni e otto mesi di carcere per favoreggiamento. Cioè per avere aiutato i suoi capi, Pollari e Mancini, a schivare le indagini della magistratura. In particolare, a Seno viene contestato di avere prestato il suo telefono a due superiori, il generale Pignero e il capodivisione Mancini, che erano stati da poco interrogati dai pm milanesi e che riferivano l'andamento dell'interrogatorio.
Anche nel caso che Mancini, Pollari e gli altri agenti del Sismi fossero stati dichiarati colpevoli era discutibile che passare il proprio telefono a un superiore gerarchico volesse dire essere complici dei suoi tentativi di depistaggio. Ma a rendere surreale la situazione è la circostanza che alla fine Mancini non è stato condannato ma prosciolto. Non ci sono prove utilizzabili, secondo la Cassazione, per dichiarare i vertici del Sismi corresponsabili del sequestro Abu Omar. E allora, se non è provata o provabile la colpevolezza di Mancini, come si può dichiarare Seno colpevole di avere aiutato un colpevole? É questo l'interrogativo che i legali di Seno, Luigi Panella e Enzo Cannizzaro, non essendo più possibile alcun ricorso in Italia hanno deciso di sollevare davanti alla Corte europea per i diritti dell'uomo. Lo stesso giudice Oscar Magi, che per primo aveva condannato Seno, aveva dato atto della assurdità della situazione: «È di palmare evidenza che tale argomentazione costituisce un estremo ed ulteriore paradosso nella vicenda in esame: risulta, in estrema sintesi, possibile indagare sulle condotte che hanno favoreggiato dei presunti sequestratori e non risulta possibile indagare sulle condotte di sequestro, per il solo fatto che tali ultime sono state operate al di sotto di un ombrello immunitario derivante dall'esistenza di un segreto di Stato. Questo giudicante non può che essere d'accordo sulla paradossalità di tale ultimo assunto, ma non può che confermarne la validità».
Oltretutto, scrivono i due legali di Seno, anche al colonnello è risultato impossibile difendersi visto che il segreto di Stato imposto dai governi Prodi e Berlusconi lo ha vincolato al silenzio: «Al colonnello Seno non è stato consentito di portare prove a discarico e di dimostrare che le condotte ad esso imputate non costituivano un reato in quanto giustificate alla luce dell'assetto organizzativo e operativi dei Servizi», si legge nel ricorso alla Corte di Strasburgo. Lui, Seno - settantre anni, cuneese, chiuso e silenzioso - è in attesa che il prossimo 1 aprile il tribunale di sorveglianza di Milano esamini la sua richiesta di affidamento ai servizi sociali, unica chance che gli resta di evitare di essere rinchiuso a espiare la pena. Ma anche se la sua richiesta venisse accolto, la sensazione di essere vittima di una colossale ingiustizia non gli verrà mai scrollata di dosso.
FONTE: Luca Fazzo (ilgiornale.it)

giovedì 20 febbraio 2014

MASSACRO A KIEV: "CENTO MORTI". ULTIMATUM DI OBAMA: "VIA I MILITARI"


Il massacro a Kiev

Cento morti": è il drammatico bilancio degli scontri a Kiev. Bilancio che dà l'entità del massacro che si sta svolgendo in Ucraina.

OBAMA: VIA LE FORZE SICUREZZA Il presidente ucraino Viktor Ianukovich deve ritirare immediatamente la sue forze di sicurezza e rispettare il diritto a una pacifica protesta. Lo afferma la Casa Bianca.
 
BONINO: "DECISE SANZIONI UE" «In accordo» con i tre ministri a Kiev «la decisione è di procedere molto rapidamente nelle prossime ore a un bando, a coloro che in Ucraina si sono macchiati di violenza, sui visti e sugli assetti finanziari». Lo ha detto Emma Bonino lasciando il Consiglio Esteri prima della conclusione. La ministra degli esteri ha annunciato anche un apertura di facilitazioni di visti «per i feriti, la società civili e i dissidenti». La decisione sulle sanzioni non è stata ancora presa formalmente dal Consiglio, ma è imminente.
 
TREGUA TROPPO FRAGILE È durata l'arco di una notte ed è finita con un altro bagno di sangue la tregua a Kiev annunciata ieri sera dal presidente Viktor Ianukovich. La capitale ucraina questa mattina è ripiombata nel caos, il palazzo che ospita il governo e il parlamento sono stati evacuati e dalla ripresa degli scontri il nuovo bilancio potrebbe essere già di 36 morti, oltre ai 28 di ieri.

FONTE: leggo.it

sabato 15 febbraio 2014

LE FIAMME NON CONCEDONO IL BIS CONTRO IL ROVIGO ED ESCONO SCONFITTE DAL “GELSOMINI”



                                          (Foto: Flavia Conforti dal sito delle FF.OO.)

Presutti: “Troppi errori da parte nostra, ma la differenza tecnica tra le due squadre c’è e si vede. Dobbiamo sfruttare lo stop del campionato per ricaricare le batterie e farci trovare pronti per i prossimi impegni”

IL COMMENTO
Roma – Le Fiamme Oro non bissano il successo del trofeo Eccellenza e lasciano cinque punti al Rovigo che vola in classifica a quota 50. Un successo, quello dei polesani, maturato nella prima frazione di gioco, durante la quale i ragazzi di Frati e De Rossi riescono a mettere a segno ben tre mete, mantenendo salde nelle mani le redini del gioco. Dal canto loro le Fiamme, a fronte di un primo tempo quasi incolore e quasi sempre costrette nella propria metà campo, durante la seconda frazione di gioco riescono ad uscire e a costruire azioni anche di ottima fattura. Ma i troppi errori commessi e la differenza tecnica, alla fine dei giochi hanno permesso ai Bersaglieri di avere la meglio.
“Non sono scontento della nostra prestazione – ha dichiarato coach Pasquale Presutti – anche se abbiamo commesso troppi errori che, una squadra come il Rovigo, non ti perdona. La differenza tra i due team c’è e si vede, come, d’altronde, si vedono anche i nostri progressi. Ora dobbiamo sfruttare al massimo la settimana di stop per ricaricare le batterie e farci trovare pronti alle sfide che ci attendono in campionato”.
Il prossimo impegno, dopo una settimana di riposo per il match della Nazionale nel Sei Nazioni con la Scozia, vedrà il XV della Polizia di Stato far visita, sabato 1° marzo, ai Campioni d’Italia del Mogliano.

LA CRONACA
È l’azzurro Mauro Bergamasco ad aprire le marcature al 2’ con un piazzato: 0-3. Al 14’ sono ancora gli ospiti ad andare a segno, sempre dalla piazzola, con Basson che fa 0 a 6. Sono i Bersaglieri a mantenere il pallino del gioco e al 17’ vanno in meta con Ferro che sfrutta una delle tante indecisioni della difesa cremisi. La trasformazione di Bergamasco porta il punteggio sullo 0 a 13. Le Fiamme provano a rialzare la testa prima al 21’, con un piazzato di Benetti che, però, non centra i pali e poi al 24’, sempre con il numero 9 cremisi, che fa tutto da solo e mette a segno i primi cinque punti per i padroni di casa: 5-13. Ma il Rovigo sembra aver imparato la lezione e, due minuti dopo, con la meta di Mountariol allunga ancora il divario portandosi sul 5 a 18. Gli ultimi minuti del primo tempo sono tutti di marca rossoblu: al 35’ Basson centra l’acca dalla piazzola per il 5 a 21 e, al 39’, Ferro va di nuovo in meta chiudendo la prima frazione sul 5 a 26.
Le Fiamme, dopo il riposo, rientrano in campo con maggior determinazione ed iniziano a macinare gioco. Al 9’ e al 16’, Nicola Benetti centra i pali dalla piazzola, portando i padroni di casa sull’11 a 26. La pressione del Rovigo cresce e le Fiamme sono costrette per più di una volta nei propri 22. Una pressione che porta i suoi frutti al 27’ quando Ngawini raccoglie un pallone perso dai cremisi e vola a segnare la meta bonus dell’11 a 33. Le Fiamme cercano di sfondare la linea dei Bersaglieri, ma spesso vanno ad impattare contro la solida difesa rossoblu. Al 34’ ci prova l’ex, Andrea Bacchetti, con una corsa palla in mano di più di 40 metri, ma viene fermato a ridosso della linea di meta. Un minuto dopo è un altro rodigino delle Fiamme a salire agli onori delle cronache: Marcello De Gaspari, sul lato sinistro del campo, rompe un placcaggio e vola oltre la linea di meta. La trasformazione di Luca Calandro porta lo score sul 18 a 33 per gli ospiti, punteggio con cui si chiude il match.

IL TABELLINO
12^ Giornata Campionato di Eccellenza
Roma, Caserma “S. Gelsomini” – Domenica 15 febbraio 2014, ore 15.00
Fiamme Oro Rugby v Vea Femi-CZ Rugby Rovigo Delta 18-33 (p.t. 5-26)

Marcatori: 2’ cp Bergamasco (0-3), 14’ cp Basson (0-6), 17’ m Ferro tr Bergamasco (0-13), 24’ m Benetti (5-15), 26’ m Mountariol (5-18), 35 cp Basson (5-21), 39’ m Ferro (5-26)
Secondo tempo: 49’ cp Benetti (8-26), 56’ cp Benetti (11-26), 67’ m Ngawini tr Bergamasco (11-33), 75’ m De Gaspari tr Calandro (18-33)

Fiamme Oro Rugby : Barion, De Gaspari, Massaro, Forcucci (49’ Sapuppo), Bacchetti, Canna (69’ Calandro), Benetti (69’ Marinaro), Amenta, Balsemin (42’ Marazzi), Zitelli (69’ Perrone), Sutto, Mammana, Pettinari (42’ Di Stefano), Cerqua, Naka (49’ Cocivera)
A disp.: Moscarda
All.: Pasquale Presutti

Vea Femi-CZ Rugby Rovigo Delta: Basson, Ragusi, Bergamasco, Mc Cann (42’ Van Niekerk), Ngawini, Rodriguez (77’ Fratini), Frati (79’ Calabrese), De Marchi (69’ Maran), Lubian, Ruffolo (52’ Folla), Mountariol, Ferro, Pozzi (69’ Balboni), Mahoney (79’ Gatto), Quaglio (77’ Borsi)
All.: Filippo Frati – Andrea De Rossi

ArbitroRizzo (Piacenza)
g.dl.: Colantonio (Roma)
4° uomo: Romani (Roma)
Man of the match: Luke Mahoney (Rovigo)
Calciatori: Fiamme Oro: Benetti 2/4 (cp 2/3 tr 0/1). Rovigo: Bergamasco 3/5 (cp 1/1, tr 2/4) Basson 2/3 (cp 2/3)
Note: 800 spettatori, man of the match premiato dal Capo della Polizia, prefetto Alessandro Pansa
Punti conquistati in classifica: Fiamme Oro Rugby 0, Rugby Rovigo Delta 5


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Cristiano Morabito
Responsabile ufficio stampa Fiamme Oro Rugby
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skype: cristiano_morabito
twitter: @crismorabito