venerdì 13 marzo 2015

Terni, 27enne ucciso in strada per uno sguardo "di troppo". Killer espulso nel 2007



Tragedia nella notte a Terni, muore un ragazzo ternano di appena 27 anni, David Raggi. Il dramma si è consumato in piazza dell'Olmo davanti al bar People, poco prima della Mezzanotte di giovedì 12 marzo. Il 27enne è stata colpito alla gola da un collo di bottiglia rotta. Il presunto autore del folle gesto è stato fermato in via Roma, a poche centinaia di metri da piazza dell'Olmo, abituale luogo di ritrovo notturno dei giovani dove si trovano bar, pub e ristoranti. L'aggressore è un marocchino di circa 30 anni che era stato espulso nel 2007 e di recente gli era stata rifiutata la richiesta d'asilo.

La dinamica Secondo una prima ricostruzione pare che lo straniero fermato volesse a tutti i costi entrare nel locale per continuare a prendere da bere. Lo straniero ha dato in escandescenze per una birra. Probabilmente ubriaco è stato allontanato dal locale. Sono intervenuti anche due agenti che erano lì, rimasti leggermente contusi in una colluttazione con il nordafricano. Hanno subito dato l'allarme ai loro colleghi e il 113 ha inviato sul posto una pattuglia. Nel frattempo il marocchino è stato allontanato dal bar da dove è uscito con il collo di bottiglia rotta in mano colpendo, David Raggi che era all'esterno. «Che mi guardi? Che cosa vuoi?», ha detto lo straniero al giovane ternano prima di colpirlo. 

Il fermo Sul luogo della tragedia, intorno alle una di notte, si è recato il questore di Terni, Carmine Belfiore: «Una tragedia, ma almeno siamo riusciti a fermare subito il presunto responsabile che è ancora in uno stato visibilmente alterato. Sono in corso accertamenti per chiarire la dinamica e la nazionalità del fermato».

FONTE: Sergio Capotosti (ilmessaggero.it)

martedì 3 marzo 2015

Dalle telecamere alla fidanzata: tutti i buchi neri dell’inchiesta su Nemzov


Dallo spazzaneve all’auto: i punti oscuri dell’omicidio. E spunta un altro testimone chiave

A quattro giorni dall’omicidio dell’ oppositore Boris Nemzov, ucciso con quattro colpi di pistola alle spalle mentre passeggiava con la sua giovane fidanzata ucraina sul ponte Bolshoi Moskvoretski, vicino al Cremlino, sono ancora molti i buchi neri dell’inchiesta. Mentre i pochi indizi trapelati non bastano ad accreditare una pista precisa. 
 
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LE TELECAMERE  
È il mistero principale. Finora è stato diffuso un unico video grazie a una telecamera dell’emittente moscovita Tvcenter, che la usa abitualmente per far vedere il panorama come sfondo prima o durante i tg e che ha fornito solo immagini a bassa definizione. Difficile pensare che con le moderne tecnologie la polizia non sia riuscita a ingrandirle e a renderle più nitide. Ma soprattutto si stenta a credere che nessuna delle altre videocamere della zona più sorvegliata del Paese abbia registrato la scena del delitto. Oggi alcuni media avevano riferito che alcune delle telecamere erano spente «per riparazione», ma il Comune ha assicurato che quelle del proprio circuito funzionavano perfettamente. L’Fso, il servizio federale per la tutela delle alte cariche statali, ha però precisato che le proprie videocamere non hanno ripreso la sparatoria perché puntate solo verso il Cremlino e il suo perimetro. 

LO SPAZZANEVE  
E’ uno dei `gialli´ del delitto. Il suo passaggio copre il momento clou nelle uniche riprese diffuse, anche se consente di ipotizzare che il killer attendeva la coppia sul ponte, forse sulle scale, e lo mostra mentre sale a bordo di un’auto chiara che sopraggiunge con grande tempismo. Finora nessuna informazione sull’identità del conducente dello spazzaneve e sull’eventuale interrogatorio di questo possibile testimone chiave. 

LA FIDANZATA  
Uno degli interrogativi è perché il killer abbia risparmiato la fidanzata, Anna Duritskaya, che potrebbe essere un teste chiave, anche se finora continua a ripetere di non aver visto il sicario perché tutto è accaduto alle sue spalle. La polizia continua peraltro a interrogarla. 

LA PISTOLA E I BOSSOLI  
Gli investigatori hanno rinvenuto almeno sei bossoli calibro 9 (quattro i proiettili che hanno colpito Nemzov) di diversa produzione sparati da una pistola semiautomatica Makarov, a lungo in dotazione alle forze armate russe. Un’arma molto comune nel Paese che ha firmato vari delitti politici, compreso quello di Anna Politkovskaia 

L’AUTO  
Inizialmente la polizia cercava una Ford Focus o Ford Mondeo bianca, poi alcuni media hanno indicato una Lada Vaz-21102 color argento, con targa caucasica (prima dell’Inguscezia, quindi dell’Ossezia del nord). 

COINCIDENZE, ANALOGIE E MESSAGGI  
A parte l’arma e la targa di una possibile pista caucasica, che rievocano il delitto Politkovskaia, ci sono vari `segni´ da decifrare secondo gli esperti: la sfida del luogo, ossia in faccia al Cremlino, la scelta di tempo, alla vigilia di una marcia anti-Putin, la presenza della fidanzata, una modella ucraina di 23 anni, che ha lasciato adito a pettegolezzi sulla vita privata di Nemzov e a speculazioni su una pista legata non solo a vendette per gelosia ma anche al conflitto ucraino. 

ALTRI TESTIMONI  
C’è almeno un secondo testimone chiave, ma la polizia mantiene il massimo riserbo. Nell’unico video disponibile si vedono inoltre alcuni automobilisti e passanti che si fermano un attimo e poi si dileguano. 

NESSUNA SORVEGLIANZA FSB?  
«E’ quasi escluso che Nemzov non sia stato oggetto di sorveglianza» da parte dei servizi segreti a 2 giorni dalla protesta di piazza: a lanciare questo sospetto è infine il blogger anti-Putin, Alexiei Navalni. 

FONTE: repubblica.it

venerdì 27 febbraio 2015

Riconoscimento Palestina, Camera approva due mozioni contrastanti. Israele plaude

Riconoscimento Palestina, Camera approva due mozioni contrastanti. Israele plaude

Proposte differenti, l'aula le vota entrambe. Una, più esplicita, è del Pd. L'altra è di Ap-Ncd più Sc che subordina la questione all'intesa politica tra Al-Fatah e Hamas. Governo dice sì a tutte e due, sinistra dem si arrabbia

Alla fine l'aula di Montecitorio dice sì a entrambe ma scatena il caos politico. Sul riconoscimento della Palestina, la Camera dei deputati è riuscita ad approvare sia la mozione del Pd sia quella dei centristi di Area popolare più Scelta civica. Due proposte su cui anche il governo si è espresso indistintamente a favore ma che hanno scatenato la reazione della minoranza dem con Stefano Fassina che ha definito "ridicolo" il placet fornito a due documenti "in contrapposizione" (il partito, peraltro, è già sconquassato dallo scontro finale interno sulla riunione convocata dal premier al Nazareno).

I numeri, però, parlano chiaro: 300 voti favorevoli e 45 contrari al testo presentato dal Pd per il riconoscimento della Palestina. Approvato, con 237 voti favorevoli e 84 contrari, anche quello stilato da Ncd. Un esito che farà esultare l'ambasciata israeliana a Roma che subito dirama la nota: "Accogliamo positivamente la scelta del parlamento italiano di non riconoscere lo Stato palestinese e di aver preferito sostenere il negoziato diretto fra Israele e i palestinesi, sulla base del principio dei due Stati, come giusta via per conseguire la pace".

Nel merito dei contenuti: la proposta di Area popolare non prevede espressamente il riconoscimento diretto  della Palestina ma lo subordina a un primo passaggio. Impegna, infatti, il governo "a promuovere il raggiungimento di un'intesa politica tra il gruppo islamico Hamas e il suo antagonista laico Al-Fatah che, attraverso il riconoscimento dello stato d'Israele e l'abbandono della violenza determini le condizioni per il riconoscimento di uno Stato palestinese".

La mozione del Pd è invece più esplicita sulla strada del riconoscimento dello Stato palestinese. Il testo presentato dai dem impegna il governo "a continuare a sostenere in ogni sede l'obiettivo della Costituzione di uno Stato palestinese che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo stato d'Israele, sulla base del reciproco riconoscimento e con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo".

C'è quindi l'impegno per il governo a "promuovere il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, tenendo pienamente in considerazione le preoccupazioni e gli interessi legittimi dello Stato di Israele". Su questa posizione sarebbe pronta a convergere anche la sinistra di Sel.

"C'è il diritto dei palestinesi - ha detto stamani il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni a Montecitorio - a un loro Stato e il diritto dello Stato di Israele a vivere in sicurezza di fronte a chi per statuto vorrebbe cancellarne esistenza. In questo quadro il governo valuta favorevolmente l'impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno Stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per riprendere il negoziato tra le parti". Le sue parole sono state accolte dall'applauso dell'emiciclo.

A seguire, il governo ha reso parere favorevole sia alla mozione del Pd sia a quella di Ap-Sc. Lo ha annunciato il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, rendendo parere contrario su tutti gli altri testi: per le opposizioni, c'è la mozione del M5s che contiene una parte dispositiva fortemente critica con Israele. Sul fronte opposto c'è la Lega che chiede al governo di "non assecondare né agevolare i tentativi unilaterali dell'Autorità nazionale palestinese tesi ad ottenere il riconoscimento internazionale".

Dalla minoranza dem, però, è Stefano Fassina a non gradire: "Se il governo ha dato parere favorevole alla mozione di Ncd sulla Palestina - dice - è ridicolo. Quel testo è il contrario della nostra mozione perché non prevede il riconoscimento dello Stato. Io la mozione di Ncd non la voto e non la votano neppure molti parlamentari del Pd."

La scorsa settimana le divergenze in seno alle forze politiche restituivano una frammentazione diversa: Sel e la socialista Pia Locatelli avevano presentato due mozioni che impegnavano il governo a riconoscere subito lo Stato della Palestina. Il testo della Locatelli era stato sottoscritto anche da 32 deputati del Partito democratico, che aveva rischiato così di spaccarsi. Stamani, invece, la Locatelli ha annunciato il ritiro della propria mozione parlamentare "a fronte di una mozione larga di consensi", presentata dal gruppo Pd.

Ieri c'era stato un continuo evolvere della trattativa con il dem Enzo Amendola alla ricerca di un testo su cui far convergere innanzitutto la maggioranza. Col capogruppo Roberto Speranza era stata redatta una nuova versione analoga alla mozione approvata ad ampia maggioranza dal parlamento europeo il 17 dicembre scorso, che impegna il governo a "promuovere" il riconoscimento della Palestina "di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare". Ma la maggioranza si è comunque divisa.

domenica 1 febbraio 2015

Campidoglio, gli 11 «irriducibili» dei rimborsi “d’oro”

Il Comune continua a pagare i consiglieri per il lavoro privato. Il capogruppo Panecaldo «È ora di finirla» Da Valentina Grippo (Pd) a Imma Battaglia (Sel), fino a Roberto Cantiani (Ncd) assunto nel bar di famiglia

ROMA - Valentina Grippo, Pd, a luglio 2014 è costata all’amministrazione seimila euro, e il livello del suo «stipendio privato» si mantiene costante, ora cinque ora seimila euro; Roberto Cantiani, Ncd, lavora al bar di famiglia, in Prati, «regolarmente a busta paga dal 2002»; Cosimo Dinoi, Cantiere Italia, per il suo lavoro privato fin quando è stato alla «Adl gestioni manageriali» è costato alla città 1.900-2.900 euro al mese: poi, a ottobre 2014, con la «EcoNike srl» il rimborso è arrivato a 4.304 euro.

L’articolo

Sia chiaro, è tutto a norma di legge: l’articolo 80 del Testo unico enti locali, infatti, prevede che il datore di lavoro del consigliere possa chiedere all’amministrazione il rimborso dello stipendio pagato al lavoratore-consigliere comunale. Si chiamavano «rimborsi d’oro», una volta: perché una decina d’anni fa quando il Corriere raccontò la diffusione del fenomeno, dalle amministrazioni comunali fino alle comunità montane, alcuni consiglieri provinciali una volta eletti s’erano fatti assumere da amici e parenti (la Procura aprì un’inchiesta e rinviò a giudizio oltre 40 persone, tra politici e imprenditori); anche al Comune i casi non sono mancati, con Alemanno sindaco i consiglieri «rimborsati» erano 19: tra i casi più noti quello di Giorgio Ciardi (Pdl), delegato alla Sicurezza, che dopo l’ elezione fu assunto dalla società amministrata dal fratello di Samuele Piccolo, allora vicepresidente Pdl dell’Aula. Adesso i consiglieri rimborsati sono 11. I dati (decreto Monti sulla trasparenza) si trovano sul sito del Comune: informazioni relative al 2014.

Ecco l’elenco

Erica Battaglia, Pd, al «Consorzio sociale Coin» è costata alla città 2.500 euro per gennaio e febbraio, 918 euro a marzo, 3.200 euro da aprile a giugno; Imma Battaglia di Sel, invece, con «Meware srl»: rimborsi per 27 mila euro per «ottobre, novembre e dicembre» 2013, 18 mila da gennaio a marzo, 10 mila da luglio a settembre; Roberto Cantiani alla «Cantiani srl»: 8.235 euro da gennaio a giugno 2014, «assunto dal 2002»; Massimo Caprari, Centro democratico: 6.500 a luglio, 3.100 ad agosto, 7.497 a settembre; Svetlana Celli: 2.010 euro tra luglio e ottobre; nell’elenco c’è Alessandro Cochi, non più consigliere; Orlando Corsetti, Pd: 20 mila euro da luglio a dicembre 2013; Cosimo Dinoi, 4000 euro a ottobre; Luca Giansanti, Lista Civica, da febbraio a giugno «costa» tra i 2.400 ai 2.700 euro, a luglio 4.456,48 euro; di Valentina Grippo il dato più recente è giugno 2014: 5.020 euro; Franco Marino, Lista civica e dipendente Unicredit: 8.859 euro per gennaio, febbraio e marzo e 14.255 per aprile, maggio e giugno; Gianni Paris, Pd, 7.500 da gennaio a marzo e ottomila da aprile a giugno; Ilaria Piccolo 6.345 euro da giugno ad agosto. «Sarebbe ora di passare all’indennità come previsto dal decreto Roma Capitale - dice il portavoce della maggioranza, Fabrizio Panecaldo, Pd - ciò permetterebbe all’amministrazione di risparmiare e al consigliere di chiedere l’aspettativa dal lavoro privato». 

FONTE: Alessandro Capponi (corriere.it)

domenica 25 gennaio 2015

Ucraina, accuse ai ribelli filo-russi per la strage a Mariupol, l'intervento di Obama e l'appello del Papa



Il governo ucraino ha indetto una giornata di lutto nazionale per i 30 civili morti nell'attacco missilistico di ieri contro Mariupol , la città portuale nel sud est del Paese che sta subendo l'offensiva dei ribelli separatisti filo russi. Il presidente Petro
Poroshenko ha ordinato che a mezzogiorno venisse osservato un minuto di silenzio. Nella notte numerose persone si sono radunate in una veglia nella piazza Maidan di Kiev. Kiev afferma di avere ottenuto intercettazioni radiofoniche e telefoniche che provano la responsabilità dei ribelli filo-russi nell'attacco di ieri a Mariupol, 30 i morti. Per il presidente Petro Poroshenko si tratta di «prove inconfutabili».

OBAMA
Gli Usa sono preoccupati per l'ultima violazione del cessate il fuoco in Ucraina da parte dei separatisti, «avvenuta con armi, sostegno e formazione da parte della Russia». Lo ha dichiarato oggi a New Delhi il presidente Barack Obama. Rispondendo ad una domanda Obama ha detto «che non ci interessa vedere indebolita la Russia, ma vogliamo garantire in tutti i modi possibili i diritti e l'unità territoriale
dell'Ucraina».

IL PAPA
Intanto all'Angelus in piazza San Pietro è risuonato l'appello di Papa Francesco per la difficile situazione in Ucraina: «Seguo con viva preoccupazione l'inasprirsi degli scontri nell'Ucraina orientale, che continuano a provocare numerose vittime tra la popolazione civile. Mentre assicuro la mia preghiera per quanti soffrono, rinnovo un accorato appello perché si riprendano i tentativi di dialogo e si ponga fine ad ogni ostilità».

IN ITALIA
E in Italia un centinaio di cittadini ucraini, principalmente donne, hanno manifestato in piazza Pitti, davanti al consolato Russo, a Firenze. Liberate il soldato Nadia si leggeva in uno degli striscioni esposti dai manifestanti insieme alle bandiere celesti e gialle, i colori del loro Paese. Il riferimento, con tanto di foto, è a Nadia Savchenko, 33 anni, una soldatessa dell'esercito ucraino, divenuta uno dei simboli della resistenza nella lotta contro la Russia di Putin. I filorussi, che nel giugno scorso la portarono via in manette con un cappuccio in testa, accusano Savchenko di aver ucciso due giornalisti della televisione e della radio russa. Tra gli slogan dei manifestanti fiorentini l'invito a Mosca a non appoggiare i terroristì e, quello rivolto più in generale tutti, di un forte e deciso no alla guerra.
 
FONTE: ilmessaggero.it

domenica 11 gennaio 2015

'Ndrangheta, operazione Dda a Roma: 3 arresti e sequestri per oltre 100 milioni di euro

 
Erano quasi vent’anni che girava la ”voce” che nell’hinterland nord della Capitale ci fosse la presenza della ’ndrangheta. Oggi se ne ha la certezza grazie a un’operazione della squadra mobile di Renato Cortese, che continua a sferrare colpi alle mafie presenti nella Capitale. Più di 100 milioni di beni sequestrati. All’alba sono finiti in manette due boss che, secondo gli investigatori, rappresentano la quintessenza della mafia calabrese, fra le più potenti al mondo. Sono stati arrestati i capi Antonio Scriva, Domenico Morabito mentre è ricercato Antonio Domenico Mollica, altro pezzo da novanta delle ’ndrine”.

I tre fanno parte di uno storico cartello calabrese che contrapposto ad altre famiglie, negli anni’80, provocò una faida (cosiddetta di Motticella) di oltre 50 persone morte ammazzate nei territorio di Africo, Bruzzano, Zeffirio. Proprio a causa della guerra di mafia, i boss, a fine anni ’80, si sono insediati stabilmente a nord di Roma infiltrandosi nel tessuto civile e imprenditoriale. I boss arrestati vivevano con le loro famiglie a Rignano Flaminio il comune sulla via Flaminia. Nel mirino dell’inchiesta anche presenze criminali a Morlupo e in altri comuni vicini. I tre sono stati arrestati grazie ad un reato di recente introduzione nella normativa di beni: quello d’intestazione fittizia di beni che ora prevede l’arresto.

Ed ecco che i poliziotti hanno sequestrato appezzamenti di terreni, una boutique al Trionfale, un negozio di ottica a Morlupo e una forno. Non solo: l’operazione di polizia è stata denominata ”Fiore Calabro” perchè, secondo gli investigatori, le famiglie finite nell’inchiesta avevano il monopolio del mercato dei fiori che gravita intorno al cimitero di Prima Porta.

«Non era possibile vendere fiori nella zona senza che entrare in società con la ’ndrangheta», ha sottolineato un investigatore nel corso della conferenza stampa. Un altro dato: i calabresi arrestati, sempre secondo la polizia, hanno precedenti penali per mafia, omicidio, armi e sequestro di persona. Il loro potere non era diminuito con il trasferimento a Roma ma, sempre a detta degli inquirenti, erano così potenti a tal punto da volere far riaprire la ”locale” di Motticella, in provincia di Reggio Calabria. Per ”locale” gli ndranghetisti intendono una vasta zona controllata in modo capillare e militare dai boss.

Questo l’elenco degli indagati: di coloro che secondo l’inchiesta, hanno accettato di fare da prestanome per la ’Ndrangheta: Alfarone Giuseppina, 62 anni, Cinti Massimiliano, 61 anni Criaco Santoro, 56 anni Dudulska Anna Izabela, 42 anni Ligato Salvatore, 51 anni, Martinelli Roberto, 42 anni, Mollica Antonietta, 42 anni, Mollica Paolo, 51 anni Morabito Maria, 46 anni, Roncacci Tiziana, 60 anni Scriva Francesca, 47 anni, Scriva Natale, 39 anni, Scriva Salvatore, 41 anni, Scriva Santa, 43 anni, Spataro Brigida, 67 anni, Velonà Giuseppe, 61 anni, Velonà Pietro Domenico, 23 anni, Wachowicz Renata Marta, 37 anni.
 
FONTE: Marco De Risi (ilmessaggero.it)

giovedì 1 gennaio 2015

La Lituania è entrata nell’euro Juncker: «Benvenuti»

Da oggi la moneta unica, creata 15 anni fa e in circolazione effettiva da 13, sarà utilizzata in 19 Paesi

La Lituania è diventata a mezzanotte il diciannovesimo stato membro della Ue ad adottare l'Euro. Dal primo gennaio dunque, circa 337 milioni di europei condividono la moneta unica, creata 15 anni fa e in circolazione effettiva da 13, ora utilizzata in 19 Paesi. Un percorso avviato nel 1999 da Belgio, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia, a cui si è successivamente aggiunta la Grecia in tempo per l’inizio della circolazione di monete e banconote a partire dal 2002. «Benvenuta Lituania nella famiglia dell'euro», ha scritto su Twitter il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che ha pubblicato anche un breve video.

Dombrovskis: «Data simbolica per tutta l'Eurozona»

L’adesione di Vilnius, secondo il vicepresidente della Commissione europea responsabile per la moneta unica, il «vicino» baltico Valdis Dombrovskis, lettone, «segna il completamento del ritorno di tutti gli Stati baltici nel cuore del sistema politico ed economico del nostro continente. È una data simbolica non solo per la Lituania, ma per la stessa Eurozona, che rimane stabile, attraente e aperta a nuovi ingressi». 
FONTE: corriere.it