domenica 22 dicembre 2013

La Camera rivoluziona le Province. Ma scontro Forza Italia-governo


Montecitorio dà l’ok al ddl. Previsti nuovi Consigli e 9 città metropolitane. Delrio: «Passo avanti enorme». Brunetta: «Non le abolisce, è una truffa».

Con il voto arrivato in tardissima serata a Montecitorio la Camera approva il disegno di legge sulle Province e le città metropolitane (277 voti favorevoli, 11 contrari di Sel)). Il ddl prevede la trasformazione dei consigli provinciali in assemblee dei sindaci, che lavoreranno a titolo gratuito; istituzione di 9 città metropolitane; disciplina della fusione dei comuni: sono questi i tratti salienti del disegno di legge Delrio su «città metropolitane, province, unioni e fusioni di comuni». 

«La Camera questa notte ha approvato il ddl di riordino delle città metropolitane, province, unioni e fusioni dei Comuni, che ora andrà al Senato. Il ddl è passato con 277 sì dei deputati e delle deputate della maggioranza, 11 voti contrari, soprattutto Sel. Sono usciti dall’aula senza votare Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. 
Dopo tanti anni di attesa, un passo avanti enorme per semplificare i livelli amministrativi del paese ed essere più vicini a cittadini e imprese» ha spiegato su Facebook il ministro per gli Affari regionali, Graziano Delrio, rivendicando il merito del ddl. 

Delrio elenca «i punti salienti: le 9 città metropolitane, dopo trent’anni, per dare slancio alla crescita del paese; per la prima volta non ci saranno le elezioni provinciali e, in attesa del disegno costituzionale di abolizione, le province si riducono a enti leggeri con poche funzioni, molto utili ai comuni; i piccoli comuni potranno lavorare più facilmente insieme, nelle unioni, con meno burocrazia e più autonomia; si lavora alla soppressione di centinaia di enti impropri e inutili e si inizia la riorganizzazione dello Stato. Se tutto questo sembra poco...» conclude il ministro. 

Di parere opposto Renato Brunetta: «Il disegno di legge sulle province, approvato ieri dalla Camera dei deputati, si può definire a tutti gli effetti una vera e propria legge truffa» spiega il presidente dei deputati di Forza Italia che già ieri avevano dato battaglia in Aula uscendo al momento del voto. «Questa nuova legge - sostiene - non abolisce le province, ma crea enti di secondo livello: di fatto trasforma le province in enti di area vasta, li sottrae alla rappresentanza democratica, escludendo ogni tipo di elezione diretta, con l’obiettivo di rendere le nuove province e le nuove città metropolitane assemblee monocolore di sinistra».  

Secondo Brunetta, si tratta di un «provvedimento incostituzionale, confuso, con norme ingarbugliate, che non semplifica e non sburocratizza, ma aumenta il disordine sulla gestione dei servizi a livello locale creando nuovi problemi a imprese e cittadini. I presunti risparmi? Oggi - spiega - le province costano 8,6 miliardi l anno per le spese ordinarie. 2,2 miliardi di euro l anno è il costo dei dipendenti. Gli impiegati e i dirigenti sono 61.000, per 1.272 consiglieri provinciali e 395 assessori. Quanto farà risparmiare il ddl approvato ieri? Solo i 100 milioni delle mancate elezioni, a fronte di 8 miliardi di spese correnti. Praticamente nulla. Il disegno di legge del ministro Delrio è stato inoltre sconfessato anche in occasione del discorso del presidente del Consiglio sulla linee programmatiche del suo governo dello scorso 11 dicembre alla Camera: nel suo passaggio sul futuro delle province, il premier Letta ha, di fatto, rinnegato l’impalcatura di stampo squisitamente propagandistico messa in piedi dal ministro Delrio per giustificare la creazione di nuovi centri di potere». 

«Forza Italia - prosegue Brunetta - aveva presentato una proposta specifica sul tema, prevedendo un intervento chiaro, lineare: via le province, nessun ente di secondo livello , un progetto in grado di alleggerire definitivamente le strutture che adesso governano gli enti territoriali. Una proposta che mirava a garantire un passaggio di competenze e funzioni definito una volta per tutte, in attesa della riforma costituzionale in grado di abolire definitivamente le province, per disegnare una Repubblica delle autonomie fondata su due soli livelli territoriali di diretta rappresentanza delle rispettive comunità: le regioni e i comuni. E invece niente, dal governo solo una truffa: demagogia, strategia dell annuncio e zero serietà. Il frutto avvelenato è questo provvedimento, una scelta del tutto sbagliata che non porterà nessun beneficio ma solo costi e ulteriore peso burocratico per i cittadini».  

FONTE: lastampa.it

venerdì 20 dicembre 2013

DATI AGGHIACCIANTI DIVULGATI DA CONFINDUSTRIA: DAL 2007, PERSO IL 12% DI PIL, 3.500 A PERSONA E TASSE NEL 2014 AL 44%.

DATI AGGHIACCIANTI DIVULGATI DA CONFINDUSTRIA: DAL 2007, PERSO IL 12% DI PIL, 3.500 A PERSONA E TASSE  NEL 2014 AL 44%.
Numeri da bollettino di guerra, che rispecchiano tutta la disperazione e la situazione di grave difficoltà che gli italiani stanno vivendo sulla loro pelle, ormai da anni.
Mentre il premier Enrico Letta continua a fare l'ottimista, prevedendo addirittura un Pil in crescita del 2% nel 2015, i dati che vengono snocciolati dai vari centri studi e think tank raccontano una realtà completamente diversa, che stride non poco con i toni celebrativi del governo.
La fotografia della crisi arriva stavolta con il rapporto Scenari economici del Centro Studi di Confindustria. Dallo studio emerge che l'Italia ha perso più del 12% di Pil dal 2007, e che da allora sono andati in fumo oltre 200 miliardi di reddito. La speranza è sulle riforme, che devono essere però incisive. Solo con "incisive riforme strutturali si può recuperare il terreno perduto". Una crisi, insomma, che ha provocato "danni di una guerra".
Di fatto, rispetto alle "traiettorie già modeste del decennio 1997-2007 il livello del Pil potenziale è più basso del 12,6%, in altre parole sono andati bruciati oltre 200 miliardi di euro di reddito a prezzi 2013, quasi 3.500 euro per abitante". 
Il dramma della disoccupazione è evidente. L'esercito di disoccupati - persone a cui manca lavoro, totalmente o parzialmente, è di 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. A partire dal 2014, secondo il Centro Studi, si dovrebbe però arrestare l'emorragia occupazionale.
L'impatto della Legge di Stabilità sulla crescita sarà "molto piccolo", di 0,1 o 0,2 punti sul Pil del 2014, scrive il Centro studio nel rapporto "La difficile ripresa. Cultura motore dello sviluppo". Di fatto, la manovra è una "occasione mancata".
Il Centro Studi di Confindustria rivede al ribasso le stime del Pil per il 2013 diffuse a settembre. Nel nuovo scenario è previsto un calo del Pil dell'1,8% quest'anno contro il -1,6% precedentemente calcolato. Per il 2014 gli economisti di viale dell'Astronomia prevedono un incremento dello 0,7% e nel 2015 dell'1,2%. Riguardo al 2013, la revisione delle stime del Pil "deriva da una variazione congiunturale di un decimo peggiore nel secondo trimestre (-0,3% contro -0,2%) e nel quarto (0,2% contro 0,3%)", si legge.
E per la prima volta viene stilato anche uno scenario alternativo, nel caso in cui le cose dovessero andare peggio. Sulla ripresa economica soffiano "venti contrari. Se il credit crunch proseguirà nel 2015 e la debolezza dell'economia renderà necessaria una manovra di un punto di Pil, nel 2014 il Pil salirà solo dello 0,4% e nel 2015 si avrà una crescita zero. E' questo lo scenario più negativo per l'economia italiana simulato dal Centro Studi di Confindustria negli ultimi Scenari economici. 
"Questa simulazione - hanno spiegato gli economisti - tutt'altro che astratta e ben presente a molti analisti di banche d'investimento internazionali, suggerisce che occorre rimuovere ogni causa interna di turbolenza e incertezza e prendere rapidamente decisioni che elevino il Paese su un più alto sentiero di crescita".
L'andamento dell'economia fa centrare l'obiettivo dei conti pubblici fissato per il 2014 con il deficit al 2,7% del Pil, non quello per il 2015 (2,4%). Il saldo strutturale non continua ad avvicinarsi al pareggio (1% del Pil tra due anni), nonostante l'ampio avanzo primario (4,5% del Pil al netto del ciclo, mezzo punto meno di quanto stimato tre mesi fa). Questo risultato "è stato ottenuto varando manovre per complessivi 109 miliardi (6,9% del Pil) dal 2009 in poi. Di cui 3 punti di maggiori entrate e 3,9 di minori spese".
Il debito pubblico, al netto dei sostegni europei e in rapporto al Pil, sale ancora nel 2014 (al 129,8%) per poi iniziare a flettere nel 2015 (128,2%); "una flessione tutta dovuta a un punto di privatizzazioni e dismissioni omogeneamente distribuite".
Preoccupazioni per il tessuto sociale italiano, caratterizzato sempre di più da continue proteste.  "Il pericolo maggiore (che si presenta nella strada per la ripresa) è il cedimento della tenuta sociale", con il "montare della protesta che si incanala verso rappresentanze che predicano la violazione delle regole e la sovversione delle istituzioni".  "Basta poco perché gli eventi prendano una piega infelice". Il destino dell'Italia "si ripete, con il coagularsi di importanti gruppi politici anti-sistema".
Sulla pressione fiscale, questa scenderà marginalmente al 43,9% nel 2014 dopo aver toccato il record nel 2013 con il 44,3% di Pil. (wsi)

FONTE: ilnord.it 

martedì 17 dicembre 2013

Domani la Stabilità alla Camera, idea fiducia. Via al fondo per tagliare il cuneo fiscale

Letta incontra i sindacati a Palazzo Chigi: più risorse per il lavoro. La Commissione al lavoro: tetto di 300mila euro per cumulo reddito-pensione. Via libera alla sanatoria sulle spiagge, il governo ritira l'emendamento Consob e dà l'ok al fondo taglia-cuneo. Salta la Tasi leggera, il tetto torna al 2,5 per mille. Ok a stadi ed esodati. Brunetta: "La Commissione è un suk"

Mentre procedono i lavori sulla Legge di Stabilità, con le proposte di governo e relatori destinate alla Commissione Bilancio della Camera, il governo pensa di ricorrere alla fiducia anche a Montecitorio per sbloccare nel minor tempo possibile la Manovra. La notizia è arrivata dal sottosegretario all'Economia, Pierpaolo Baretta, che parlando a Radio Anch'io ha detto "è possibile che ci sia" una richiesta del governo di porre il voto di fiducia a Montecitorio. Per Baretta si tratta di una decisione che "viene sempre presa all'ultimo minuto, anche sulla base degli emendamenti". Il sottosegretario segnala la "necessità di chiudere entro il 23". Se "non c'è una condivisione di tutti i gruppi o se c'è un inasprimento" della discussione in Aula sarà possibile chiedere la procedura accelerata, visto "che dobbiamo garantire che la Legge di Stabilità si chiuda nei tempi obbligatori".

Proprio in tema di tempistiche, si registra uno slittamento da oggi a domani mattina, alle 8.30, l'avvio dell'esame del disegno di legge, accompagnato a quello di bilancio, da parte dell'Aula della Camera: la decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Le votazioni sui provvedimenti sono previste a partire dalle 15.

Che il clima non sia dei più concilianti è poi testimoniato dalle parole di Renato Brunetta (capogruppo di Fi); dagli stessi microfoni e parlando della Manovra, Brunetta ha detto di aver "visto delle cose inenarrabili. Ho visto un suk in Commissione Bilancio. La maggioranza era riunita con il governo non per trovare soluzioni per gli italiani ma per fare marchette, provvedimenti ad personam per singole categorie, al fine di acquisire i consensi", il suo giudizio.

Il leader degli industriali, Giorgio Squinzi, si è detto scettico sul provvedimento, anche se ha ribadito che "non c'è alternativa". Il numero uno di Confindustria, aggiungendo il suo punto di vista sulla situazione del Paese, ritiene "giustificate" le proteste dei cosiddetti Forconi anche perché "purtroppo il malessere è molto diffuso". Anche se, in ogni caso, stigmatizza il comportamento tenuto dai manifestanto in questi giorni: "In nessun caso - sottolinea Squinzi - le conseguenze della crisi devono sfociare in azioni di protesta violenta che vanno condannate fermamente. Bloccare il paese e il lavoro non serve a risolvere i problemi".

Mentre impazza insomma la polemica politica, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha incontrato per due ore a Palazzo Chigi i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella. Sul tavolo le richieste di modifica alla stabilità. Nel corso della riunione, secondo
Quanto si apprende da fonti sindacali, si è parlato dell'emendamento governativo sul fondo taglia-cuneo per imprese e lavoratori. Inoltre, è stata affrontata, in generale, la situazione del paese e da parte di letta è arrivato un invito al senso di responsabilità. Centrella ha detto che al governo "stanno lavorando per portare maggiori risorse per ridurre la pressione fiscale sui lavoratori. C'è l'intenzione di fare questo". Nel fine settimana i sindacati avevano protestato a Montecitorio proprio per chiedere maggior tutela di redditi da lavoro e pensioni. Per Bonanni "ci sono segnali" ma "non è tutto quello che ci aspettiamo".

In attesa degli ulteriori sviluppi, dunque, si registra nella notte il via libera della commissione Bilancio a un emendamento che introduce un tetto di 300 mila euro al cumulo tra redditi da pensione e redditi da lavoro per i dipendenti pubblici. L'emendamento, presentato dal Pd e poi riformulato con il parere favorevole del governo, prevede che il tetto del cumulo valga anche per "i vitalizi, anche conseguenti a funzioni pubbliche elettive". Mentre "sono fatti salvi i contratti in corso fino alla loro naturale scadenza". Infine, prevede che "gli organi costituzionali applichino i principi di cui al presente comma nel rispetto dei propri ordinamenti". Non viene dunque previsto un divieto di cumulo, bensì viene posto un tetto massimo. "Chi percepisce una pensione, se svolge anche un'altra attività pubblica, sa che non può andare oltre i 300mila euro", ha spiegato in comissione il relatore alla Stabilità, Maino Marchi.

Stando sempre ai contenuti della Legge, il governo, tramite il vice ministro Stefano Fassina, ha annunciato il ritiro dell'emendamento che portava da 3 a 5 il numero dei componenti del Consiglio direttivo della Consob. Nella notte la Commissione ha approvato anche un emendamento che proroga di un anno, dal 2016 al 2017, gli indennizzi per le aziende in crisi. E uno, a firma di Ettore Rosato del Pd, che mette fine alla duplicazione delle banche dati per gli autoveicoli: verrà istituito un unico archivio telematico nazionale per il Pra e la motorizzazione in modo da ottenere un risparmio. Ancora, dalla Commissione arriva l'ok all'emendamento del relatore che prevede una sanatoria dei contenziosi sui canoni e gli indennizzi per l'utilizzo dei beni demaniali marittimi e che stabilisce un riordino della normativa sulle concessioni demaniali da effettuare entro maggio. La proposta di modifica prevede che il soggetto interessato possa pagare in un'unica soluzione il 30% delle somme dovute all'erario o rateizzare fino a un massimo di 6 tranche annuali un importo pari al 60% del dovuto oltre gli interessi legali. La domanda per aderire alla sanatoria dovrà essere presentata entro il 28 febbraio.

Slitta invece ufficialmente il pagamento della mini-Imu del 2013 al 24 gennaio 2014., dall'iniziale 16 gennaio. Via libera pure all'applicazione dell'imposta sostitutiva al 12% sulla rivalutazione delle quote della Banca d'Italia e al fondo taglia tasse per le imprese e i lavoratori con le risorse della spending review e derivanti dalla lotta all'evasione fiscale. Ne beneficeranno "in egual misura" imprese e lavoratori. Le risorse destinate ai lavoratori dovranno essere divise con i pensionati; mentre per quanto riguarda le imprese, la quota va ripartita tra attività produttive, lavoratori autonomi e imprese in contabilità semplificata.

Sul versante degli esodati, si prevede lo stanziamento di 950 milioni di euro dal 2014 al 2020 per salvaguardare altre 17 mila persone (il testo contiene già la tutela per 6 mila soggetti). E' passato anche l'emendamento per l'ammodernamento e la costruzione di impianti sportivi, ma senza la realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale. Tra i nodi che restano da sciogliere ci sono quelli della Tobin tax e della Tasi leggera. Per entrambi si va verso un nulla di fatto. La nuova tassa sulla casa resterà quindi nella formulazione approvata dal Senato che vede una forbice dell'aliquota tra l'1 e il 2,5%. Tetto quest'ultimo, viene evidenziato, inferiore di un punto, comunque, alle richieste dei Comuni.

FONTE: repubblica.it

lunedì 16 dicembre 2013

I costi della politica, l'allarme della Uil: "Il totale è 23 miliardi, 757 euro a cittadino"



Il 5 per cento degli occupati vive di politica. I costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 23,2 miliardi di euro, tra funzionamento di organi istituzionali, società pubbliche, consulenze e costi per mancati risparmi derivanti dalla sovrabbondanza del sistema istituzionale. E' quanto rileva uno studio della Uil presentato alla stampa dal leader Luigi Angeletti e dal segretario confederale Guglielmo Loy. Si tratta di una somma pari a 757 euro medi annui per contribuente, che pesa l'1,5% sul Pil. Sono oltre 1,1 milioni le persone che vivono direttamente o indirettamente di politica, il 5% del totale degli occupati. Per il funzionamento degli organi istituzionali (Stato centrale e autonomie territoriali), nel 2013 si stanno spendendo oltre 6,1 miliardi di euro, in diminuzione del 4,6% rispetto all'anno precedente (293,3 milioni di euro in meno); per le consulenze 2,2 miliardi di euro e per il funzionamento degli organi delle società partecipate, 2,6 miliardi di euro; per altre spese (auto blu, personale di fiducia politico, direzione Asl) 5,2 miliardi di euro; per il sovrabbondante sistema istituzionale 7,1 miliardi di euro. 

FONTE: leggo.it

domenica 15 dicembre 2013

Lavoro e under 35, l’allarme dell’Istat: circa 4 milioni non studiano né lavorano

 I neet (not in education, employment or training) tra i 15 e i 34 anni sono aumentati di oltre 300.000 unità rispetto al terzo trimestre del 2012

È di nuovo allarme Istat. Oltre il 27% dei giovani tra i 15 e i 34 anni non studia, non lavora e non è in un percorso di formazione. Lo afferma l’istituto nazionale di statistica in una tabella sui cosiddetti Neet ampliata alla fascia dei 30-34 anni, secondo la quale gli under 35 in questa condizione nel terzo trimestre sono 3,75 milioni. Al Sud la percentuale è del 36,2%, oltre 2 milioni di persone.  

I neet (not in education, employment or training) tra i 15 e i 34 anni sono aumentati di oltre 300.000 unità rispetto al terzo trimestre del 2012 passando da 3,43 milioni a 3,75 milioni toccando la quota record del 28,5% (era 25,8% nel terzo trimestre 2012). Finora l’Istat aveva diffuso le rilevazioni sui neet fino ai 29 anni (27,4% nel terzo trimestre 2013 a fronte del 24,9% nello stesso periodo del 2012), fascia di età nella quale coloro che non studiano né lavorano sono 2,564 milioni contro i 2,344 del terzo trimestre 2012. Nella media 2012 i neet under 35 in Italia erano il 25% del totale dei giovani (17,3% la media nell’area euro), percentuale inferiore solo alla Bulgaria e alla Grecia. 

Oltre la metà dei neet (2.010.000 su 3.755.000) sono al Sud con una percentuale che sfiora il 40% (il 39,6% degli under 35 contro il 36,9 del terzo trimestre 2012). Se si guarda agli under 29 nel Mezzogiorno sono fuori dal percorso lavorativo, formativo e di istruzione il 36,2% dei giovani a fronte del 34,7% del terzo trimestre 2012 (1,344 milioni su 2,564 milioni di neet under 29). 

Nel complesso ci sono quasi 1,2 milioni di neet tra i 30 e i 34 anni di cui 666.000 al Sud. Su 3,755 milioni di neet under 35 complessivi ci sono oltre 1,5 milioni di giovani con bassissima scolarità (fino alla licenza media) mentre 1,8 milioni hanno il diploma di maturità e 437.000 hanno nel cassetto una laurea o un titolo post laurea. Le donne neet sono 2.112.000 mentre gli uomini sono 1.643.000.

FONTE: lastampa.it

sabato 14 dicembre 2013

Nymphomaniac arriva in Italia, il film scandalo sarà distribuito dalla "Good Films" di Lapo Elkann



Il film scandalo "Nymphomaniac" arriverà anche in Italia. La pellicola di Lars Von dopo tante polemiche giunge nel nostro paese e sarà distribuita nelle sale della Penisola grazie alla Good Films, società posseduta per il 30 percento da Lapo Elkann e presieduta dalla sorella Ginevra.  Il film parla delle vicende di una ninfomane interpretata da Charlotte Gainsbourg. Ha subito suscitato scandalo promettendo di sconvolgere gli spettatori come pochi altri film hanno saputo fare in precedenza. All’interno della pellicola, infatti, ci sono alcune scene di sesso esplicito per la cui realizzazione il regista danese si è servito di attori pornografici, i cui genitali sono stati inseriti digitalmente nelle scene girate dagli altri protagonisti della pellicola.
Tra gli altri protagonisti del film ci sono Uma Thurman, Shia LaBeouf, William Dafoe e Christian Slater e nei manifesti promozionali ciascuno di loro è stato rappresentato all’apice di un orgasmo. 

FONTE: leggo.it

venerdì 13 dicembre 2013

Letta: «In Cdm abolizione finanziamento ai partiti entro l'anno, l'ho promesso»



«Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico partiti entro l'anno. L'ho confermato mercoledì. Ora in Cdm manteniamo la promessa». Lo scrive su Twitter il premier Enrico Letta. Un tweet simile è arrivato da Gaetano Quaglierello, ministro per le riforme e dal vice premier Angelino Alfano: «In Cdm abbiamo appena abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Per decreto. Impegno mantenuto!». Matteo Renzi, che si preparava ad annunciare un provvedimento simile domenica a Milano, per il momento non commenta, ma rilancia dal suo profilo Twitter il messaggio di Letta.
In una conferenza stampa Letta spiega: «E' la linea che avevamo indicato dall'inizio, è il programma di governo. Adesso è legge. I cittadini potranno contribuire volontarimanete attraverso il sue per mille». «Quando il governo è nato - prosegue Letta - tra le priorità aveva l'abolizione del finanziamento con una riforma e un nuovo sistema basato sulla volontarietà dei cittadini e indicammo entro fine anno il termine perché la riforma ha una fase transitoria e scavallando l'anno ci sarebbe stato un rinvio».
Nel Dl sullo stop al finanziamento pubblico ai partiti «c'è l'obbligo di certificazione esterna dei bilanci dei partiti. Negli anni scorsi uno dei grandi probemi è statà l'opacità dei bilanci, questo meccanismo molto stringente renderà impossibile che si torni agli scandali degli anni scorsi».

Grillo «Basta con le chiacchere Enrico Letta. Restituisci ora 45 mln di euro di rimborsi elettorali del Pd a iniziare da quelli di luglio». Così Beppe Grillo, in un tweet , commenta il via libera del cdm all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, rilanciando l'hashtag '#bastaunafirmà. «Per rinunciare ai finanziamenti pubblici è sufficiente non prenderli come ha fatto il M5S che ha rinunciato a 42 milioni di euro. Il decreto legge di Letta è l'ennesima presa per il c....» conclude il leader dei Cinque Stelle.

Forza Italia contraria «Il governo Letta la presenta come una conquista, io penso invece che l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti sia un grave errore che inciderà profondamente ed in negativo sulla qualità della nostra democrazia». Lo dichiara il senatore Fi-Pdl Altero Matteoli. Mentre per Sandro Bondi si tratta di un decreto «contra personam», che colpisce, limitando i finanziamenti da parte dei cittadini, Silvio Berlusconi: un intento che Bondi attribuisce anche agli Ncd che oggi «si scoprono improvvisamente moralizzatori della politica».

FONTE: ilmessaggero.it