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venerdì 27 febbraio 2015

Riconoscimento Palestina, Camera approva due mozioni contrastanti. Israele plaude

Riconoscimento Palestina, Camera approva due mozioni contrastanti. Israele plaude

Proposte differenti, l'aula le vota entrambe. Una, più esplicita, è del Pd. L'altra è di Ap-Ncd più Sc che subordina la questione all'intesa politica tra Al-Fatah e Hamas. Governo dice sì a tutte e due, sinistra dem si arrabbia

Alla fine l'aula di Montecitorio dice sì a entrambe ma scatena il caos politico. Sul riconoscimento della Palestina, la Camera dei deputati è riuscita ad approvare sia la mozione del Pd sia quella dei centristi di Area popolare più Scelta civica. Due proposte su cui anche il governo si è espresso indistintamente a favore ma che hanno scatenato la reazione della minoranza dem con Stefano Fassina che ha definito "ridicolo" il placet fornito a due documenti "in contrapposizione" (il partito, peraltro, è già sconquassato dallo scontro finale interno sulla riunione convocata dal premier al Nazareno).

I numeri, però, parlano chiaro: 300 voti favorevoli e 45 contrari al testo presentato dal Pd per il riconoscimento della Palestina. Approvato, con 237 voti favorevoli e 84 contrari, anche quello stilato da Ncd. Un esito che farà esultare l'ambasciata israeliana a Roma che subito dirama la nota: "Accogliamo positivamente la scelta del parlamento italiano di non riconoscere lo Stato palestinese e di aver preferito sostenere il negoziato diretto fra Israele e i palestinesi, sulla base del principio dei due Stati, come giusta via per conseguire la pace".

Nel merito dei contenuti: la proposta di Area popolare non prevede espressamente il riconoscimento diretto  della Palestina ma lo subordina a un primo passaggio. Impegna, infatti, il governo "a promuovere il raggiungimento di un'intesa politica tra il gruppo islamico Hamas e il suo antagonista laico Al-Fatah che, attraverso il riconoscimento dello stato d'Israele e l'abbandono della violenza determini le condizioni per il riconoscimento di uno Stato palestinese".

La mozione del Pd è invece più esplicita sulla strada del riconoscimento dello Stato palestinese. Il testo presentato dai dem impegna il governo "a continuare a sostenere in ogni sede l'obiettivo della Costituzione di uno Stato palestinese che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo stato d'Israele, sulla base del reciproco riconoscimento e con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo".

C'è quindi l'impegno per il governo a "promuovere il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, tenendo pienamente in considerazione le preoccupazioni e gli interessi legittimi dello Stato di Israele". Su questa posizione sarebbe pronta a convergere anche la sinistra di Sel.

"C'è il diritto dei palestinesi - ha detto stamani il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni a Montecitorio - a un loro Stato e il diritto dello Stato di Israele a vivere in sicurezza di fronte a chi per statuto vorrebbe cancellarne esistenza. In questo quadro il governo valuta favorevolmente l'impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno Stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per riprendere il negoziato tra le parti". Le sue parole sono state accolte dall'applauso dell'emiciclo.

A seguire, il governo ha reso parere favorevole sia alla mozione del Pd sia a quella di Ap-Sc. Lo ha annunciato il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, rendendo parere contrario su tutti gli altri testi: per le opposizioni, c'è la mozione del M5s che contiene una parte dispositiva fortemente critica con Israele. Sul fronte opposto c'è la Lega che chiede al governo di "non assecondare né agevolare i tentativi unilaterali dell'Autorità nazionale palestinese tesi ad ottenere il riconoscimento internazionale".

Dalla minoranza dem, però, è Stefano Fassina a non gradire: "Se il governo ha dato parere favorevole alla mozione di Ncd sulla Palestina - dice - è ridicolo. Quel testo è il contrario della nostra mozione perché non prevede il riconoscimento dello Stato. Io la mozione di Ncd non la voto e non la votano neppure molti parlamentari del Pd."

La scorsa settimana le divergenze in seno alle forze politiche restituivano una frammentazione diversa: Sel e la socialista Pia Locatelli avevano presentato due mozioni che impegnavano il governo a riconoscere subito lo Stato della Palestina. Il testo della Locatelli era stato sottoscritto anche da 32 deputati del Partito democratico, che aveva rischiato così di spaccarsi. Stamani, invece, la Locatelli ha annunciato il ritiro della propria mozione parlamentare "a fronte di una mozione larga di consensi", presentata dal gruppo Pd.

Ieri c'era stato un continuo evolvere della trattativa con il dem Enzo Amendola alla ricerca di un testo su cui far convergere innanzitutto la maggioranza. Col capogruppo Roberto Speranza era stata redatta una nuova versione analoga alla mozione approvata ad ampia maggioranza dal parlamento europeo il 17 dicembre scorso, che impegna il governo a "promuovere" il riconoscimento della Palestina "di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare". Ma la maggioranza si è comunque divisa.

mercoledì 11 giugno 2014

Camera, sì a responsabilità civile dei magistrati, governo battuto: almeno 34 franchi tiratori nel Pd



Arriva la responsabilità civile dei magistrati. L'aula della Camera ha approvato a voto segreto, con 187 sì e 180 no, l'emendamento in tal senso della Lega alla legge Comunitaria. La Lega aveva chiesto il voto segreto sul suo emendamento, riferito all'articolo 26 della Comunitaria. I deputati di M5S si sono astenuti. Governo e commissione avevano espresso parere contrario.

In base al testo approvato, proposto dal leghista Gianluca Pini, «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che dertivino da privazione della libertà personale». Ettore Rosato del Pd, alla richiesta di convocazione del comitato dei Nove da parte di FI, ha detto che «questo testo deve ancora passare al Senato, dove verrà modificato».

C'è lo zampino di almeno 34 'franchi tiratori' del Pd nel voto alla Camera che ha visto il governo battuto su un emendamento della Lega sulla responsabilità civile dei giudici. Al momento del voto, con scrutinio segreto, erano infatti presenti in Aula 214 deputati del Pd su 293. Ma i no all'emendamento sono stati solo 180. Se si considera poi che tra i contrari all'emendamento ci sono anche alcuni deputati di Sc e Sel, due gruppi che hanno votato in ordine sparso, i dem che si sono astenuti o hanno votato a favore sono anche di più.

I commenti. «Ci sarà il Senato per modificare il testo» ha detto in aula Ettore Rosato del Pd. Ma Forza Italia difende il colpo a sorpresa: «Il voto segreto è protetto dalla Costituzione. È stata una votazione legittima» dice Francesco Paolo Sisto di Fi. Esultano i 5 Stelle: «La nostra decisione di astenerci ha tirato fuori tutta l'ipocrisia del Pd», dice il grillino Andrea Colletti in aula alla Camera. L'emendamento della Lega, passato nonostante il parere contrario di maggioranza e governo, prevede sanzioni più dure per i magistrati che commettono errori.



Anm: norma incostituzionale. «Presenta evidenti profili di illegittimità costituzionale» la norma sulla responsabilità civile diretta dei giudici introdotta dalla Camera - sostiene l'Anm (Associazione nazionale magistrati) - Ed è grave e contraddittorio che si indebolisca l'azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione».

«Norma intimidatoria». «La responsabilità civile diretta nei confronti dei magistrati costituisce una lesione al principio dell'indipendenza - dice il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli - perché finisce con il condizionare i giudici, nei cui confronti ha una forza intimidatoria. Non ha precedenti in altri ordinamenti e si presta a usi strumentali: nel senso che la possibilità di promuovere un'azione civile diretta potrebbe essere utilizzata per liberarsi di un magistrato ritenuto scomodo». Proprio per queste ragioni il leader dell'Anm ritiene che una riforma di questo tipo non possa essere varata dal Parlamento: «I profili di illegittimità costituzionale sono così evidenti che non credo che questa norma possa essere definitivamente approvata. Mi preoccupa però - aggiunge Sabelli - il segnale che viene dato: quello di un indebolimento dell'azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è impegnata nel contrasto alla corruzione e in forte contraddizione con la volontà di rafforzare il ruolo dell'autorità anti-corruzione».

Prestigiacomo. «Con grande soddisfazione salutiamo il via libera alla Camera alla responsabilità civile dei magistrati grazie all'approvazione a scrutinio segreto dell'emendamento della Lega a cui Governo e relatore avevano dato parere contrario - dice Stefania Prestigiacomo - Si ottengono nello stesso tempo due risultati positivi da una parte finalmente si introduce, seppur manchi ancora il passaggio al Senato, una norma sacrosanta che l'Ue sollecita da mesi all'Italia e che abbatte un privilegio incomprensibile prevedendo la possibilità per chi ha subito un danno ingiusto di agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento; dall'altra si aggiunge un altro importantissimo tassello nella ricostruzione dell'alleanza tra Fi e la Lega. Ora, auspichiamo che il provvedimento sia licenziato al più presto dal Senato».

Fabrizio Cicchitto. «Come nella passata legislatura c'è stato nuovamente alla Camera a scrutinio segreto un voto favorevole alla responsabilità civile dei giudici su emendamento presentato dalla Lega Nord. È evidente che il problema è maturo e ad esso va data una soluzione positiva fra Camera e Senato, con il contributo costruttivo del Governo». Lo afferma Fabrizio Cicchitto, deputato di Ncd.

Magistratura democratica. «Si indebolisce la magistratura con un grave attacco alla sua indipendenza e autonomia nel momento in cui indaga sulla corruzione, il vero male del Paese». Lo scrive su Twitter Anna Canepa, segretario generale di Magistratura democratica, a proposito dell'emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati approvato alla Camera.

Presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo. «Un colpo di mano a freddo fatto in mezz'ora in sede di Comunitaria quando all'attenzione del Parlamento ci sono molte proposte di legge che entrano nel merito della responsabilità civile dei magistrati. Una discussione del genere andava affrontata in Commissione Giustizia senza utilizzare le leggi Ue per far passare un emendamento che l'Ue non ci chiedeva di approvare nel testo proposto dalla Lega». Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, relatore della Legge europea 2013-bis, in un'intervista a Radio Radicale. Quanto ai voti ottenuti anche da parte della maggioranza che sostiene il governo Bordo ha detto: «Sullo stesso emendamento già due anni fa ci fu un voto trasversale, anche di una parte dei parlamentari del Pd. Mi sembra evidente che nel nostro partito c'è una sensibilità sull'argomento che richiede una seria riflessione. Credo che al Senato, dove passeranno ora le leggi europee, ci impegneremo perchè la norma, così come è passata, venga cambiata per tornare al testo proposto alla Camera dal governo e approvato dalla Commissione». 

Associazione nazionale magistrati. L'approvazione dell'emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati «è un fatto molto grave» soprattutto perché «accade in un momento in cui la magistratura è fortemente impegnata di nuovo nel contrasto alla corruzione. E proprio ora si vorrebbe introdurre una norma che costituirebbe un forte indebolimento della giurisdizione». E l'allarme lanciato dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli. Per Sabelli è «contraddittorio che da un lato si dica a parole di volere rafforzare la lotta alla corruzione, si vuole rafforzare il potere del commissario anticorruzione, dall'altro la Camera approva una norma che di fatto indebolisce l'azione giudiziaria». La norma, conclude Sabelli è «uno strumento che mette nelle mani di una parte la possibilità di liberarsi di un magistrato 'scomodo' sia esso un pubblico ministero o un giudice».

Presidente della Commissione Giustizia della Camera. «È un gravissimo colpo di mano che introduce con un emendamento in Aula la responsabilità civile diretta del magistrato. È un grave attacco all'autonomia e all'indipendenza dei magistrati e ha il significato di un atto intimidatorio nei confronti delle inchieste in corso». Così la presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti.

Rita Bernardini. «Grande soddisfazione per l'emendamento del leghista Pini passato per soli 7 voti oggi a Montecitorio. Dopo 27 anni viene così riscattato il voto popolare del 1987 quando con il "referendum Tortora" promosso dai radicali l'80,2% degli elettori pronunciò il suo sì alla responsabilità civile dei magistrati. Quel voto, purtroppo, fu tradito dal Parlamento che, con la Legge Vassalli, negò quanto deciso dal popolo italiano: è bene ricordarlo ora perchè il passaggio al Senato contiene mille insidie». Lo afferma Rita Bernardini, segretario dei Radicali.

FONTE: ilmessaggero.it

domenica 12 gennaio 2014

Camera, la classifica dei deputati: 231 su 630 non hanno fatto nulla

CAMERA DI SFATICATI 
La classifica dei deputati: 
ecco chi non ha fatto nulla

Un onorevole su tre ha frequentato per 8 mesi Montecitorio senza presentare una sola proposta di legge o mozione: l'elenco è bipartisan (e pieno di "vip")

Tra i 630 deputati italiani alla Camera, molti sono più impegnati a rilasciare interviste, fare ospitate, parlare alla agenzie che a presentare proposte di leggi, mozioni o interrogazioni. Dal 15 marzo, giorno dell'insediamento della legislatura, al 7 gennaio, 231 onorevoli hanno frequentato gli scranni di Montecitorio senza lasciare segni tangibili della loro presenza: niente di niente. Delle renziane Maria Elena Boschi e Simona Bonafè, di Rosy Bindi, delle azzurre Michaela Biancofiore e Mara Carfagna, del loro collega di partito Raffaele Fitto, dei centristi Lorenzo Dellai e Andrea Romano, del Senatùr leghista Umberto Bossi, dei grillini Alessio Villarosa e Riccardo Nuti, per esempio, non si ricorda una iniziativa personale che una.

I deputati più produttivi - Come scrive l'HuffingtonPost, a guidare la classifica di "produttività" è il leghista Davide Caparini, con 77 proposte di legge frutto anche dell'attività della precedente legislatura, di cui il deputato "verde" ha riproposto alcune iniziative. Dietro a lui c'è la forzista Michela Brambilla (43 provvedimenti, quasi tutti a favore di animali e ambiente), Gaetano Nastri di Fratelli d'Italia (36), il democratico Sandro Gozi e Edmondo Cirielli sempre di Fratelli d'Italia (entrambi a quota 33). Certo, non tutte le proposte hanno lo stesso "peso". Spesso, accanto a iniziative di interesse nazionale ce ne sono alcune più strettamente regionali e locali. Nastri, per esempio, si batte per gli sgravi fiscali a favore delle imprese che operano nelle aree Tav ma anche per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico di Borgomanero; Cirielli ha chiesto l'istituzione del "Principato di Salerno"; Basilio Catanoso di Forza Italia, a quota 32, vorrebbe tra le altre cose seppellire le salme dei Re d'Italia Vittorio Emanuele III e Umberto II nel Pantheon in Roma mentre il presidente del Gruppo Misto, Pino Pisicchio preme per l'istituzione di una commissione parlamentare di controllo per l'emergenza economico-sociale del Paese.

La classifica dei partiti - Un deputato su tre, però, brilla per inoperosità. La lista delle iniziative dei singoli partiti, infatti, non svela tutta la verità. I 293 deputati del Pd hanno presentato in totale 764 proposte di legge e 62 mozioni, i 67 di Forza Italia sono a quota rispettivamente 247 e 14, i 106 del Movimento 5 Stelle hanno presentato 131 proposte di legge e 49 mozioni. I 9 Fratelli d'Italia 87 proposte e 14 mozioni, i 20 leghisti 178 e 32, il Nuovo Centrodestra, in 29 onorevoli, è a quota 81 e 10. Ma qualche deputato tira la carretta e qualcuno segue a traino. Nel M5S, per esempio, 39 deputati sono a quota zero. In buonissima compagnia, a giudicare dai più illustri colleghi.

FONTE: liberoquotidiano.it 

martedì 17 dicembre 2013

Domani la Stabilità alla Camera, idea fiducia. Via al fondo per tagliare il cuneo fiscale

Letta incontra i sindacati a Palazzo Chigi: più risorse per il lavoro. La Commissione al lavoro: tetto di 300mila euro per cumulo reddito-pensione. Via libera alla sanatoria sulle spiagge, il governo ritira l'emendamento Consob e dà l'ok al fondo taglia-cuneo. Salta la Tasi leggera, il tetto torna al 2,5 per mille. Ok a stadi ed esodati. Brunetta: "La Commissione è un suk"

Mentre procedono i lavori sulla Legge di Stabilità, con le proposte di governo e relatori destinate alla Commissione Bilancio della Camera, il governo pensa di ricorrere alla fiducia anche a Montecitorio per sbloccare nel minor tempo possibile la Manovra. La notizia è arrivata dal sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta, che parlando a Radio Anch'io ha detto "è possibile che ci sia" una richiesta del governo di porre il voto di fiducia a Montecitorio. Per Baretta si tratta di una decisione che "viene sempre presa all'ultimo minuto, anche sulla base degli emendamenti". Il sottosegretario segnala la "necessità di chiudere entro il 23". Se "non c'è una condivisione di tutti i gruppi o se c'è un inasprimento" della discussione in Aula sarà possibile chiedere la procedura accelerata, visto "che dobbiamo garantire che la Legge di Stabilità si chiuda nei tempi obbligatori".

Proprio in tema di tempistiche, si registra uno slittamento da oggi a domani mattina, alle 8.30, l'avvio dell'esame del disegno di legge, accompagnato a quello di bilancio, da parte dell'Aula della Camera: la decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Le votazioni sui provvedimenti sono previste a partire dalle 15.

Che il clima non sia dei più concilianti è poi testimoniato dalle parole di Renato Brunetta (capogruppo di Fi); dagli stessi microfoni e parlando della Manovra, Brunetta ha detto di aver "visto delle cose inenarrabili. Ho visto un suk in Commissione Bilancio. La maggioranza era riunita con il governo non per trovare soluzioni per gli italiani ma per fare marchette, provvedimenti ad personam per singole categorie, al fine di acquisire i consensi", il suo giudizio.

Il leader degli industriali, Giorgio Squinzi, si è detto scettico sul provvedimento, anche se ha ribadito che "non c'è alternativa". Il numero uno di Confindustria, aggiungendo il suo punto di vista sulla situazione del Paese, ritiene "giustificate" le proteste dei cosiddetti Forconi anche perché "purtroppo il malessere è molto diffuso". Anche se, in ogni caso, stigmatizza il comportamento tenuto dai manifestanto in questi giorni: "In nessun caso - sottolinea Squinzi - le conseguenze della crisi devono sfociare in azioni di protesta violenta che vanno condannate fermamente. Bloccare il paese e il lavoro non serve a risolvere i problemi".

Mentre impazza insomma la polemica politica, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha incontrato per due ore a Palazzo Chigi i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella. Sul tavolo le richieste di modifica alla stabilità. Nel corso della riunione, secondo
Quanto si apprende da fonti sindacali, si è parlato dell'emendamento governativo sul fondo taglia-cuneo per imprese e lavoratori. Inoltre, è stata affrontata, in generale, la situazione del paese e da parte di letta è arrivato un invito al senso di responsabilità. Centrella ha detto che al governo "stanno lavorando per portare maggiori risorse per ridurre la pressione fiscale sui lavoratori. C'è l'intenzione di fare questo". Nel fine settimana i sindacati avevano protestato a Montecitorio proprio per chiedere maggior tutela di redditi da lavoro e pensioni. Per Bonanni "ci sono segnali" ma "non è tutto quello che ci aspettiamo".

In attesa degli ulteriori sviluppi, dunque, si registra nella notte il via libera della commissione Bilancio a un emendamento che introduce un tetto di 300 mila euro al cumulo tra redditi da pensione e redditi da lavoro per i dipendenti pubblici. L'emendamento, presentato dal Pd e poi riformulato con il parere favorevole del governo, prevede che il tetto del cumulo valga anche per "i vitalizi, anche conseguenti a funzioni pubbliche elettive". Mentre "sono fatti salvi i contratti in corso fino alla loro naturale scadenza". Infine, prevede che "gli organi costituzionali applichino i principi di cui al presente comma nel rispetto dei propri ordinamenti". Non viene dunque previsto un divieto di cumulo, bensì viene posto un tetto massimo. "Chi percepisce una pensione, se svolge anche un'altra attività pubblica, sa che non può andare oltre i 300mila euro", ha spiegato in comissione il relatore alla Stabilità, Maino Marchi.

Stando sempre ai contenuti della Legge, il governo, tramite il vice ministro Stefano Fassina, ha annunciato il ritiro dell'emendamento che portava da 3 a 5 il numero dei componenti del Consiglio direttivo della Consob. Nella notte la Commissione ha approvato anche un emendamento che proroga di un anno, dal 2016 al 2017, gli indennizzi per le aziende in crisi. E uno, a firma di Ettore Rosato del Pd, che mette fine alla duplicazione delle banche dati per gli autoveicoli: verrà istituito un unico archivio telematico nazionale per il Pra e la motorizzazione in modo da ottenere un risparmio. Ancora, dalla Commissione arriva l'ok all'emendamento del relatore che prevede una sanatoria dei contenziosi sui canoni e gli indennizzi per l'utilizzo dei beni demaniali marittimi e che stabilisce un riordino della normativa sulle concessioni demaniali da effettuare entro maggio. La proposta di modifica prevede che il soggetto interessato possa pagare in un'unica soluzione il 30% delle somme dovute all'erario o rateizzare fino a un massimo di 6 tranche annuali un importo pari al 60% del dovuto oltre gli interessi legali. La domanda per aderire alla sanatoria dovrà essere presentata entro il 28 febbraio.

Slitta invece ufficialmente il pagamento della mini-Imu del 2013 al 24 gennaio 2014., dall'iniziale 16 gennaio. Via libera pure all'applicazione dell'imposta sostitutiva al 12% sulla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia e al fondo taglia tasse per le imprese e i lavoratori con le risorse della spending review e derivanti dalla lotta all'evasione fiscale. Ne beneficeranno "in egual misura" imprese e lavoratori. Le risorse destinate ai lavoratori dovranno essere divise con i pensionati; mentre per quanto riguarda le imprese, la quota va ripartita tra attività produttive, lavoratori autonomi e imprese in contabilità semplificata.

Sul versante degli esodati, si prevede lo stanziamento di 950 milioni di euro dal 2014 al 2020 per salvaguardare altre 17 mila persone (il testo contiene già la tutela per 6 mila soggetti). E' passato anche l'emendamento per l'ammodernamento e la costruzione di impianti sportivi, ma senza la realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale. Tra i nodi che restano da sciogliere ci sono quelli della Tobin tax e della Tasi leggera. Per entrambi si va verso un nulla di fatto. La nuova tassa sulla casa resterà quindi nella formulazione approvata dal Senato che vede una forbice dell'aliquota tra l'1 e il 2,5%. Tetto quest'ultimo, viene evidenziato, inferiore di un punto, comunque, alle richieste dei Comuni.

FONTE: repubblica.it

venerdì 13 dicembre 2013

Letta: «In Cdm abolizione finanziamento ai partiti entro l'anno, l'ho promesso»



«Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico partiti entro l'anno. L'ho confermato mercoledì. Ora in Cdm manteniamo la promessa». Lo scrive su Twitter il premier Enrico Letta. Un tweet simile è arrivato da Gaetano Quaglierello, ministro per le riforme e dal vice premier Angelino Alfano: «In Cdm abbiamo appena abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Per decreto. Impegno mantenuto!». Matteo Renzi, che si preparava ad annunciare un provvedimento simile domenica a Milano, per il momento non commenta, ma rilancia dal suo profilo Twitter il messaggio di Letta.
In una conferenza stampa Letta spiega: «E' la linea che avevamo indicato dall'inizio, è il programma di governo. Adesso è legge. I cittadini potranno contribuire volontarimanete attraverso il sue per mille». «Quando il governo è nato - prosegue Letta - tra le priorità aveva l'abolizione del finanziamento con una riforma e un nuovo sistema basato sulla volontarietà dei cittadini e indicammo entro fine anno il termine perché la riforma ha una fase transitoria e scavallando l'anno ci sarebbe stato un rinvio».
Nel Dl sullo stop al finanziamento pubblico ai partiti «c'è l'obbligo di certificazione esterna dei bilanci dei partiti. Negli anni scorsi uno dei grandi probemi è statà l'opacità dei bilanci, questo meccanismo molto stringente renderà impossibile che si torni agli scandali degli anni scorsi».

Grillo «Basta con le chiacchere Enrico Letta. Restituisci ora 45 mln di euro di rimborsi elettorali del Pd a iniziare da quelli di luglio». Così Beppe Grillo, in un tweet , commenta il via libera del cdm all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, rilanciando l'hashtag '#bastaunafirmà. «Per rinunciare ai finanziamenti pubblici è sufficiente non prenderli come ha fatto il M5S che ha rinunciato a 42 milioni di euro. Il decreto legge di Letta è l'ennesima presa per il c....» conclude il leader dei Cinque Stelle.

Forza Italia contraria «Il governo Letta la presenta come una conquista, io penso invece che l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti sia un grave errore che inciderà profondamente ed in negativo sulla qualità della nostra democrazia». Lo dichiara il senatore Fi-Pdl Altero Matteoli. Mentre per Sandro Bondi si tratta di un decreto «contra personam», che colpisce, limitando i finanziamenti da parte dei cittadini, Silvio Berlusconi: un intento che Bondi attribuisce anche agli Ncd che oggi «si scoprono improvvisamente moralizzatori della politica».

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 27 novembre 2013

Decadenza Berlusconi, Forza Italia: è un colpo di Stato, poi l'attacco ai senatori a vita: vergogna.


No di Grasso al voto segreto, Senato boccia pregiudiziali. In piazza i sostenitori del Cavaliere, rimosso uno striscione. Lavoratori allontanati dal sit-in. Uno ha tentato di darsi fuoco


Al Senato è il giorno del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, dopo la condanna nel processo Mediaset, sulla base della legge Severino.

Il voto dell'Aula anticipato alle 17. Il presidente del Senato, Pietro Grasso ha letto in aula i tempi delle dichiarazioni di voto e delle votazioni sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Le dichiarazioni di voto, in diretta tv, si terranno a partire dalle 15.30, mentre la votazione è prevista per le 17, anticipata, quindi, rispetto alle 19 attese in un primo momento. 

Scontato il sì, con i voti di Pd e 5 Stelle. Forza Italia e Nuovo centrodestra voteranno contro. In mattinata nell'Aula del Senato sono state presentate, da parte del centrodestra, 6 questioni pregiudiziali (tutte respinte) e 7 ordini del giorno in difformità della relazione della Giunta per le immunità che è a favore della decadenza di Berlusconi.

Senatori a vita nel mirino di Forza Italia a palazzo Madama, in particolare il senatore Renzo Piano. «Chiedo ai colleghi senatori - ha attaccato Sandro Bondi - se ritengono opportuno e accettabile se coloro che sono stati di recente nominati senatori a vita che non si sono contraddistinti per una loro presenza fattiva siano oggi presenti per un voto come questo sulla decadenza del leader del centrodestra italiano». Dopo il suo intervento è iniziata una serie di interventi sul tema. Maurizio Gasparri ha stigmatizzato come Piano «non sia mai venuto in Aula. Si vergogni!». Il senatore forzista ha detto che la presenza di Piano oggi, solo in occasione del voto sulla decadenza di Berlusconi «non rende onore» al ruolo, perché «senatori a vita lo si è tutti i giorni e non solo per partecipare a questa gogna».

In difesa dei senatori a vita è intervenuto il capogruppo Pd, Luigi Zanda, sottolineando che «sono senatori a tutti gli effetti» e augurandosi «che continuino a partecipare attivamente». Loredana De Petris (Sel) ha respinto ogni tentativo di «intimidazione» nei confronti dei componenti del Senato. I quali, ha ricordato, chiudendo la querelle, il presidente Grasso citando l'articolo 1 del regolamento, secondo il quale «acquistano le prerogative della carica e tutti i diritti inerenti alle loro funzioni, per il solo fatto della elezione o della nomina, dal momento della proclamazione se eletti, o dalla comunicazione della nomina se nominati». Claudio Abbado, ha ricordato Grasso, ha mandato una lettera spiegando che per motivi di salute non può partecipare alle sedute.

Lite Bondi-Formigoni. «Vergogna» ha urlato Sandro Bondi a Roberto Formigoni: i due sono quasi arrivati alle mani e sono dovuti intervenire i commessi per separarli. L'episodio è stato immortalato dal cellulare del senatore Pd Sergio Lo Giudice e pubblicato su Twitter. «Sarà una giornata lunga - scrive Lo Giudice -. Il versetto ermetista declamato dal senatore Bondi al senatore Formigoni era "Vergogna"».

Grasso: no al voto segreto. La Giunta per il Regolamento del Senato il 30 ottobre ha stabilito che per casi di non convalida dell'elezione il voto fosse palese perché a tutela della composizione del plenum e non sulla persona. Non ci sono novità per riaprire ora il dibattito. Grasso ha risposto così a FI che torna a chiedere il voto segreto sulla decadenza di Berlusconi.

Berlusconi affila le armi. Il Cavaliere ha convocato per oggi una manifestazione davanti a Palazzo Grazioli contro quello che definisce «un omicidio politico». «Io - ha aggiunto ieri - non ho intenzione di andarmene, ma continuerò a difendere la libertà».

Il comizio del Cavaliere. Resta confermato, ovviamente, il comizio dove ad attenderlo nel pomeriggio ci sarà il popolo azzurro chiamato a raccolta davanti la sua residenza.

La manifestazione di oggi è solo l'inizio. «La manifestazione - avverte Berlusconi - è solo l'inizio. Io non ho intenzione di andarmene ma continuerò a difendere la libertà».

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 27 settembre 2013

Aumento Iva, stop col "trucco" su benzina e tasse sulle imprese


Un governo di
buffoni: salta
stop all'Iva
Sarà al 22%

Il decreto per lo stop all'aumento dell'Iva slitta dopo il voto di fiducia chiesto da Letta tra lunedì e martedi prossimi. Insomma il governo non ha mantenuto le promesse. Da palazzo ChigiLetta fa sapere che "la fase di chiarimento politico di governo e maggioranza che si e' innescata travolge i provvedimenti economici che erano allo studio dell'esecutivo. Ora non si puo' dunque procedere con il decreto di correzione della manovra a cui si stava lavorando e se ne riparlera' dopo il chiarimento alle Camere, nell'eventuale fase di ripartenza dell'attivita' di governo". 

Promesse da marinaio - Dunque dopo settimane di promesse e di annunci sullo stop dell'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per centol'esecutivo fa marcia indietro. Il governo aveva rassicurato il Pdl dicendo di aver trovato le risorse per evitare l'aumento e non sforare il tetto del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil imposto da Bruxelles. Fabrizio Saccomanni avrebbe recuperato 3,5 miliardi per mantenere l'Iva al 21 per cento almeno fino a dicembre. Il piano di Saccomannui però nasconde una "fregatura". Infatti le coperture per l'Iva verranno principalmente dall'aumento delle accise sulla benzina (2 centesimi al litro, che diventeranno 2,5 nel 2015), e da un ritocco degli acconti di Ires (dal 101 al 103%) e Irap. 

Benzina alle stelle - Insomma i soldi risparmiati sugli acquisti, li pagheremo per spostarci con l'auto. E per di più in piena crisi, il governo scarica sulle imprese la pressione fiscale aumentando Ires e Irap. Di fatto dunque cambia poco. La "trovata" di via XX settembre che tanto piace a Letta non convince il Pdl: "Non voglio e non posso credere che le coperture trovate dal governo per rinviare l'aumento Iva al primo gennaio 2014 siano davvero quelle anticipate in queste ore da alcuni organi di stampa. Saremmo al teatro dell'assurdo. Un semplice rinvio, non la cancellazione dell'aumento, verrebbe finanziato con ulteriori aumenti di tasse e accise. Semplicemente inaccettabile", ha affermato l'azzurro Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera.  (I.S)

giovedì 26 settembre 2013

Letta: «Serve un chiarimento per la stabilità l'Italia non può permettersi di tornare indietro»



«Domani appena atterrato a Roma mi reco da Napolitano per un chiarimento su come andare avanti». 
La missione del governo italiano a New York «è stata un'occasione per presentare l'Italia», ma la positività di questi giorni «è stata rovinata da quello che è successo a Roma». «Non c'è alcun colpo di Stato in corso. In Italia c'è lo stato di diritto. Siamo di fronte all'arrovellamento attorno al futuro di una forza politica e del suo leader».

Lo ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta, durante una conferenza stampa a margine dei lavori della 68esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Una volta rientrato a Roma «voglio chiedere un chiarimento su Governo e su Parlamento», per capire «dove vogliamo andare» in vista della legge di stabilità, ha detto Letta. E proprio per questo il presidente del Consiglio ha annunciato di volersi recare domani al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per definirne le modalità. «Deve esserci un chiarimento, all'interno del Governo e in Parlamento, dobbiamo verificare se c'è volontà di andare avanti, su quali prospettive e su che basi», ha detto il presidente del Consiglio. Quello che è successo a Roma, con un riferimento alle annunciate dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl, «è stata un'umiliazione non per me ma per l'Italia».

«Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si conferma come punto di riferimento centrale per il nostro paese, una guida ferma. Condivido le sue parole dalla prima all'ultima». «Un chiarimento su dove vogliamo andare -ha proseguito il premier- perchè è assolutamente essenziale in questo momento dare chiarezza e stabilità. Ci troviamo di fronte al momento di preparazione della legge di stabilità, che sarà il cuore del progetto di rilancio del Paese nel prossimo anno. Un chiarimento che ritengo essenziale, dobbiamo andare in Parlamento a verificare se c'è la volontà di andare avanti, su quali prospettive, con quali comportamenti e su quali basi».

FONTE: ilmessaggero.it

lunedì 20 maggio 2013

Parlamentari pagati da lobby e multinazionali. Grasso: «Chi sa qualcosa denunci tutto»


Le rivelazioni dell'assistente parlamentare di un senatore. Il presidente del Senato: serve un Ddl anticorruzione

Senatori e deputati a libro paga di multinazionali e lobbisti. È quanto sostiene un assistente parlamentare intervistato dalle Iene. L'anticipazione ha provocato l'immediata reazione del presidente del Senato, Piero Grasso: «Chi sa qualcosa sui parlamentari pagati farebbe bene a denunciare questi comportamenti gravissimi». Ha affermato l'ex procuratore antimafia. «Io - ha aggiunto - mi adopererò per fornire agli inquirenti nel più breve tempo tutte le informazioni che riterranno utili alle indagini». Una risposta immediata potrebbe essere una nuova legge sul tema della corruzione e del voto di scambio: «Per quanto mi riguarda ho dimostrato di considerare la lotta alla corruzione un'assoluta emergenza depositando, il mio primo giorno da senatore, un ddl con Disposizioni in materia di corruzione, voto scambio, falso in bilancio e riciclaggio , che martedì sarà preso in esame dalla Commissione Giustizia del Senato».

FONTE: corriere.it

venerdì 3 maggio 2013

Fassina all'Economia. Il ritorno di Miccichè

 
Via libera a dieci viceministri e trenta sottosegretari: niente stipendio aggiuntivo. Biancofiore alle Pari Opportunità, Dell'Aringa al Lavoro, Catricalà allo Sviluppo

L'accelerazione c'è stata, improvvisa, a metà pomeriggio quando al tavolo della trattativa sui sottosegretari e i presidenti delle commissioni parlamentari - quella condotta da 5 giorni da Dario Franceschini e da Denis Verdini - si è capito che la maggioranza rischiava di vacillare sotto la pressione delle richieste dei partiti per le 68 poltrone in ballo: 30 sottosegretari, 10 viceministri e 28 presidenti di commissione. A quel punto, è stato avvertito il premier Enrico Letta e, dopo il via libera, è scattata la convocazione del consiglio dei ministri serale. Con un'avvertenza, però: le due trattative - quella dei sottosegretari e quella delle commissioni - non potevano marciare insieme.


Per cui Enrico Letta ha dovuto accontentarsi di chiudere solo una parte del pacchetto e di dare il via alle 40 nomine. Numeri nei limiti imposti dalla legge del 2009, sottolinea Palazzo Chigi. E nel segno dell'austerità: «Ai sottosegretari parlamentari non verrà corrisposto lo stipendio aggiuntivo...». Mentre il trattamento dei vice ministri sarà «uniformato a quello dei sottosegretari». La squadra di governo è comunque più numerosa rispetto a quella di Monti che aveva 26 «vice».

Tra i sottosegretari alla Presidenza del consiglio, per ora, non compare quello che funge da autorità delegata per i servizi segreti che Monti aveva affidato al prefetto Gianni De Gennaro. Mentre Antonio Catricalà, già sottosegretario alla presidenza con Monti diventa vice ministro dello Sviluppo economico.

Ora nella squadra dei sottosegretari a Palazzo Chigi ci sono anche il senatore abruzzese Giovanni Legnini (Pd) che prende la delega per l'editoria e il programma di governo, Sesa Amici (Pd) e Sabrina De Camillis (Pdl) che aiuteranno il ministro Dario Franceschini a tenere i rapporti con il Parlamento, Micaela Biancofiore (Pdl) alle pari opportunità, Walter Ferrazza (Affari regionali). E c'è, sorpresa, anche Gianfranco Micciché (Grande Sud) con delega alla Pubblica amministrazione e semplificazione.

Intorno al ministero dell'Economia si è svolta una partita nella partita. Per il Pd c'è il vice ministro Stefano Fassina, braccio destro di Bersani e responsabile economico del partito seppure dimissionario, con la delega alla riforma fiscale. Mentre il Pdl ha insistito e ottenuto la nomina di Luigi Casero a vice ministro. Arrivano in via XX settembre Pier Paolo Baretta (Pd) e Alberto Giorgetti (Pdl). Invece Simona Vicari (Pdl) sarà sottosegretario allo Sviluppo. Alla giustizia vanno un magistrato e un avvocato: il primo, Cosimo Ferri, leader di Magistratura indipendente, sponsorizzato dal Pdl, mentre il secondo è il bersaniano Giuseppe Beretta. Alla Difesa ci sono Roberta Pinotti (Pd) e Gioacchino Alfano (Pdl). Agli Esteri, invece, arrivano come vice ministri Lapo Pistelli (Pd) e Bruno Archi (Pdl) mentre Mario Giro (Scelta Civica) è sottosegretario. Confermata come viceministro Marta Dassù che faceva parte della squadra di Monti.

Al Viminale arriva Filippo Bubbico, uno dei 10 saggi chiamati da Napolitano, che tutti davano per certo al ministero dell'Economia. Dunque restano fuori dalla squadra di governo i due esperti di Interni del Pd, Emanuele Fiano ed Ettore Rosato, e non ce la fa anche Donatella Ferranti che fino alla vigilia in corsa per la Giustizia. Completano la squadra del ministero dell'Interno Domenico Manzione (Pdl) e Giampiero Bocci (Pd). Alla Cultura va Ilaria Borletti Buitoni (Scelta civica) e Simonetta Giordani mentre il montezemoliano Carlo Calenda (Scelta civica) è viceministro allo Sviluppo economico. Ai Trasporti va il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (Pd) e all'Agricoltura Maurizio Martina (Pd) e Giuseppe Castiglione (Pdl) mentre al Lavoro è confermata Cecilia Guerra (viceministro), accompagnata da Jole Santelli (Pdl) e Carlo Dell'Aringa (Pd). Infine la scuola e l'Università: Gabriele Toccaffondi, Gianluca Galletti (Udc) e Marco Rossi Doria (confermato). Alla Salute va Paolo Fadda (Pd).

FONTE: Dino Martirano (corriere.it)

venerdì 4 gennaio 2013

Monti presenta il simbolo elettorale Lista unica al Senato, tre alla Camera



Alla Camera lo slogan "Scelta civica, con Monti per l'Italia" per la lista «della società civile senza parlamentari», affiancata da quelle di Udc e Fli


Mario Monti arriva con mezz'ora di ritardo all'Hotel Plaza di Roma, in via del Corso 126, alla presentazione del simbolo elettorale. Alla Camera ci saranno tre liste, al Senato un'unica lista.Lo slogan scelto per la Camera è "Scelta civica, con Monti per l'Italia": «Ci sarà una lista della società civile senza parlamentari, una dell'Udc immagino col nome Casini, una di Fli immagino col nome Fini», ha detto il premier uscente.


Questa sera Monti a "Otto e mezzo". Con l'appuntamento di questa sera si apre a "Otto e mezzo" una serie di incontri con i leader protagonisti della campagna elettorale. Il primo, questa sera alle 20.30 su La7, con il presidente del Consiglio Mario Monti. Lunedì 7 gennaio sarà ospite di Lilli Gruber il leader del Pd, Pier Luigi Bersani, e martedì 8 gennaio l'ex premier Silvio Berlusconi.

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 2 gennaio 2013

In nome di Dio, andatevene!

Se ne devono andare tutti, dove non ha importanza. In un'isola delle Barbados, nell'appartamento monegasco del cognato, in un ospizio, nella tipografia romana del suocero, in Vaticano a pregare per lo Ior, in Europa al posto di Van Rompuy, a insegnare alla Bocconi a studenti inconsapevoli, in un tribunale a esercitare la loro professione, in uno dei loro studi legali a incassare milioni di euro. Se ne devono andare. Non li regge più nessuno. Loro non capiscono. Si credono intoccabili perché garanti di interessi economici delle lobby del cemento, delle cooperative, dei concessionari, della Bce, delle banche internazionali, di Stati esteri. Vivono in un mondo a parte, fatto di studi televisivi, di giornalisti proni, di incontri istituzionali a discettare del nulla al quadrato con la rituale foto di gruppo, circondati da commessi, servi, maggiordomi, amanti. Onorevoli disonorati. Facce di bronzo, facce di merda, facce da impuniti, facce da dimenticare se si vuole riacquistare un minimo di serenità. Facce di responsabili dello sfacelo economico e sociale che si fanno il lifting, i sorrisi tirati ormai in un ghigno, l'incedere da uomini di potere che si credono statisti in scatola. Si ripresentano ancora, riverginati, innocenti, candidi come se non fossero colpevoli del più piccolo errore. Loro che hanno disfatto l'economia, l'informazione, la giustizia, la scuola, il tessuto produttivo, lo stesso Stato. Mantenuti nelle loro posizioni privilegiate per decenni, pagate dalle tasse degli italiani a suon di vitalizi mai rinnegati, di leggi ad personam, ad partitum, per gli amici, per i concessionari, per le mafie. Parassiti, pidocchi, mignatte, zecche. Virus che si spacciano per miracolosi medicinali mentre infettano il corpo della Nazione, certi della copertura vigliacca dei media e confidando nella memoria breve degli italiani. Se ne devono andare. In Parlamento non li vuole neppure l'italiano più mite, il più tollerante, il più distaccato dalla politica. L'Italia è in overdose dei Bindi, Finocchiaro, Cicchitto, Berlusconi, Monti, Bersani, Fini, Alfano, Casini, Maroni e delle centinaia di compari si ostinano a imporre la loro presenza. Non capiscono che sono come Ceaucescu al balcone, Mussolini nel camion verso la Svizzera vestito da soldato tedesco, Hitler nel bunker di Berlino mentre da ordini a divisioni che non esistono più. E' questione di tempo, ma la loro avventura politica è terminata. La campanella del 2013 è suonata, la ricreazione a spese di generazioni di italiani è finita. "Voi siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese come Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli. Avete conservato almeno una virtù? C'è almeno un vizio che non avete preso? Chi fra voi non baratterebbe la vostra coscienza in cambio di soldi? E' rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene della Repubblica? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l'intera Nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie ed ora siete voi l'ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene! (*)"

(*) Dal discorso di Oliver Cromwell al Parlamento inglese nel 1653

mercoledì 6 giugno 2012

Ostia, consiglio municipale su internet?


La proposta è del Movimento 5 stelle del municipio XIII che ha raggiunto il numero di firme necessario per presentarla alla direzione di via Claudio. Analoga richiesta fu protocollata lo scorso anno al comune di Fiumicino dal consigliere Calicchio in nome della trasparenza amministrativa

Consiglio municipale, sedute su internet? Ad Ostia è stato raggiunto il numero di firme necessarie per presentare la proposta di riprese video dei consigli. A lanciare l’iniziativa il Movimento 5 stelle del municipio XIII. Nella proposta si chiede all’amministrazione locale di dotarsi di un impianto audio/video per lo streaming degli eventi, lanciando un bando per la sponsorizzazione del canale municipale.

Le firme saranno presentate al protocollo della direzione di via Claudio. La commissione competente dovrà esaminare la proposta di iniziativa popolare che poi sarà discussa ed inserita nell’ordine del giorno dei lavori dell’assise municipale. Uno dei proponenti potrà esporla e spiegarla nell’aula Massimo Di Somma. “Nel nostro programma municipale”, spiega Alessandro Nasetti, “al primo punto, per la trasparenza amministrativa, troviamo: “Consigli municipali on-line con la possibilità di seguire, registrare, diffondere, commentare. Le elezioni amministrative ci saranno la prossima primavera”, conclude, “ma già un primo obiettivo del programma elettorale potrebbe essere raggiunto anticipatamente. Ora, ragazzi, tutti un municipio!”.

Ad aprile dello scorso anno, nel limitrofo comune di Fiumicino, il consigliere Pd Paolo Calicchio avanzò la stessa proposta. Ossia, filmare le sedute del consiglio comunale in nome della trasparenza amministrative. I consigli avrebbero potuto quindi essere pubblicati su internet. La richiesta fu protocollata ufficialmente, indirizzata al  presidente del consiglio comunale, Mauro Gonnelli. Spiegò Calicchio: “E’ forte l’esigenza di garantire trasparenza che, insieme alla partecipazione, è il binomio sempre cercato per una crescita vera della politica e della collettività”. Inoltre, vista la sempre più scarsa partecipazione dei cittadini avrebbe potuto essere un utile strumento la divulgazione tramite rete. “Tutti sanno usare i pc e tutti si collegano su internet”, aggiunse Calicchio: “del resto, non ci sarà nessun onere per il Comune poiché utilizzerò attrezzature professionali che mi verranno messe a disposizione, adatte a questo scopo”. Ma non se ne fece nulla.



Autore: Maria Grazia Stella (ostiatv.it)