domenica 29 settembre 2013

Pansa: colpo di Stato, stiamo attenti a quello vero


La pazienza degli italiani è finita. Gli onorevoli del Pdl che accusano Napolitano e Letta di voler fare un golpe, dovrebbero stare attenti a ciò che dicono: ora le condizioni per farlo ci sono sul serio


È da tempo che dovrei aver smesso di indignarmi per le cavolate dei nostri politici. Ogni paese ha la classe dirigente che si merita. Per questo banale motivo l’Italia ha capi di partito, sottocapi, colonnelli e marescialli che non potrebbero essere più scadenti. Non sto dando un giudizio sull’intera nomenklatura nazionale, perché so che molti parlamentari sono degni di stima. Purtroppo nel mazzo emergono spesso i peggiori. Quelli che urlano di più e quasi sempre per dire bombastiche sciocchezze. 
 L’ultima, e la più grave, la va proclamando il vertice del Pdl ossia di Forza Italia, come il partito di Silvio Berlusconi si è ribattezzato. Da giorni la corrente dei falchi grida che contro il Cavaliere è in atto un colpo di stato. Deciso e attuato da quanti lo vogliono morto. Una banda di golpisti che va dal presidente della Repubblica in giù, sino all’ultimo parlamentare democratico. Ed è proprio lo sbandierare l’accusa di golpismo che mi ha fatto imbestialire o, per dirla in modo soft, trasecolare. 
 Ho imparato, talvolta anche a mie spese, che l’ignoranza è sempre la madre di tutte le cazzate. Accade così anche nel vertice berlusconiano. Questi signori e signore non conoscono neppure alla lontana che cosa sia un golpe. Dovrebbero perdere cinque minuti su Internet per imparare qualche nozione sui colpi di stato. Vadano a vedere che cosa è successo in Grecia, in Argentina, in Cile dove i militari golpisti si sono macchiati di nefandezze orrende. Stadi pieni di oppositori arrestati. Annullamento di tutte le libertà. Torture nefande. Esecuzioni di massa. Persino mattanze barbare, come quelle di lanciare in mare dagli aerei centinaia di persone destinate a sparire nel nulla, i desaparecidos.  
 Sta avvenendo tutto questo in Italia? Mi sembra di no. Dunque è da irresponsabili gridare che il Quirinale, Palazzo Chigi e le stanze del vertice democratico stiano attuando un golpe. Per restare al fumetto, ve lo immaginate Gugliemo Epifani che, in tuta mimetica e il mitragliatore imbracciato, si presenta nella nuova sede di Forza Italia ad arrestare l’onorevole Daniela Santanché, la mitica Pitonessa? Io no, la mia fantasia non arriva a tanto. 
 Chi urla al golpe non si rende conto di scherzare con il fuoco. E il fuoco cova dentro i pensieri di tanti italiani qualunque. È una tetra scoperta che sto facendo da qualche settimana. Quando vado all’edicola per comprare i giornali, in un negozio, in un bar, in una libreria, m’imbatto sempre in qualcuno che mi riconosce e dice: «Lei che fa il giornalista lo scriva quello che sarebbe necessario in Italia». «E di che cosa si tratta?». «Ci vorrebbe un’autorità superiore, che spazza via i partiti, s’impossessa del governo e fa l’indispensabile che i politici non sanno o non vogliono fare». Domando: «Lei pensa a un’autorità militare?». Mi rispondono: «Un’autorità qualsiasi, anche in divisa, che ci metta al riparo delle bande di sinistra e di destra». 
 Mi sembra chiaro da dove venga questo desiderio di un potere diverso e autoritario capace di sostituirsi a quello vecchio, che ha ancora il boccino in mano però non sa servirsene.  Prima di tutto viene dal rifiuto dei partiti odierni, considerati in blocco impotenti a guidare un paese nei guai come il nostro. Poi viene dalla rabbia di constatare che si sta preparando un’altra crisi di governo nel momento meno opportuno. Infine c’è la convinzione che andare a elezioni anticipate non servirebbe a nulla. Soprattutto se il Parlamento non fosse in grado varare una legge elettorale in grado di portarci a un risultato chiaro, dove si veda subito chi ha vinto e chi ha perso. 
 Ho descritto in modo sommario uno stato d’animo che accomuna elettori di centrosinistra e centrodestra. Tra i primi, non mancano cittadini di sinistra che incolpano il Partito democratico di aver mostrato una fretta eccessiva nell’accelerare le procedure per la decadenza di Berlusconi. Si domandano: perché Epifani & C. non hanno voluto sottoporre alla Corte costituzionale la legge Severino per un chiarimento definitivo? Il Cavaliere è agli sgoccioli, lo aspettano altri processi, il suo ciclo di leader politico è finito. Che importanza poteva avere un paio di mesi in più, prima di privarlo dello scudo parlamentare? 
 Gli elettori di centrodestra che mi capita di incontrare temono soprattutto le conseguenze che una crisi di governo avrà sulla sorte incerta del paese. Non ragiona così soltanto il signor Ferruccio Torri, autore di una lettera inviata al Giornale e pubblicata sabato sulla prima pagina del quotidiano di Alessandro Sallusti. Torri scrive: «L’impressione è che ai problemi del Paese si antepongano gli interessi personali col rischio di allontanare noi elettori. Berlusconi si faccia da parte, combatta le sue battaglie privatamente e indichi un leader a cui affidare le nostre speranze. La decisione delle dimissioni di massa è folle in un periodo come l’attuale». 
La pensano nello stesso modo molti altri. Guardano con timore all’eventualità di un voto anticipato. Non hanno nessuna certezza che Forza Italia sia in grado di vincere le elezioni. Uno mi ha detto: «Se perdiamo adesso, perderemo per sempre. La sinistra comanderà per cinque anni. Sino al 2018 e forse più in là. A quella data Berlusconi sarà un ottantenne senza forze. E il nostro partito non ci sarà più. E non ci sarà più nemmeno l’Italia». 
 In molti avvertono quello che provo anch’io. Per decenni non ho mai avuto paura del futuro, né di quello mio né di quello della nostra nazione. Ma adesso mi domando ogni mattina che destino ci aspetti. Confesso che non mi preoccupo dei giovani e non appartengo alla parrocchia di chi pensa che gli abbiamo rubato il futuro. 
Ho avuto anch’io venti, trenta, quarant’anni. E mi sentivo capace di conquistare il mondo. Con un’arma imbattibile: la giovinezza e la grande forza vitale che ne deriva. Per questo, oggi che l’età verde è soltanto un ricordo lontano, mi turba la sorte di noi anziani. Che fine faranno i nostri risparmi, la possibilità di curarsi se ci ammaliamo, la nostra casa, l’ordine sociale, la sicurezza di essere tutelati dalla violenza criminale e politica? 
 Stiamo diventando un paese dove la gente vive a lungo. E ha paura di imbattersi in qualche nemico sconosciuto. Con questi chiari di luna, i parlamentari di Berlusconi firmano le dimissioni in massa. Ecco una vera pazzia da irresponsabili suicidi. Insieme alla lettera al Giornale che ho già citato, mi ha colpito su Italia Oggi un’intervista di Alessandra Ricciardi al capogruppo della Lega al Senato, Massimo Bitonci. Il senatore leghista ha detto: «Quando si minacciano le dimissioni, poi bisogna darle. Altrimenti diventano un boomerang. E gli elettori non dimenticano». 
 E come se non bastasse si moltiplicano le voci che qualche Procura della repubblica sarebbe pronta ad arrestare il Cavaliere non appena sarà decaduto. Non chiedetemi se ho fiducia in tutti i pubblici ministeri delle tante procure italiane. Ho fiducia in alcuni, ma in altri no. 
La faziosità politica è un virus che ormai dilaga dovunque. So bene che ci sono piemme vogliosi di passare alla storia per aver mandato in carcere un Caimano ultrasettantenne. Ma ne farebbero un martire. E soprattutto rivelerebbero di essere loro i veri golpisti. Pronti a impugnare il codice penale al posto del mitragliatore.

FONTE: Giampaolo Pansa (liberoquotidiano.it)

Tre grandi firme del fumetto raccontano le capitali della nuova Europa

Tre grandi firme del fumetto raccontano le capitali della nuova Europa


Fior, Guibert e Feuchtenberger sono già in viaggio fra Roma, Berlino e Parigi per ritrarre in forma di illustrazioni le metropoli al tempo della crisi. 


Tre grandi artisti del fumetto contemporaneo, tre città intriganti tutte da raccontare. Si snoda tra Roma, Parigi e Berlino il progetto di scambio culturale che porta Manuele Fior, Emmanuel Guibert e Anne Feuchtenberger in viaggio per l'Europa con carta, matite e pennelli per disegnare come la vita è cambiata nel corso della crisi. Presto arriveranno su Repubblica.it  i loro diari di viaggio e reportage a fumetti: c'è da aspettarsi molto se è vero che il graphic journalism  è uno dei generi distintivi del ventunesimo secolo, capace di cogliere aspetti della realtà in profondità, alternando poesia  e denuncia, impressioni soggettive e approccio giornalistico. 

Il progetto. L'idea parte dal Goethe Institut e dall'Institut Francais: invitare tre importanti autori contemporanei a passare un po' del loro tempo in tre città simbolo dell'Unione Europea. Uno scambio: l'italiano Fior andrà a Parigi e Berlino, la tedesca Feuchtenberger a Roma e Parigi, il francese Guibert a Berlino e Roma. In viaggio fino al 10 ottobre, prenderanno appunti, butteranno giù schizzi, si lasceranno conquistare, ammaliare o scandalizzare da tre metropoli così rappresentate da cinema e letteratura. E produrranno le loro tavole a fumetti, che a poco a poco vedrete sul nostro sito in una sorta di cronaca in diretta del viaggio e delle impressioni dei tre disegnatori . "L'Europa in una nuvoletta", questo il nome del progetto, presentato al Palazzo Incontro di Roma,  punta così a rappresentare in maniera innovativa e d'autore la vita quotidiana nel nostro continente. 

Il concorso. A raccontare l'Europa al tempo della crisi saranno anche studenti, tirocinanti e laureandi di scuole di fumetto, Accademie di Belle Arti e altri enti di formazione, italiani, tedeschi e francesi. A loro e a tutti i disegnatori e fumettisti con meno di 40 anni residenti in Italia, Germania e Francia è rivolto il concorso "Generazione indignati". In pratica si chiede un reportage a fumetti o disegnato, il tema è in linea con i lavori sulla crisi di Fior, Guibert e Feuchtenberger: le nuove vie dell'impegno dei giovani, dall'attivismo sui social network fino alla disobbedienza civile. Le opere, in formato A3 o A4 e della lunghezza massima di 4 pagine, devono essere inviati tramite upload sulla Community "Generazione Indignati" del sito del Goethe Institut. Il termine ultime è il 22 novembre. Tra i premi, anche quello della giuria di Repubblica.it.

I tre artisti. Stili e sensibilità diverse, accomunati dalla alta qualità delle loro opere. I lettori di Repubblica conoscono bene Manuele Fior, per le sue illustrazioni a "Una certa idea di mondo", la rubrica in cui Alessandro Baricco racconta i migliori libri letti negli ultimi anni. Ma Fior è un autore di portata internazionale: con il graphic novel "Cinquemila chilometri al secondo" (2010) ha vinto il premio per Miglior Album al Festival di Angoulême (è in pratica l'Oscar del fumetto). Laureato in architettura a Venezia, ha lavorato per anni a Berlino, oggi vive a Parigi e collabora con molte testate italiane e non, tra cui il New Yorker e Le Monde. Abituato a sperimentare sul colore, nel lavoro più recente, "L'intervista" (2013), prova invece un bianco e nero ricercato per raccontare una storia di fantascienza molto introspettiva.

Il francese Emmanuel Guibert è, per tratto e approccio, il più realista dei tre. Ha disegnato un'opera fondamentale del fumetto contemporaneo, "Il fotografo" (2003-2007): un reportage ma anche un romanzo di viaggio sul lavoro di Medici Senza Frontiere nell'Afghanistan dei mujaheddin, in cui le sue vignette si uniscono alle fotografie di Didier Lefèvre. Lo stesso mix di fumetto e fotogiornalismo per "Alain e i Rom" (2009), con il fotografo Alain Kler, un viaggio nei campi Rom di mezza Europa. E' invece quasi un'opera di ricerca etnografica  " La guerra di Alan" (2000-2008), sulle memorie di guerra di un amico che ha combattuto durante la Seconda guerra mondiale.  

Più onirica, per segno e argomenti, la tedesca Anne Feuchtenberger. Illustratrice e insegnante della Scuola superiore di scienze applicate di Amburgo, privilegia il bianco e nero, pubblica i suoi disegni su quotidiani come "Die Zeit" e "Frankfurter Allgemeine Zeitung", ma realizza anche locandine per il teatro e graphic novel. Con la scrittrice Katrin de Vries ha pubblicato "La puttana P getta il guanto" (2003). In Italia è uscito anche "Quando muore il mio cane mi faccio una giacca" (2005), libro di illustrazioni ipnotico e misterioso. 

Autori molto diversi, insomma: le loro Roma, Berlino e Parigi saranno tutte da scoprire.

FONTE: Francesco Fasiolo (repubblica.it)

sabato 28 settembre 2013

Confesercenti, allarme crisi: in 8 mesi 20mila imprese in meno. Roma la capitale delle chiusure


L'osservatorio dell'associazione dei commercianti: per colpa della crisi le città si stanno svuotando


Per colpa della crisi, le città si stanno svuotando di bar, ristoranti e hotel. Ma, soprattutto, è drammatico il tracollo della moda: nei primi 8 mesi dell'anno, una cessazione su 4 nel commercio è un negozio di abbigliamento. È la fotografia scattata dall'osservatorio di Confesercenti sul commercio e turismo.

Il 2013 è dunque ancora un anno nero per il settore del commercio e turismo. Nei primi 8 mesi, hanno chiuso i battenti 50 mila imprese, con 32 mila cessazioni nel commercio e 18 mila nel turismo. Considerando l'avvio di nuove attività, il saldo è negativo di quasi 20 mila unità. Se continua così, a fine 2013 si saranno perse per sempre 30 mila imprese e almeno 90 mila posti di lavoro, sostiene ancora l'osservatorio di Confesercenti. Complessivamente, nei primi otto mesi dell'anno si registra nel commercio al dettaglio in sede fissa un saldo negativo di 14.246 imprese, a fronte di 18.208 nuove aperture e 32.454 chiusure. Soffrono anche le attività di alloggio e ristorazione, che perdono per sempre 5.111 attività, con 12.623 nuove imprese e 17.734 cessazioni.

Ma ecco nel dettaglio la situazione in cui versano i singoli settori. Si comincia dal catering. Rallenta, infatti, anche il settore commerciale della ristorazione collettiva che comprende i servizi di banqueting e catering legati a produzione e distribuzione di pasti pronti per la clientela: da gennaio ad agosto si contano, infatti, 112 attività in meno tra ditte specializzate di catering e mense delle scuole e degli ospedali. La desertificazione sta cambiando sempre più il volto dei nostri centri urbani, svuotandoli: secondo i dati raccolti dall'Osservatorio di Confesercenti, nei primi otto mesi del 2013 hanno visto per sempre abbassare le saracinesche ben 2.035 attività commerciali che operano servizio di bar sul territorio nazionale: a fronte di 5.806 iscrizioni, infatti, si sono registrate ben 7.841 cessazioni.

Non si profila certo un futuro migliore per il settore della ristorazione: qui, infatti, si sono spente per sempre le luci di ben 2.583 attività imprenditoriali da inizio anno: a 5.909 iscrizioni hanno corrisposto 8.492 cessazioni a fine agosto. La Campania svetta al primo posto con 289 imprese della ristorazione chiuse per sempre.

Ma è Roma la capitale delle chiusure: da gennaio ad agosto nella città sono spariti per sempre 223 ristoranti, record di saldo negativo fra tutte le città italiane con 300 iscrizioni e ben 523 cessazioni rilevate: quasi due chiusure al giorno. Che sommate al saldo negativo di 194 imprese di servizio bar ci consegnano il record di ben 417 imprese polverizzate fino ad oggi.

Sul fronte di alberghi e alloggi, in Italia, secondo i dati dell'Osservatorio Confesercenti, hanno per sempre chiuso i battenti ben 371 strutture ricettive: saldo negativo risultante dal confronto tra le 830 iscrizioni e le 1.201 cessazioni registrate fino alle fine del mese di agosto. Questa volta il triste primato lo conquista la regione dell'Emilia Romagna, con 58 imprese scomparse nei primi otto mesi, seguita dalla Campania con un saldo negativo di 51 imprese e la Sicilia che perde 43 imprese del settore alloggio a pari merito con il Trentino Alto Adige/SudTirol in cui il turismo montano rappresenta il motore economico del territorio: anche qui sono state perse per sempre altre 43 imprese ricettive.

Continua, intanto, il tracollo della moda. La distribuzione moda è il settore che soffre di più la crisi del commercio: nei primi otto mesi hanno aperto solo 3.400 nuove attività nel comparto abbigliamento e tessile, a fronte di 8.162 chiusure, per un saldo negativo di 4762 unità. Praticamente, una cessazione su 4 nell'ambito del commercio al dettaglio è da attribuire a questo comparto. E continua il processo di desertificazione urbana, che sta portando alla rapida scomparsa dei negozi di vicinato del dettaglio alimentare dai nostri centri urbani. Prendendo in esame i comuni capoluogo di regione, i dati Confesercenti rivelano che la media di esercizi ogni mille abitanti è scesa sotto l'unità quasi ovunque, con l'eccezione di Napoli, dove si registrano quasi 2 negozi di vicinato alimentari ogni 1000 abitanti e Cagliari, Bari, Firenze, Genova, Palermo e Venezia, con poco più di un negozio ogni mille persone. Maglia nera a Trento e a Bolzano. In quest'ultimo centro, in particolare, rimangono solo 5 negozi di vicinato di carni e 9 di ortofrutta.

FONTE: ilmessaggero.it

venerdì 27 settembre 2013

Aumento Iva, stop col "trucco" su benzina e tasse sulle imprese


Un governo di
buffoni: salta
stop all'Iva
Sarà al 22%

Il decreto per lo stop all'aumento dell'Iva slitta dopo il voto di fiducia chiesto da Letta tra lunedì e martedi prossimi. Insomma il governo non ha mantenuto le promesse. Da palazzo ChigiLetta fa sapere che "la fase di chiarimento politico di governo e maggioranza che si e' innescata travolge i provvedimenti economici che erano allo studio dell'esecutivo. Ora non si puo' dunque procedere con il decreto di correzione della manovra a cui si stava lavorando e se ne riparlera' dopo il chiarimento alle Camere, nell'eventuale fase di ripartenza dell'attivita' di governo". 

Promesse da marinaio - Dunque dopo settimane di promesse e di annunci sullo stop dell'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per centol'esecutivo fa marcia indietro. Il governo aveva rassicurato il Pdl dicendo di aver trovato le risorse per evitare l'aumento e non sforare il tetto del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil imposto da Bruxelles. Fabrizio Saccomanni avrebbe recuperato 3,5 miliardi per mantenere l'Iva al 21 per cento almeno fino a dicembre. Il piano di Saccomannui però nasconde una "fregatura". Infatti le coperture per l'Iva verranno principalmente dall'aumento delle accise sulla benzina (2 centesimi al litro, che diventeranno 2,5 nel 2015), e da un ritocco degli acconti di Ires (dal 101 al 103%) e Irap. 

Benzina alle stelle - Insomma i soldi risparmiati sugli acquisti, li pagheremo per spostarci con l'auto. E per di più in piena crisi, il governo scarica sulle imprese la pressione fiscale aumentando Ires e Irap. Di fatto dunque cambia poco. La "trovata" di via XX settembre che tanto piace a Letta non convince il Pdl: "Non voglio e non posso credere che le coperture trovate dal governo per rinviare l'aumento Iva al primo gennaio 2014 siano davvero quelle anticipate in queste ore da alcuni organi di stampa. Saremmo al teatro dell'assurdo. Un semplice rinvio, non la cancellazione dell'aumento, verrebbe finanziato con ulteriori aumenti di tasse e accise. Semplicemente inaccettabile", ha affermato l'azzurro Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera.  (I.S)

giovedì 26 settembre 2013

Letta: «Serve un chiarimento per la stabilità l'Italia non può permettersi di tornare indietro»



«Domani appena atterrato a Roma mi reco da Napolitano per un chiarimento su come andare avanti». 
La missione del governo italiano a New York «è stata un'occasione per presentare l'Italia», ma la positività di questi giorni «è stata rovinata da quello che è successo a Roma». «Non c'è alcun colpo di Stato in corso. In Italia c'è lo stato di diritto. Siamo di fronte all'arrovellamento attorno al futuro di una forza politica e del suo leader».

Lo ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta, durante una conferenza stampa a margine dei lavori della 68esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Una volta rientrato a Roma «voglio chiedere un chiarimento su Governo e su Parlamento», per capire «dove vogliamo andare» in vista della legge di stabilità, ha detto Letta. E proprio per questo il presidente del Consiglio ha annunciato di volersi recare domani al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per definirne le modalità. «Deve esserci un chiarimento, all'interno del Governo e in Parlamento, dobbiamo verificare se c'è volontà di andare avanti, su quali prospettive e su che basi», ha detto il presidente del Consiglio. Quello che è successo a Roma, con un riferimento alle annunciate dimissioni di massa dei parlamentari del Pdl, «è stata un'umiliazione non per me ma per l'Italia».

«Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si conferma come punto di riferimento centrale per il nostro paese, una guida ferma. Condivido le sue parole dalla prima all'ultima». «Un chiarimento su dove vogliamo andare -ha proseguito il premier- perchè è assolutamente essenziale in questo momento dare chiarezza e stabilità. Ci troviamo di fronte al momento di preparazione della legge di stabilità, che sarà il cuore del progetto di rilancio del Paese nel prossimo anno. Un chiarimento che ritengo essenziale, dobbiamo andare in Parlamento a verificare se c'è la volontà di andare avanti, su quali prospettive, con quali comportamenti e su quali basi».

FONTE: ilmessaggero.it

mercoledì 25 settembre 2013

Per il redditometro anche i minori sono evasori

UN REDDITOMETRO DA PAZZI: 
anche i minori sono evasori


I ragazzini nell'occhio del ciclone: Panorama domani in edicola svela perché i minori rischiano di vedersi arrivare i finanzieri in cameretta

Così com'è il redditometro non va bene. Al Garante per la privacy è bastato un primo e veloce sguardo per dire che lo strumento ideato dall'Agenzia delle entrate per contrastare l'evasione fiscale non va bene. Lo dice Panorama in un articolo pubblicato sul numero che sarà da domani in edicola. 
Bambini - Secondo il malefico strumento di rilevazione, in Italia esisterebbero circa 2milioni di minorenni  "incongrui": dichiarano un reddito troppo basso per poter pagare l'affitto. Questo succede perché il redditometro considera chiunque non abbia una casa di proprietà un fittuario in grado di pagare, in media, 700 euro mensili. Non fa alcuna distinzione, il redditometro, ed ecco che nella statistica ci finiscono i ragazzini. Loro sperano, però, di non trovarsi i finanzieri in cameretta.

FONTE: liberoquotidiano.it

martedì 24 settembre 2013

Allarme degli scienziati Onu: 12 anni per salvare la Terra


Non lascia molti spazi alla speranza l'atteso Quinto Rapporto dell'Ipcc, l'organismo creato dalle Nazioni Unite per investigare sul cambiamento climatico. Quattro scenari: nel peggiore un riscaldamento globale di 3.7 gradi e aumento dei livelli dei mari di 62 centimetri

Il mondo non riuscirà a mantenere il riscaldamento climatico sotto i due gradi rispetto all'epoca preindustriale. Non lascia molti spazi alla speranza l'atteso Quinto Rapporto dell'Ipcc (Intergovernamental panel on climate change), l'organismo creato dalle Nazioni Unite per investigare sul cambiamento climatico, che è stato insignito del premio Nobel per la pace. L'Ipcc si è riunito oggi a Stoccolma rivedere e approvare il "sommario per i decisori politici" del quinto rapporto, che sarà reso pubblico venerdì. Ma da quanto filtra il quadro è gia chiaro.

Dalle bozze che circolano, ormai pressoché definitive, emerge con nettezza che il combinato disposto delle emissioni di gas serra causate dall'uomo combiante con l'inazione della politica che inquesti decenni ha prodotto il largamente inconcludente "protocollo di Kyoto" ma si è mostrata incapace di frenarle davvero produrrà un mondo ben più caldo di quei 2 gradi ritenuti il margine massimo accettabile per non avere conseguenze gravi sugli ecosistemi e sulle attività umane.

Secondo lo scenario più ottimista, quello che prevede un riscaldamento di "solo" un grado (range 0.3/1.7 gradi) entro il 2081-2100 - e quindi di 1 grado e 74 rispetto al 1850 - avremmo 12 anni e mezzo per tentare l'impossibile: stabilizzare le concentrazioni di Co2 ad un livello di 421 ppm (parti per milione). Che la missione sia assolutamente impossibile lo dice il fatto che (dati agosto 2013), le concentrazioni di Co2 in atmosfera sono già a quota 395.1 e che l'aumento medio annuale è stato (periodo 2003-2012) di 2.07 ppm. Ci restano quindi appena 26 ppm da "bruciare" e lo faremo in circa 12 anni e mezzo, quindi nel 2025. Considerando che un accordo globale per tagliare le emissioni non entrerà in vigore prima del 2020, in 5 anni sarà impossibile farcela (e visto che le emissioni restano in atmesfera per decenni e non possono essere tagliate significativamente da un anno all'altro, lo sarebbe comunque anche se iniziassimo a tagliare vigorosamente adesso).

Questo significa che il mondo che lasceremo ai nostri pronipoti sarà molto più caldo dei proverbiali due gradi rispetto all'epoca preindustriale. Nel quinto rapporto l'Ipcc fa quattro scenari. Il primo, quello "ottimista", prevede per fine secolo un riscaldamento di un grado rispetto alle medie 1986-2005 (aumento che andrebbe sommato agli 0,74 gradi già registrati) e un aumento medio del livello dei mari di 40 centimetri. Ma già con il secondo, ben più realistico (livello di 538 ppm, che è raggiungibile se si tagliasse seriamente dopo il 2020) si sale a 1.8 gradi (range da 1.1 a 2.6 gradi) e un aumento del livello del mare di 47 centimetri. Il terzo e quarto scenario sono ancora peggiori, con 2.2 e 3.7 gradi e aumenti dei livelli dei mari di 47 e 62 centimetri. Lasciando il quarto scenario nel novero del molto poco probabile (dato che prevede concentrazioni di Co2 ad un livello monstre di 936 ppm, quindi più del doppio delle attuali), anche il secondo scenario è comunque assai preoccupante.

L'Ipcc ci ha avvertito, ora tocca ai governi decidere se continuare a voltarsi dall'altra parte o anticipare di qualche anno l'accordo globale che ridurrebe il danno causato da un modello energetico basato sui combustibili fossili.

FONTE: Alessandro Farruccia (qn.quotidiano.net)